No Movie – Fabrizio De André – Principe Libero, il film

Fabrizio De André – Principe Libero è un film Rai uscito come evento speciale il 23-24 gennaio nelle sale cinematografiche italiane. Scritto da Francesca Serafini e Giordano Meacci, diretto da Luca Facchini. La pellicola andrà  in onda anche su Rai 1 il 13-14 febbraio.

Rappresentare su schermo la vita  di personaggi iconografici non è mai facile. Si corre sempre il rischio di rappresentare troppo il personaggio, di dimenticarsi alcuni dettagli della vita o di travisare alcuni messaggi. Il compito diventa ancora più difficile quando si parla di uno dei migliori cantautori che la tradizione della musica italiana abbia avuto: Fabrizio De Andrè. Tuttavia, il film riesce nel suo intento: rappresentare il cantautore genovese nel suo lato più umano, con i suoi pregi e i suoi grandi difetti, senza essere né troppo pedanti né troppo drammatici.
Il film inizia in medias res, con il sequestro di Fabrizio e della seconda moglie Dori Ghezzi, avvenuto in Sardegna durante il 1979, il quale, servirà poi da allacciamento tra la prima e la seconda parte del film. Si torna indietro, verso l’infanzia e la giovinezza di De Andrè. Possiamo notare un De Andrè insofferente all’ordine prestabilito, sin da ragazzino, e quello stesso uomo, figlio di una famiglia borghese, aggirarsi nei sobborghi di Genova andando per prostitute. Ed è proprio lì che De Andrè cerca la vita e la sua anarchica verità. Lì, Faber  svilupperà il suo amore per i diseredati, per gli umili, per gli ultimi. Lì, conoscerà quei poveri disperati già narrati ne la “Città vecchia” di Umberto Saba e la “graziosa” di Via del campo”. Sempre lì, nella prima parte del film vengono approfonditi alcuni rapporti e incontri che son stati importantissimi per De Andrè. In primis, l’amicizia con Paolo Villaggio, che ha sempre incoraggiato e accompagnato De Andrè durante il suo percorso artistico. L’incontro e l’influenza di Luigi Tenco del quale Fabrizio disse: “Senza Luigi io non ci sarei stato”.

Infine, l’inizio della storia d’amore con la prima moglie: Enrica Rignon. La conoscenza di quest’ultima, però, avviene all’interno di un altro mondo. Non più quello dei bassifondi genovesi, ma quello borghese, di quelle feste ipocrite verso le quali Fabrizio era sempre insofferente. Da qui in poi la trama prosegue raccontando l’esordio a “La Bussola”, i dischi ed, in modo completo, si arriva all’incontro con Dori Ghezzi, inizialmente amante di De Andrè. Segue la separazione dalla prima moglie a cui De Andrè dedica: “Verranno a chiederti del nostro amore” e la decisione di trasferirsi in Sardegna con Dori. Proprio qui ci si riallaccia all’inizio del film: il rapimento. Sicuramente l’episodio più conosciuto della storia Deandreiana ed uno dei più simbolici dal quale De Andrè trae uno dei suoi più grandi capolavori: “Hotel Supramonte”.
Anche in questo caso il film non racconta la vicenda in maniera eccessivamente romanzata, trova la giusta via di mezzo. Successivamente all’episodio sopracitato il film dà spazio alla vita bucolica in Sardegna, al secondo matrimonio con Dori Ghezzi ed infine alla morte del padre, in seguito alla quale De Andrè decide di curare il proprio alcolismo come aveva promesso al genitore ormai defunto.
A questo punto lo spettatore si aspetta solo la morte di De Andrè, ma la produzione opta per un altro tipo di finale a sorpresa.

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Il film in sè ha dei meriti da sottolineare. L’interpretazione di Marinelli è l’ennesima dimostrazione del talento di questo attore, ottimo. Anche chi ha lavorato al trucco e alle luci ha fatto un ottimo lavoro perchè, in certe scene l’attore è identico al De Andrè originale, soprattutto nella seconda parte del film. Molto buona anche l’interpretazione di Valentina Bellè nei panni di Dori e fantastica quella di Gianluca Gobbi nel ruolo di Paolo Villaggio. La regia di Facchini è buona ed è accompagnata da una fotografia di alta qualità.
L’attenzione ai rapporti “letterari” di De Andrè è stata rispettata: Luigi Tenco, il poeta Riccardo Mannerini, la meravigliosa Fernanda Pivano e, se si presta attenzione, ci sono riferimenti anche a Rimbaud e Villon durante le prime scene.

Gli attori, quindi, sono stati scelti adeguatamente. La scelta di far comparire le musiche originali di De Andrè durante la ripresa è più che approvata (come si può non emozionarsi con “La canzone dell’amore perduto”?). Il film non scade mai nell’idolatria. In conclusione un ottimo prodotto Rai a cui vi rimando all’appuntamento del 13-14 febbraio. Un voto oggettivo potrebbe essere: 8,5. Il voto da ammiratore di De Andrè, lo lascio a tutti gli ammiratori di De Andrè.

Qui il trailer del film: https://youtu.be/3ox7bkckhZU

Qui alcune scene tratte dal back-stage: https://youtu.be/dTAnJ9TAGGQ

Autore dell'articolo: Paolo Viscardi

Paolo Viscardi