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Davide Ferrario – Tra l’elettronica (sua più grande passione) e i palchi di tutta Italia con Max Pezzali

Davide Ferrario è noto ai più per essere stato chitarrista (ma non solo) di grandissimi artisti del calibro di Franco Battiato, Max Pezzali e Syria, per citarne alcuni, ma non tutti sanno che la sua vera passione è la musica elettronica, con la quale ha attirato l’attenzione anche al di fuori del nostro Paese. Sta lavorando al suo prossimo album, che vedrà interessanti collaborazioni e probabilmente verrà pubblicato nei prossimi mesi.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua storia di chitarrista, ma soprattutto per saperne di più sulla sua carriera da producer e sul nuovo album in uscita che attendiamo con molta curiosità.

Intervista a cura di Egle Taccia

Il tuo percorso musicale inizia quasi come la trama di un film. Avevi una band e all’improvviso ti trovi a suonare col grande Franco Battiato. Che ricordi hai di quegli anni?

Non molti, a dire il vero.
Avevamo cambiato decine di formazioni, di cui sostanzialmente ero rimasto l’unico membro costante, oltre ad essere quello che scriveva i pezzi e che li cantava. Non abbiamo mai riscosso molto successo e non abbiamo mai avuto una vera e propria attività live. Sono sempre stato lontano dall’essere pop e tutte le volte che ho provato a farlo mi sono fatto malissimo.
Ad uno dei pochi concerti venne Raffaele Stefani, fonico, all’epoca assistente di studio di Pino Pischetola. Mi chiese un demo e qualche giorno dopo mi chiamò dicendomi che Battiato cercava una band per incidere alcuni interventi all’interno del suo nuovo disco. Si trattava di X Stratagemmi, esperienza che diede il via alla mia carriera di musicista al servizio di altri.
Ogni tanto nel telefono mi capita, per caso, di riascoltare i pezzi che scrivevo e mi sembra quasi di non averli mai scritti.
Esiste un Davide di prima e un Davide di oggi; queste due entità dialogano molto poco.

Lavorare insieme ad un genio assoluto della musica, innovatore in moltissimi campi, deve averti influenzato parecchio. Cosa ti ha impressionato di più nel modo di lavorare e comporre del grande Battiato?

Precisando che non ho mai partecipato alla composizione dei brani, a questa domanda che mi si pone in ogni intervista rispondo sempre nello stesso modo: lavorare con grandi artisti ti insegna a trasformare le emozioni in una professione. E’ il processo, più di tutto, ad essere importante. Le emozioni, se non tradotte, non servono a nulla. Questa è la capacità che più invidio a chi riesce a scrivere musica di una certa importanza.
Gestire il cambiamento nel tempo, per esempio, è difficilissimo. Sono in pochi a riuscirci.
Battiato era certamente uno di questi.

In questi ultimi mesi abbiamo assistito a tantissimi tributi al Maestro, eppure, nonostante tu abbia passato tanti anni al suo fianco, spesso non sei stato coinvolto. Come te lo spieghi?

Non me lo spiego.
Forse per spiegarmelo dovrei andare ad analizzare i rapporti personali che sono intercorsi nel tempo tra me e chi si occupa di queste operazioni, ma non credo sia questa la sede. Diciamo che ho sempre avuto poca capacità di vendita di me stesso, ho sempre parlato poco e lavorato molto. Altri hanno atteggiamenti opposti e ottengono risultati decisamente più altisonanti. Va detto, però, che la questione non mi turba. Non ho problemi a partecipare ad iniziative, ma non mi dispero quando non mi chiamano. Credo di aver dimostrato in più sedi il mio livello di gratitudine nei suoi confronti. Tant’è.

Subito dopo ti sei imbattuto in Max Pezzali e sei diventato insostituibile per lui, tanto da ricevere grandissime lodi ad ogni suo concerto. In che modo sei riuscito a confrontarti con due personalità così lontane tra loro eppure così geniali e innovatrici nel loro percorso artistico?

Premetto che non credo di essere insostituibile. Nella musica, per lo meno negli ambiti che si possono frequentare in Italia, sono pochissimi ad esserlo. Cerco di svolgere il mio lavoro al meglio, questo sì. Molto del lavoro avviene giù dal palco. Il mio ruolo, oltre al cercare di dare un contributo artistico, include tutta una serie di aspetti tecnici in cui mi trovo particolarmente a mio agio.
Come rispondevo prima, personalità che all’utente finale appaiono distanti per genere musicale o per attitudine, spesso hanno molte più cose in comune di quanto si possa pensare.
Con Max mi trovo benissimo. Voglio bene a lui e al progetto e cerco, con il mio piccolo contributo, di fare in modo che tutto funzioni sempre meglio. Credo se lo meriti lui come certamente se lo merita il suo pubblico.

In questo periodo con Max state vivendo un momento di grazia, in cui sta ricevendo la strameritata consacrazione per tanti anni di carriera, suonando sui palchi più importanti d’Italia con un successo di pubblico a dir poco strepitoso. Come vivi questo momento, che è anche un tuo successo personale visto che hai da anni un ruolo fondamentale nella sua musica e nei suoi live?

Cerco di arrivare ai concerti il più preparato possibile, sia musicalmente che tecnicamente. Lo scopo è di salire sul palco e non avere pensieri, cercando di godersi quanto arriva dal pubblico, che è tantissimo.
E’ una gioia lasciarsi trapassare da tutto questo.

Hai da qualche anno intrapreso un tuo percorso personale nella musica elettronica, con collaborazioni con grosse etichette internazionali. Cosa ti ha avvicinato a questo genere, che forse ancora in Italia è visto con un certo snobismo?

Non sono “grosse”. Sono piccole etichette indipendenti sparse per il mondo, ma non lo dico con rammarico, anzi: a me sta bene così. Sono diventato una persona semplice e mi piace la libertà.
Quello che è difficile da far credere a chi mi circonda e mi conosce è che ho iniziato con l’elettronica. E’ un linguaggio che conosco da sempre, probabilmente più profondamente del pop. Di fatto, nel mio privato, non ascolterei mai pop, nè tantomeno rock. Soprattutto in questo momento storico dove non trovo nulla che davvero mi interessi in quei contenitori.
Quindi perché dovrei fare altra musica? Faccio quello che mi piace e che mi viene più spontaneo.
Purtroppo, per la ragione di cui sopra, se ti hanno conosciuto come musicista pop, continueranno a trattarti come tale. Me ne accorgo quando qualcuno mi presenta a qualcun altro: “Ti presento Davide, è un grande chitarrista”.
Di solito non contesto. Sarebbe maleducazione far capire a queste persone che la chitarra, se non sono in tour, non la tocco mai.

Come mai nel nostro Paese è così difficile proporre progetti o generi alternativi. Pensi sia colpa del pubblico poco curioso o è la discografia che in qualche modo mette delle barriere tra artisti e ascoltatori?

Non sapevo nemmeno che fosse difficile proporre generi alternativi, tanto mi sono disinteressato al funzionamento del mercato musicale mainstream.
In generale possiamo dire che assecondare il pubblico non è per forza una scelta corretta. Probabilmente c’è troppa offerta e questo conduce certamente ad un disinteresse. L’interesse, la creatività e gli stimoli nascono dalla deprivazione.
Credo che nessun discografico potrà mai essere d’accordo con questo concetto ma purtroppo è la verità.
Nella mia musica, ad esempio, mi do dei paletti tecnici rigidissimi. Netflix o Prime ne sono un esempio palese: c’è troppa roba e alla fine non guardi nulla.
La parabola della musica, come noi la intendiamo, fatta di ricchezza, palchi, luci, superstar e aerei privati, potrebbe volgere al termine. In fondo è una piccolezza rispetto alla storia dell’uomo. Una parentesi. Altri soggetti ne prendono il posto. La testa delle persone di oggi non è quella di chi è nato negli anni cinquanta.
Se qualcuno mi chiedesse come fare, comunque, non saprei rispondere. Mi piace l’uno percento di tutta la musica che mi capita di ascoltare e mi trovo molto a mio agio in quella piccola fetta.

So che hai un disco pronto che sta per essere pubblicato, di cui sappiamo ancora molto poco, nel quale hai coinvolto tanti amici. Cosa puoi anticiparci?

Ne parlo poco perché immagino non interessi a nessuno, non di certo perché voglio mantenere dei segreti.
E’ un disco di elettronica. Ho coinvolto tre amici che hanno cantato tre tracce, tra le varie, e ne sono molto soddisfatto, come anche loro.
Lo consegnerò a fine mese ma non so esattamente quando verrà pubblicato.
Probabilmente passerà abbastanza in sordina come le varie cose che ho pubblicato. Al momento chi si interessa a me, nella maggior parte dei casi, in realtà si interessa ad altri aspetti della mia vita musicale.
Poi dall’estero ogni tanto arrivano segnali abbastanza sorprendenti. Però faccio questa musica perchè mi piace farla. E’ la mia strada, il mio demone, ma non inseguo il successo.
I greci dicevano Katà Métron: secondo misura.

Domanda Nonsense: Qual è il tuo supereroe preferito e perché?

Non mi sono mai interessato di super eroi, non mi appassionano. Ricordo dal liceo solamente Rat-Man. Almeno mi faceva ridere.

Written By

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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