Hitchcock

Alfred e François, un amabile dialogo sulla settima arte [Libro]

Il periodo di isolamento forzato si è dimostrato occasione per riscoprire alcuni classici assolutamente meritevoli di comparire in una rubrica come “No Book”, dove attingiamo liberamente al passato per riscoprire alcune importanti opere, soprattutto quelle che trattano di musica ed arte in generale.

In questa puntata, Nonsense dedica meritato spazio ad un testo epocale per il mondo della settima arte: “Il cinema secondo Hitchcock”, un massiccio volume di 316 pagine splendidamente edito da Il Saggiatore, che racchiude alcune delle pagine più interessanti e divertenti mai scritte sull’argomento.

Il testo raccoglie in sedici capitoli le interviste ad Alfred Hitchcock a cura di François Truffaut, qui presente non come regista ma come critico e giornalista per la celebre rivista Cahiers du Cinéma: il lungo rapporto di conoscenza e cordiale amicizia fra i due, durato oltre un ventennio fino alla morte del maestro del brivido, ha consentito a Truffaut di stabilire un lungo ed interessantissimo dialogo con Hitchcock.

Personaggio in realtà schivo e riservato, nonostante i tanti camei personali nelle sue opere e le divertenti apparizioni nell’introduzione ad ogni episodio delle serie televisive da lui prodotte, Hitchcock in questa lunga intervista/documentario con Truffaut si mette completamente a nudo per quanto riguarda la propria storia personale ed artistica.

Dopo una parte iniziale dedicata alla sua giovinezza e al coronamento del sogno cinematografico, con le prime opere realizzate  negli anni ’20 nella natia Inghilterra, il maestro inizia una divertente ed onesta disamina sulle proprie opere e sul mondo del cinema in generale. Hitchcock ci racconta delle sue origini cattoliche, dell’educazione gesuita e di una morale che in qualche modo ha contribuito a plasmare la sua particolare visione cinematografica in un contesto dall’etica ben diversa rispetto alla sua.

Fortemente interessato all’aspetto tecnico del cinema per via dei suoi studi ingegneristici, Hitchcock esplora nel corso della sua carriera i più diversi espedienti a livello di scenografia ed inquadratura, realizzando effetti speciali non tanto nella concezione attuale del termine, quanto dal punto di vista emotivo: il suo cinema, gli espedienti tecnici e gli azzardi spesso realizzati con costi elevati nascono dal desiderio di suscitare forti emozioni nel suo pubblico.

Sir Alfred e monsieur François analizzano l’opera hitchcockiana film per film, analizzandone pregi e mettendone a nudo eventuali limiti e difetti emersi col senno di poi – Hitchcock si mostra molto critico e perfezionista, non lesinando rimproveri e rimpianti su molti dei suoi lavori – ma non solo.

Il  testo è un vero e proprio compendio sulla storia degli anni di maggiore sviluppo del cinema: nel lungo periodo di attività durato dagli anni ’20 alla fine degli anni ’70 del XX secolo, Hitchcock è uno di quei pochi registi che ha avuto l’onore e l’onere di affrontare sfide tecnologiche come l’introduzione del sonoro, del colore, lo sviluppo di nuovi generi cinematografici, l’evoluzione tecnica delle strumentazioni a disposizione, degli stili attoriali, ecc…

Ogni decennio ed innovazione hanno portato la necessità di riconfrontarsi con i gusti del pubblico, l’evoluzione dello star system hollywoodiano (egli fu anche uno dei principali azionisti della Universal): la conversazione fra i due geni del cinema mondiale dà quindi vita a riflessioni importanti su ogni aspetto riguardante la costruzione di un film, dalla tecnica alle questioni più legate al business, ma l’aspetto sicuramente più coinvolgente è il dialogo aperto fra due culture completamente diverse, quella europea e quella americana, e ai modi completamente diversi in cui esse riescono ad esprimersi in ambito cinematografico.

Opera ricca di contenuti tecnici, aneddoti ed umorismo, “Il cinema secondo Hitchcock” è a buon titolo ritenuto all’unanimità uno dei testi più importanti sul mondo della settima arte. Un testo semplicemente unico, in cui il tono leggero e la complicità dei due protagonisti ci consente di avere una visione a 360° di tutto ciò che sta dietro ad un film ed alla visione di due dei più grandi maestri del secolo scorso.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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