No Report – Afterhours a Torino: distorsioni e atmosfera noise

Gli Afterhours sono animali da palcoscenico energici ed instancabili che proprio non riescono a fare a meno del palco. Così stanno portando in giro nei club italiani, a distanza di pochi mesi dal primo tour, il loro doloroso “Folfiri o Folfox”. Noi abbiamo seguito la loro tappa torinese al Teatro della Concordia di Venaria, data che se non ha conquistato il sold out in prevendita lo ha fatto pochi minuti prima del live.

La recente e chiacchieratissima esperienza televisiva di Manuel ad X Factor non è stata solo fuffa, infatti è Andrea Biagioni, suo talent-uoso adepto, ad aprire il live. La differenza tra il tour estivo e questo si sente già da subito. L’atmosfera è cambiata: è cupa, rumorosa, intima ma esplosiva. Il live si divide sostanzialmente in due parti, una dedicata all’ultimo album e l’altra ai vecchi brani. Un cantato lieve accompagnato da luci viola ci introduce nel mondo di “Folfiri o Folfox” con “Né pani né pesci”. Già da subito notiamo le pose plastiche irresistibili di Xabier, il violino di Rodrigo che si fa cattivo e i giochi sapienti di distorsioni di Stefano Pilia. Via così quasi tutti i brani del disco che suona sporco, rumoroso, psichedelico, virtuoso. Spezzano la catena degli ultimi pezzi quelli passati come “Ballata per la mia piccola iena”, “La sottile linea bianca”, e poi un paio tratti da “Padania” come “Costruire per distruggere” e “La tempesta è in arrivo”.

Molti pezzi risultano camaleontici, iniziano in sordina per poi esplodere in un’atmosfera noise vecchio stampo. Sono le luci e gli effetti scenici ad accentuare il mood del live, nonché le performance dei componenti. Possiamo dire che sul palco c’erano sette prime donne, ognuna con il suo estro artistico e il suo talento, che però non si scontrano tra loro ma si amalgamano esaltandosi a vicenda. Spicca la versione electro-drone ma allo stesso tempo tribale di “San Miguel” tra bordoni, effetti ipnotici di luci e il coro del gruppo.

Una lunga e buia pausa segna la fine della prima parte, da questo momento in poi ci aspetta un amarcord musicale della band milanese. È infatti “Male di miele” a riportare gli Afterhours sul palco accompagnati dagli immancabili cori del pubblico. Mentre chiude questa seconda fase “Bye bye Bombay”, che ci fa credere che il tutto sia finito.

Di nuovo il buio, rotto dopo qualche minuto dal violino di “Ophryx” che ci introduce in “Padania” e poi in una ruvida ed esplosiva “Vedova bianca” dove domina la batteria e il tempo scandito dal battito delle mani del pubblico. Poi le luci e il palco sono tutti per Manuel che esegue alle tastiere “Ci sono molti modi”.

Siamo davvero convinti di poterci rivestire ed andare a casa quando il palco si svuota. Ma no, c’è ancora un terzo encore. Sul palco solo Manuel, Rodrigo e Andrea Biagioni ci presentano un blues melodico, è “ State Trooper” di Bruce Springsteen. “Quello che non c’è” sembra essere diventato “Quello che c’è”, non sappiamo se sia un nostro misunderstanding o l’evoluzione della realtà che ci manda a casa con un input positivo.

 

Federica Monello

 

Autore dell'articolo: Federica Monello

Allegra. Chiacchierona. Amante della musica. Appassionata di scrittura e cultura. Ballerina mancata che si rifà ad ogni party scatenandosi al ritmo di rock, reggae ed elettronica. Laureata in Lettere Moderne a Catania adesso studia Comunicazione e Cultura dei Media a Torino. Osserva, ascolta e rielabora tutto ciò che succede intorno a lei per raccontarlo.