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Umberto Maria Giardini racconta l’incomunicabilità del nostro tempo in “Olimpo Diverso”

25 anni di carriera costellati di gioielli, di piccole gemme luminose che si sono incastonate nel panorama della musica italiana e dell’indie in particolare: così si può riassumere la discografia di Umberto Maria Giardini e “Olimpo Diverso” si va perfettamente ad inserire in questo percorso: UMG si muove tra folk cantautorale e rock più sperimentale, accarezzando le anime con le sue parole e provando a raccontarci un presente incosciente e privo di pudore, nel quale si è scarnificato il mondo in nome di un progresso che non è detto sia salvifico, anzi.

Umberto dipana lungo le dieci tracce di questo nuovo lavoro un concetto ben nitido: il presente è fatto di individui, la comunicazione è morta, perchè il messaggio che proviamo a passare è ormai privo di significato ma, in tutto ciò, l’inconoscibilità del futuro a cui si può mirare lo rende ancora affascinante e degno di essere amato.

“Olimpo Diverso” è un disco straziante eppure bellissimo, etereo e allo stesso tempo estremamente carnale, in cui UMG non perde mai il suo sguardo estremamente a fuoco e la sua poetica che lo hanno reso cantore unico nel suo genere degli ultimi 25 anni di questa umanità, un’umanità rotta, difettosa eppure, allo stesso tempo, amabile.

La magnificenza di “Frustapopolo”, la liturgica bellezza di “Topazia”, l’irrequieta malinconia di “Pietre nell’accappatoio” sono le ennesime perle che Giardini ci regala, in quella che è l’ennesima prova d’autore magistrale.

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