Carmelo Pipitone indaga il nostro lato oscuro nel nuovo “Segreto Pubblico” [Intervista]

“SEGRETO PUBBLICO” è il secondo album da solista di CARMELO PIPITONE, chitarrista e co-fondatore del gruppo Marta sui Tubi e membro delle band O.R.K. e Dunk, che vede nuovamente la produzione artistica di Lorenzo Esposito Fornasari, già al lavoro al fianco di Carmelo Pipitone nel precedente “Cornucopia”. L’album indaga sul nostro lato oscuro, che tutti conosciamo bene, ma che non sempre riusciamo a tenere a bada.

Intervista a cura di Egle Taccia

Iniziamo parlando del titolo, come mai hai scelto di chiamarlo “Segreto Pubblico”?

 

Ho scelto di chiamarlo “Segreto Pubblico” perché in realtà dietro questo ossimoro si nasconde quello che siamo noi. Tutti abbiamo una parte oscura che non raccontiamo a nessuno, ma è quella che tutti sanno di avere, quindi sostanzialmente non è un segreto, è una cosa che veramente conosciamo tutti. Tutti sappiamo di essere stronzi, tutti sappiamo che certe volte vorremmo rispondere male a una persona, ma in realtà sorridiamo per il quieto vivere; poi ovviamente c’è l’eccesso, quando questa parte oscura inizia a prevalere un po’ troppo e inizia ad essere un po’ troppo palese succedono anche cose cattive. Dentro di noi a quanto pare si nasconde un mostro che fortunatamente la maggior parte di noi riesce a sedare in qualche maniera.

Cosa ti ha spinto ad indagare il lato più buio e fragile della nostra anima?

 

Credo sia una cosa che capita un po’ a tutti, pensi “cavolo se qui avessi perso la testa chissà che cosa sarebbe successo” oppure potresti anche pensare “se qui avessi mantenuto la calma magari sarebbe stata tutta un’altra cosa”. È quello che mi spinge a capire come poter controllare questo Mr. Hyde.

Chi sono i personaggi che incontriamo nel disco?

I personaggi non esistono a parte “Gabriè” che è una deviazione di percorso che ho voluto inglobare nel disco, è un mio amico che non c’è più e volevo rendergli omaggio con una canzone. Tutto il resto è un po’ un viaggio nella mente di uno psicopatico, uno di quelli che il lato oscuro non l’hanno saputo tenere a bada.

In alcuni brani utilizzi il siciliano. La scelta è dovuta alla sua musicalità o alla forza che la nostra lingua riesce ad esprimere?

Tu sai benissimo che vengo da lì, non proprio da dove vieni tu, ma arrivo dalla Sicilia, quindi questo lato, nonostante i miei vent’anni qui a Bologna, non riesco a cancellarlo, fortunatamente. Come vedi anche l’accento un po’ rimane sempre, incontri un vecchio amico ed in un attimo inizi a parlare con la cadenza pesantissima. Io mi porto dentro la mia terra ed in qualsiasi cosa io faccia ovviamente ce n’è sempre un pezzettino. Mi piace anche la musicalità della lingua siciliana e mi piace anche farla entrare in contesti che non c’entrano niente, ad esempio “Gabriè” è un pezzo che potrebbe sembrare tutto tranne che una base per un cantato classico siciliano, sai la classica canzone seppur figa ma molto popolare, ha dei suoni decisamente più internazionali ed ho scoperto che la nostra lingua è veramente una grande potenza, anche perché alcuni termini non si possono nemmeno tradurre, se lo fai, come per tutte le altre lingue, perdi un po’ il senso.

Anche questo album è prodotto da Lorenzo Esposito Fornasari. Che tipo di suono avete cercato per accompagnare i brani e quanto della vostra esperienza sui palchi di tutto il mondo è finita dentro questo disco?

Il modo di concepire la musica dev’essere a 360 gradi altrimenti ti fermi nel tuo piccolo microcosmo e non ne esci più. La bellezza e la fortuna di avere avuto personalmente delle esperienze con band internazionali è proprio questa, che puoi portare nelle tue cose quello che hai compreso ed imparato in quelle esperienze. Il disco è prodotto da Lorenzo Esposito Fornasari e non è un caso, anche il primo disco lo era, ci siamo trovati sempre bene, lui è anche il cantante degli O.r.k. e mi ricordo che quando gli chiesi se gli andasse di produrre “Cornucopia”, lui accettò immediatamente e disse “figata, facciamo quello che ci pare e piace però non voglio fare una cosa italiana” e io gli risposi che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda.

La pandemia, le chiusure, sono state per te fonte di ispirazione e creatività oppure le hai vissute come un momento di riflessione?

Più la seconda che hai detto, nel senso che comunque abbiamo chiuso dei pezzi per gli O.r.k., che vedranno la luce si spera nel 2021, sfruttando il periodo un po’ morto per portarci avanti col lavoro, ma il periodo per me è stato di riflessione, anche perché “Segreto Pubblico” era stato chiuso e impacchettato a gennaio 2020, proprio alle porte di quello che poi sarebbe successo un mesetto dopo con la pandemia. In questo periodo sono stato sostanzialmente a casa ad analizzare una serie di cose, a mettere in discussione anche quelle che pensavi fossero delle certezze nella tua vita. E’ stato un momento veramente duro, in un periodo in particolare mi ricordo che avevo anche perso la voglia di dedicarmi a quello che mi è sempre venuto spontaneo, che è suonare, la musica.

Come immagini il futuro della musica dopo questa crisi profonda?

Spero che ci sia veramente una presa di coscienza un po’ da parte di tutti, ma da quello che capisco siamo un popolo che non impara mai niente, quindi una volta finito tutto dimenticheremo e finirà lì, come una specie di brutto ricordo alcuni lo cancelleranno per sempre dalla propria mente. Io invece voglio fare quello che ha compreso la gravità di ciò che la pandemia ci ha tolto e quindi quando finirà tutto spero che la musica sia migliore di prima.

Domanda Nonsense: Giocoliere o sputafuoco?

Sputafuoco, mi piace l’immagine di un uomo barbuto che ingoia dell’alcol e subito dopo accende un accendino e dà fuoco a qualcosa.

Disponibile su YouTube l’esclusiva session live di presentazione dell’album in studio, in cui Carmelo Pipitone realizza i singoli “Gabriè” e “Le mani di Rodolfo”, che hanno anticipato l’album, in un’inedita versione acustica.

Link alla presentazione live di “Segreto Pubblico”:

https://www.youtube.com/watch?v=X2dLbugWZeg&feature=youtu.be

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!