Darma e le sue vertigini sentimentali [No New]

“Vertigine” è l’album d’esordio di Darma uscito lo scorso 8 aprile per l’etichetta Brutture Moderne.

Darma definisce la sua musica “pop romantico” e in effetti ascoltando i brani si ha la sensazione di essere catapultati in un’altra epoca, dove i sentimenti sono i veri protagonisti. Affiancata da Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat) alla produzione, i due hanno deciso di lavorare insieme alle canzoni di “Vertigine” musicando testi che parlano di sentimenti, di persone incontrate, di rotture improvvise, di frammenti di vita realmente vissuti. Testi che prediligono l’autenticità, il dispiegarsi semplice di emozioni e sensazioni, spesso sul filo di una strisciante autoironia.

Intervista a cura di Egle Taccia

 

“Vertigine” è il tuo album d’esordio. Come mai hai scelto questo titolo?

Non ho mai sofferto di vertigini, amavo guardare i panorami dall’alto, vivevo al quarto piano e mi ricordo che ammiravo il mare da lontano dal mio balcone. Da piccola mi vantavo di non aver paura del vuoto, di buttarmi a capofitto nelle novità anche quando non c’erano certezze, di sperimentare insomma, poi da grande le cose sono un po’ cambiate, la “Vertigine” ha iniziato a farsi sentire nelle scelte della vita, nelle relazioni quando non funzionavano, mi sembrava un titolo appropriato al mio disco, una metafora che rispecchiasse una sensazione che ricorre in molti brani.

Da cosa deriva il tuo nome d’arte?

La casa in cui attualmente vivo era l’albergo di mia nonna negli anni ’60 e si chiamava proprio Hotel Darma. Io sono molto legata ai miei avi, al mio passato, mi commuovo sempre ogni volta che guardo le vecchie foto di famiglia, poi Darma è anche la tigre di Sandokan, nel romanzo di Salgari. La tigre è un animale che mi dà sicurezza, è il mio amuleto, è la forza di non arrendersi.

Di cosa ci parli in questo album?

Se dovessi dire una parola che racchiude tutto lo spirito del disco direi “libertà”. Mi viene in mente ora nel brano “Le mie canzoni” (la traccia n.4 del disco) in cui nel ritornello dico “Libertà di essere me…” e anche “Dentro me” (la traccia n.1) in cui parlo della libertà di essere anche lunatici e imprevedibili e di non avere paura di mostrarsi come si è. Sono sempre stata un’irrequieta, chi mi conosce dice che non ho mai pace ed effettivamente è così. Per il tipo di carattere che ho non ce l’avrei fatta a fare un disco che non riflettesse questo stato d’animo in modo autentico e autobiografico, per questo dico che questo disco parla molto al femminile e parla di sentimenti, delle mie emozioni, perché è questo che so fare quando compongo.

Qual è questo vuoto che ci fa tanto paura?

Ogni fase della vita secondo me è diversa, le paure cambiano, non sono mai sempre le stesse, il vuoto esemplifica la mancanza di certezze, il timore di non sapere dove si sta andando, la paura di fare delle scelte importanti quando non si hanno appigli. Ora come ora mi vengono solo immagini apocalittiche che riguardano la situazione attuale nel nostro Paese, credo che la paura in questo momento sia legata al non sapere bene come affrontare la realtà di questa pandemia.

Come definiresti le sonorità del disco?

È una bella domanda! Francesco Giampaoli ha cercato di dare al disco la sua impronta, passando dalle sonorità dei Velvet Underground, Talking Heads, Paolo Conte, e ha cercato di avvicinarsi ai miei gusti forse un po’ più pop, quindi non poteva che nascere qualcosa di nuovo. Siamo andati a esplorare un sound che di sicuro io non avevo mai esplorato.

Come ti sei trovata a lavorare con lui?

Io e Francesco Giampaoli ci conoscevamo già, anche se veniamo da due mondi musicali diversi. Quando sono andata in studio la prima volta e mi sono seduta al piano per fargli ascoltare le mie canzoni non sapevamo ancora che strada avrebbero preso i brani e quindi diciamo che ci siamo fidati l’uno dell’altra in questo lavoro. Francesco ha rimescolato i suoi gusti musicali, mi ha ascoltata molto durante l’arrangiamento ed è stato bravo ad ascoltare tutte le cose che suggerivo e a placarmi quando, come al solito, diventavo logorroica. Insomma, sì, mi sono trovata bene!

Com’è nata la collaborazione con Moder?

Moder è davvero un rapper che mi piace, ha una scrittura efficace e originale, collaborava già con Francesco Giampaoli e quindi un giorno gli ho scritto chiedendogli di ascoltare “Vertigine” (il pezzo su cui avrebbe dovuto fare una feat) e dopo aver ascoltato la traccia ha detto: ” Spacca!”. Così è nata la collaborazione. Quando ho ascoltato le strofe che aveva scritto mi sono subito piaciute, le ho sentite subito anche mie, un po’ come se mi conoscesse già e sapesse cosa sentissi… le magie a volte accadono!

Domanda Nonsense: Cosa non può mancare mai nella tua valigia?

Il costume! (sorrido) Sono molto legata al mare, mi manca da morire ora non poterci andare anche solo a passeggiare, visto che vivo a 5 minuti dalla spiaggia.  Mi piacerebbe vivere in un posto dove si possa stare in costume e a piedi nudi tutto l’anno… senza sole non vivo!

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!