No Interview – Marti Stone: quando il rap è sperimentazione

Marti Stone negli ultimi due anni si è affermata nella scena rap italiana come una delle principali esponenti di qualità, in continua ricerca e sperimentazione artistica e musicale. L’abbiamo intervistata in occasione dell’uscita dei suoi ultimi due singoli, entrambi fortissimi: Niente in comune (feat. Steven Vuitton) e il nuovissimo Click n me.

di Eleonora Montesanti

 

Iniziamo con una domanda “facile”: riusciresti a descrivere la tua musica con tre aggettivi?
Personale, puntigliosa, internazionale.
Ricordi se c’è stato un momento preciso in cui hai capito che il rap avrebbe avuto un ruolo così importante per te, tanto da diventare una professione?
C’è stato un momento in cui ho capito che se volevo farla diventare una professione, dovevo iniziare a trattarla come tale. Da una parte è sempre stato così fin dagli inizi, dall’altra se proprio volessi individuare un periodo direi il favoloso 2014.
Nel testo del tuo singolo feat. Steven Vuitton c’è una frase che dice così: “a quattordici anni non parlavo con mamma / ma solo con la mia chitarra”. La musica per te è un’auto-terapia?
Sì, lo è sempre stata. Spesso sono riuscita a capirmi solo dopo aver scritto tutto in un testo, rileggendolo ed ascoltandolo. A 14 anni però lottavo contro il mondo e di riflesso la persona-cuscinetto è stata mia madre, nonostante la mia follia di quegli anni non mi ha mai fatto mancare il suo amore.


Come è avvenuto il tuo incontro col giovane rapper ivoriano Steven Vuitton?
Inizialmente su Facebook, mi ha fatto i complimenti e mi ha inviato un suo brano, lì ho capito di essere in contatto con un rapper valido che rischiava di restare nell’ombra. Avevamo a disposizione solo 4 giorni, ci siamo incontrati e abbiamo confezionato Niente in Comune.
Nella tua storia personale e artistica ci sono molti luoghi: Lanciano (dove sei cresciuta), Roma, Firenze, Milano. Ce n’è una che, più delle altre, ha lasciato un segno indelebile?
Ognuna di queste città mi ha segnata profondamente, ho passato quegli anni in cerca del mio habitat e nel percorso ho mutato le mie caratteristiche come nell’evoluzione della specie. Milano mi sta dando molto e percepisco Lanciano come un luogo mentale che esiste solo quando torno lì ogni tanto, perché lì tutto è sempre uguale… più o meno.
Cosa rappresenta per te il palcoscenico?
E’ la prova del 9! Il senso di tutta questa messa in scena tra social, immagine, ecc.. Sul palco mi sento libera e il tempo vola! Mi hanno detto che dal vivo sono meglio che su YouTube, menomale… Qualcuno si è meravigliato che riuscissi a stare un’ora sul palco senza problemi, io mi meraviglio di chi non ce la fa! Che senso ha fare musica se sei bravo solo online?
Quali sono le tue influenze musicali più importanti e quanto sono intrinseche nel tuo modo di fare musica?
Da quando ho iniziato ad ascoltare musica mi sono interessata di centinaia di generi, ho vissuto per brevi periodi sottoculture e ambienti diversi tra loro e tutto questo ha l’unico filo logico di rientrare a pieno titolo nella musica che faccio. Mi lascio influenzare piacevolmente e poi traduco tutto nel mio codice.
C’è un numero che appare spesso, quando si parla di te. Il 44. Ti va di raccontare perché ci sei così legata?
44 in inglese si pronuncia “for for”, ma se a Lanciano dici “for for” significa che stai descrivendo qualcosa o qualcuno come “fuori di testa” (for = fuori). Oltre ad essere un modo di dire così diffuso tanto da essere utilizzato anche come intercalare, è una sigla che mi rispecchia. L’ho tatuato sul dito nel 2015 quando uscì 44 Mixtape a coronare l’anno appena trascorso, un anno davvero pazzesco!

Il tuo nuovissimo singolo, Click n me, ha una veste nostalgica nei confronti dell’estetica di un passato molto recente: gli anni zero. Cos’è che ti manca di più del ventennio passato?
Mi manca il contatto con la realtà. Non che prima il mondo andasse a gonfie vele, ma qualcosa è andato irreparabilmente a distruggersi nei rapporti umani. Mi manca fare merenda con mille lire, ma questo va al di là della digitalizzazione… Chi non vorrebbe tornare bambino?

A proposito di nostalgia: hai nostalgia di un’epoca o un periodo storico in cui non hai mai vissuto?
Domanda spettacolare! Ho vissuto per anni con questo peso nel cuore, avrei voluto avere 10 anni in più per assaporare meglio i mitici anni ’90. Ora come ora invece no, crescendo ho capito che non conta molto alla fine… Questa è un’era pazzesca, avrò qualcosa da raccontare se diventerò vecchia.


Se ti dico futuro, cosa rispondi?
Potrebbe finire da un momento all’altro, è proprio così che me la vivo. O almeno ci provo. Nel caso in cui dovesse proseguire ti dico che dopo l’estate uscirà il mio nuovo album e che lo porteremo a Los Angeles. L’Italia è ancora troppo ostile e becera per captare determinate sfumature, all’estero sto già ricevendo un calore inaspettato dalle scene musicali con cui sto collaborando.

Ti va di darci qualche piccola anticipazione sul tuo disco?
Prodotto quasi interamente da me, suonato, fuori dalle righe. Faccio davvero quello che mi pare.

 

Autore dell'articolo: Eleonora Montesanti

Eleonora Montesanti
Nasce nel 1988 e rinasce il giorno in cui si imbatte, per caso, in un concerto degli Afterhours. Ci mette poco a capire che la musica è la sua vita: dopo la laurea in lingue e letterature straniere, Eleonora inizia a scrivere di musica per gioco e, da allora, sono passati 5 anni. L'altra sua passione, infinita e vitale, sono i cani.