“Circensi” è il nuovo album di Dileo [No New]

“Circensi” è il secondo lavoro discografico di Dileo, che dopo il minimalismo del primo album “La nuova stagione” ci immerge in un mondo ricco di fascinazioni sonore, pur mantenendo vivo il suo approccio essenziale e mai barocco, come fosse un manifesto, un modo di osservare la vita e fotografarne gli episodi più significativi.

Intervista a cura di Egle Taccia

 

“Circensi” è il tuo secondo lavoro. Cosa lo ha ispirato?

È un album nato dopo un periodo di “saturazione”. Avevo passato l’anno precedente alla sua scrittura in giro a suonare e ad ascoltare molta musica nel resto del tempo. Quando mi sono “fermato” mi sono dedicato con più calma ad altre forme artistiche, in primis il cinema. Credo molte immagini arrivino proprio da fascinazioni e suggerimenti giunti proprio da questo canale d’espressione.

 

I suoni dell’album sono molto ricchi ed eleganti. Che tipo di arrangiamenti hai pensato per i brani?

Ho scritto tutti i brani in assoluta essenzialità, al piano o alla chitarra acustica, per quelli che sono gli ambienti nei quali poi li ho immersi, mi sono lasciato guidare dalle immagini che ogni brano mi suggeriva, cercando di utilizzare solo strumenti acustici ma applicando loro il “concetto dell’elettronica”, in una sorta di composizione a strati. Ovviamente preziosissimi sono stati i musicisti che hanno collaborato con me a questo lavoro, i loro linguaggi sono stati calzanti e sorprendenti allo stesso tempo.

 

Il tema del ricordo è centrale nell’album. Che rapporto hai col passato?
Quando ho cominciato a scrivere i brani di questo album ho capito che stavo raccontando del mio far pace col passato più che del passato in senso stretto. Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa scoprirsi in grado di “perdonare e perdonarsi”. Mi sono sentito bene, per questo c’ho tenuto così tanto a parlarne.

 

Nel brano “Circensi” parli del rimanere in equilibrio di fronte alle difficoltà. Qual è il tuo segreto per riuscirci?
Non ho idea se ci riesco o meno, ci provo sicuramente, un po’ come tutti credo. Ognuno ha il suo approccio strettamente personale in questo ambito, non credo ci sia metodo ma solo esperienza diretta. Ovviamente in questo album ho raccontato un po’ della mia, se qualcuno ci si rivede è perché in fondo nessuno di noi è “unico” in senso stretto, le trame delle nostre vite spesso si somigliano più di quanto immaginiamo.

 

Il brano ha in sé un batticuore musicale, creato dagli strumenti. Cosa volevi trasmettere all’ascoltatore con questo artificio?
Mi piaceva l’idea di creare un forte crescendo emotivo in quel punto del brano, in netto contrasto col fatto che la voce restasse lì dov’era fino a un attimo prima, impassibile, in una sorta di calma apparente al centro di una tempesta. Forse a questa immagine non avevo mai pensato in questi termini prima di descrivertela ma credo sia andata proprio così.

 

Cosa ti ha causato quel batticuore nella realtà?
Quello che in realtà succede a molti quando si decide di provare a vivere senza troppe remore. Mi piace definirlo un “lanciarsi senza paracadute”. Si rischia di rompersi molte ossa nell’impatto al suolo, ma quelle che restano intere sono le uniche su cui far affidamento sempre, credo non ci sia altro modo per conoscersi più a fondo.

 

Domanda Nonsense: Qual è il panorama più bello che hai visto?
Era fine autunno di un bel po’ di tempo fa ed ero sul Piano delle Cinque Miglia (Abruzzo). L’ho lasciato la sera, prima di andare a dormire, vestito di un giallo/verde timido, mi sono svegliato al mattino e l’ho ritrovato innevato, vestito di quel bianco/grigio (e quel profumo) che ancora ricordo come fosse ieri. È questo, senza alcun dubbio.

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!