Alex Munzone trasforma in sinfonia la vita di Ettore Majorana – [Intervista]

“Majorana – Sinfonia n.2 per corpi evanescenti” è il nuovo progetto musicale di Alex Munzone, artista catanese con un passato nella formazione “Diane and the Shell”. Un’opera sinfonica suddivisa in 5 movimenti che descrivono, in fasi cronologiche coerenti, la vita e poi la misteriosa scomparsa del grande fisico italiano.

 

Intervista a cura di Egle Taccia

 

“Majorana – Sinfonia n. 2 per corpi evanescenti” è il tuo nuovo lavoro. Cosa ti ha spinto verso la composizione di questa opera sinfonica?

L’amore per la Sinfonia e in generale per la musica e la composizione Classica, soprattutto Ottocentesca, fino alle rivoluzioni di Stravinskij, Schönberg e Stockhausen. Affermo, senza alcun timore, che tutta la “musica” odierna (principalmente dal 1980 in poi) mossasi parallelamente al coraggio e alle sperimentazioni di alcuni compositori “Classici”, è solo una floscia deviazione, fondamentalmente anacronistica, delle invenzioni scintillanti del passato. Dalla musica Rock, Psichedelica al Pop, fino ai prodotti avariati in lattine al mercurio dell’attuale industria della musica. Ormai possiamo tranquillamente affermare che i tre filoni principali delle correnti del 1900, Rock, Psichedelica e Pop, sono stati inventati, trascritti almeno dal 1500 in poi. Io personalmente vedo nella figura di Bach l’inventore della musica Psichedelica, in Mozart l’inventore della musica Pop e in Beethoven l’inventore della musica Rock. Eventualmente porrei Richard Wagner all’apice dello sperimentalismo orchestrale, basti ascoltare “I funerali di Sigfrido” per capire come avesse inventato “Il silenzio” in musica circa 90 anni prima di John Cage.

Cosa ti ha affascinato di questa illustre figura, tanto da spingerti a dedicarle un’opera?

Il coraggio di scoprire, di realizzare un percorso personale, di avere una visione unica della realtà e delle condizioni intrinseche del vissuto dell’uomo e dell’universo. Soprattutto sono profondamente convinto, ma questa è ovviamente un’idea personale, che avendo capito cosa sia la vita l’abbia alla fine trascesa. Ho sempre ammirato la sua tenacia e la capacità di non piegarsi alle stupide critiche che spesso riceveva.

Che tipo di ricerche hai fatto prima di comporre la sinfonia?

Ho studiato alcuni passi della sua biografia, cercando di relazionarmi empaticamente con gli attimi che hanno contraddistinto i fatti più importanti del suo vissuto. Ho letto le sue scoperte e le sue teorie provando a relazionare la sua visione del mondo con la mia. Trovo interessante la mia scelta d’aver intrapreso uno stile compositivo che utilizzi dei mezzi che definisco “preipertecnologici”, cioè programmi e software basici di scrittura della partitura. L’effetto definitivo del suono delle mie sinfonie è tra l’opera seria e i primi video giochi usciti negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70. Non che io sia un amante dei video giochi, anzi li trovo profondamente noiosi, ma le composizioni di alcuni videogame sono assolutamente ammirabili.

Come hai voluto rappresentare Catania nel primo movimento, città dove Majorana nacque e dove tutto iniziò?

Attraverso la conoscenza della potenza dell’Etna, la melanconia dei colori delle sue architetture Tardo Barocche e la ferocia del suo carattere bipolare. Città accogliente che sa opprimerti.

 

Anche tu sei di Catania. Come rappresenteresti in musica la nostra città oggi?

Esattamente come già fatto nel “Primo movimento” del mio nuovo album, quando scrissi lo spartito pensavo a Majorana, ma soprattutto a Catania nel passato e a com’è oggi. Togliendo gli stupri urbanistici a cui è stata sottoposta e il vandalismo di gente che non sa cosa sia vivere in un contesto sociale, la bellezza della città rimane intatta. Io sono convinto che Catania sia, al Sud, la massima espressione di decadentismo culturale, ed è il tessuto espressivo conforme alle mie ispirazioni. La cultura, dopo gli attacchi subiti soprattutto negli ultimi due anni, ripartirà da un nuovo decadentismo, quindi da una visione individuale antitetica ed estetica alla visione omologante della super borghesia che oggi è rappresentata dall’escrescenza capitalista espressa per esempio dalle Big Pharma e dalle Big Tech e da un melting pot culturale imposto, quindi non spontaneo e lento come avvenuto in secoli passati, non voluto né tanto meno ricercato. Il nuovo decadentismo vedrà finalmente l’acquisizione, da parte dell’individuo, di una diversa consapevolezza in merito all’universo. Quindi individualisti come Giove, Marte, ma inseriti nello stesso tessuto spazio-temporale e quantico con proprietà che hanno permesso la vita sulla Terra. Un nuovo paradigma, una visione “dell’Io” e del “Super-Io” che riguarda l’universo per come è, cioè Dandy. Io definirei il nuovo percorso culturale “Embrionismo”, l’embrionale svuotamento “dell’Io massa” a favore “dell’Io universo”, è essenzialmente un percorso antico, quasi primitivo quando la musica, per esempio, era uno strumento per collegare l’uomo, la terra al tutto.

La tua narrazione musicale prosegue con “Gli studi”. Che tipo di suggestioni hai voluto imprimere a questa traccia?

La passione dell’approfondimento, della lettura e delle visioni personali. Facendo le dovute proporzioni e un distinguo ai diversi ambiti descritti, è stato ovviamente impossibile raccontare tutto ciò scindendo le passioni di Majorana dalle mie. Ogni racconto “dell’altro” è una lettura di se stessi.

Ne “I ragazzi di Via Panisperna” hai voluto rappresentare in qualche modo la socialità, il confronto tra scienziati, ma anche i luoghi, con dei suoni che sembrano provenire dalla vita quotidiana. Come mai questa scelta?

Perché la vita in Via Panisperna fu caratterizzata da un susseguirsi di atti eccezionali introdotti nella più semplice quotidianità. Quando parlavo di Pianeti individualisti, ma interconnessi intendevo dire proprio questo, ciò che è “eccezionale” è quasi sempre semplice, quotidiano.

 

Sono molto curiosa di sapere dove hai rintracciato i suoni per la traccia “Le scoperte”.

È un assemblaggio di suoni diversificati che provengono dal sito ufficiale della Nasa e che sono di pubblico dominio. La Nasa è riuscita a rintracciare le onde sonore attraverso l’utilizzo dell’antenna al “Plasma Wave” captando vibrazioni che vanno da 20-20.000 Hertz. Sono quindi particelle elettromagnetiche attive che si scontrano con il circuito del vento solare, ionosfera e magnetosfera che orbitano attorno al pianeta riferito. Quindi nella traccia si innescano i violoncelli, che rappresentano simbolicamente Majorana, con i parametri relativi alle sue scoperte sulla micro e macro realtà.

 

Che idea ti sei fatto sulla scomparsa di Ettore Majorana?

Come già detto, ha trasceso la vita, avendola ben capita.

Domanda Nonsense: Se fossi uno scienziato, cosa ti piacerebbe inventare?

Se fossi uno scienziato, la formula esatta che dimostrasse il nulla, ma se fossi uno stilista ridisegnerei per me un gilet di Odilon Redon e alcuni fazzolettini da taschino di Gabriele D’Annunzio.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!