No Report – The Cure live a Londra – Un’esperienza indimenticabile

La prima delle tre date previste per questo tour dei Cure a Londra si è svolta alla SSE Arena di Wembley, ed era andata sold out in poco tempo più di un anno fa, a dimostrare che i Cure, nonostante gli anni, riescono ancora ad attirare migliaia di fan ai loro concerti.

Il programma dei live previsti, inoltre, fa capire che suoneranno come al solito sulle tre ore, visto che la band spalla iniziava alle sette.

Infatti precisi al minuto, si sono esibiti i Twilight Sad, band che sinceramente non mi ha impressionato affatto. Un mix tra shoegaze ed atmosfere wave, con un cantanto abbastanza anonimo.

Dopo circa quaranta minuti finiscono, e monta l’attesa durante il cambio palco.

Si spengono le luci e la band entra, parte subito un’ovazione. La prima canzone è “Out of This World” dall’album “Bloodflowers”, pezzo ed album a mio parere molto sottovalutati. Il set continua con una serie di hits che negli anni hanno reso famosa la band, infatti si susseguono “Pictures of You”, ”High”, ”Lovesong”, ”Just Like Heaven” e ”A Night Like This”. Il pezzo successivo è “Push”, una canzone molto amata dai fan, per continuare con un altro singolo “In Between Days”. Il tutto viene suonato con la presenza visuale di grandi schermi dietro la band e tantissime luci che ben si abbinano con i testi e le atmosfere musicali create.

Dopo questa carrellata di pezzi da greatest hits, si arriva alla prima perla rara della serata: viene infatti suonata “Three Imaginary Boys”, tratta dal loro primo album. Si continua con “Play For Today” e “Primary”, per poi chiudere il set con “Trust”, “From the Edge of the Deep Green Sea” e “Bloodflowers”.

Finora sono stati suonati 15 pezzi, un set di durata nella media di molti concerti attuali, ma il pubblico sa che può avere di più ed inizia a rumoreggiare. Infatti dopo pochi minuti ritornano sul palco e ricominciano lo spettacolo con “39”. Continuano con un’altra perla, “Burn”, canzone colonna sonora del film cult “Il Corvo”, per poi chiudere con un singolo tanto amato dai goth: “A Forest”.

Dopo pochi minuti ritornano per un altro bis, e suonano un loro pezzo nuovo, che ha visto il debutto proprio durante questo tour: “Step Into the Light” ha le sonorità romantiche e wave tipiche della fine degli anni ottanta dei Cure, ma la vedrei più come bside che inserita in un album. Concludono con “Fascination Street”, “Never Enough” e “Wrong Number”.

Il concerto sta durando tantissimo, e non è finito! Ritornano infatti per l’ultimo bis, dove suonano una lunga serie di singoli: “The Lovecats”, “Lullaby”, “Hot Hot Hot!!!”, “Friday I’m in Love”, “Boys Don’t Cry”, “Close to Me” e la canzone usata per chiudere ogni loro live di questo tour, “Why Can’t I Be You?”.

A questo punto il cantante, frontman e unico membro stabile della band Robert Smith dice al microfono “A quanto pare abbiamo ancora del tempo a disposizione…” e regalano al pubblico due gemme quali “10:15 Saturday Night” e “Killing an Arab”.

Dopo tanti calorosi ringraziamenti al pubblico, la band si ritira e le luci si accendono, ad indicare che questo incredibile live è finito. Da fan potrei dire che mi è dispiaciuto non sentire almeno una canzone del mio album preferito, “Pornography”, e che alcuni pezzi sono stati vocalmente riarrangiati per permettere al cantante di effettuare senza problemi tre ore di fila, ma la cosa non intacca assolutamente il giudizio su un live eseguito in maniera perfetta.

Una band come i Cure la si può solo che ammirare, perchè nonostante lo status da “band storica che ti potrebbe chiedere un casino di soldi per vederli suonare un’ora, tanto per farti dire “io c’ero!””, suona invece con un tale impegno e divertimento, cercando di coinvolgere il pubblico, alla loro età, dopo essersi fatti tutti gli anni Ottanta in balia degli eccessi, è solamente che da ammirare, che vi piacciano le canzoni o meno.

Anzi, molte band, famose o meno, dovrebbero solo che imparare da loro: i Cure, dopo 40 anni di carriera, amano e vogliono suonare il più possibile ogni volta che possono. E lo fanno davvero in maniera impeccabile.

 

Autore dell'articolo: Kalle

Kalle
Musicista, chitarrista e cofondatore dei Mescaline Babies, coi quali ha condiviso alcuni dei più importanti palchi europei. Appassionato di musica, cinema e di qualsiasi forma d'arte. Vive a Londra.