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Generic Animal – “Benevolent” è il mostro schiaffato in copertina [Press]

L’animalgenerico è diventato sempre più specifico. Accetta le contraddizioni, sfugge alle definizioni, delinea un’umanità strana, deforme, meravigliosa come solo le imperfezioni sanno essere.

Non si può dare un nome a tutto. Soprattutto se non vuoi distruggere la semplicità o l’impulsività dei tuoi gesti. Capita di essere cattivi tentando di essere buoni, e viceversa. Capita di sembrare persone che non si è davvero. Capita di volersi bene senza mai dirselo una volta.

“Benevolent” è il nuovo disco di Generic Animal, uscito il 18 marzo per La Tempesta Dischi in vinile e digitale.

Anticipato da Piccolo, l’album arriva due anni dopo “Presto”; segue di quattro il suo primo album, omonimo. Sarà presentato in tour l’8 aprile al Monk di Roma; il 9 aprile al Lumière di Pisa e il 27 maggio al MI AMI Festival di Milano.

Il titolo rappresenta la buona disposizione d’animo. Un atteggiamento positivo verso l’invidia e l’arroganza; gli inciampi e le sfighe del destino, più in generale. Ma un po’ di benevolenza è riservata anche ai nostri peggiori difetti, un’amichevole pacca sulla spalla alla malvagità del nostro io. Tutto il progetto nasce dalla necessità di protezione, dai demoni della vita e ovviamente dai nostri.

Il mostro è schiaffato in copertina, come nelle migliori tradizioni.
Nella narrazione fotografica dell’album cammina sperduto. Sembra stia scappando, ma poi si mette timidamente in posa di fronte alla macchina fotografica. È buono, ma fa pensieri cattivi. Sembra un rettile, anzi un anfibio; attenzione, assomiglia a una scimmia.
Da lontano fa paura, da vicino è rassicurante: è un pupazzo, un amico verde. È solo una maschera, di quelle per bambini. Un buon travestimento per difendersi.

“Benevolent” naviga tra 10 tracce in cui ondeggia tra i pieni e i vuoti della vita umana. Affronta le ansie, si tuffa tra amore e paure, fronteggia le rosicate. Trova la sua dimensione in una terra di mezzo tra età adulta e infanzia, sogni e incubi. Ci mostra un teatrino fatto di mostri buoni, maschere, deserto e paludi.

Le collaborazioni sono perlopiù con amici (Alvin Mojetta, Manuele Povolo, ClausCalmo, Jacopo Lietti).
Il disco – come il precedente – è prodotto nuovamente dal fedele socio artistico Carlo Porrini, alias Fight Pausa, che nel disco suona le batterie, firmate anche da Giacomo Ferrari.

Abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione di “Benevolent”:

 

Sono molto contento di parlarvi del mio disco. Si chiama “Benevolent”, perché era il nome più oscuro ma gentile da potervi dare ed è l’unico nome che ho pensato quando ho finito di metterlo insieme.

Ero andato in fissa con l’idea del cattivo mascherato da buono e del buono mascherato da cattivo e questo mostro, che sembra un po’ Dodo dell’Albero Azzurro e un po’ un mostro della laguna, mi sembrava che rappresentasse al meglio l’ombra, ma anche la facciata del disco. In soldoni è quello che rappresentano la copertina e il titolo.

 

Di base i mostri da addomesticare sono sia tutte le cose buone ma anche le cose cattive, dal non saper gestire l’entusiasmo e l’euforia a non riuscire a dirsi che magari sei contento delle cose che hai fatto, ma purtroppo accade nel momento sbagliato della vita degli altri, come dire che esce il mio disco ma c’è la guerra. Dover gestire quella sensazione, o anche la delusione o l’invidia, in quei periodi in cui non c’è tanto contatto umano per via del Covid o al contrario sentirsi a tratti una riserva o comunque uno di serie C. Rappresenta tutte queste cose, queste macro sensazioni che nel mio cervello sono un po’ mostri, e cerchi di darti una specie di facciata differente per affrontarli. Il vocione, l’essere stronzi, non che poi io mi senta davvero di esser stato così, ma è una cosa che mi figuro su altri, sulle persone attorno a me. Queste sono le cose che intendo come dei mostri.

È il primo disco in cui riesco a fare una ricerca a tutto tondo, un po’ personale, su quello che voglio che traspaia a livello di produzione. Sono partito davvero da delle bozze, delle demo, molto più solide, complete, da delle canzoni finite con beat, chitarre e svarioni vari e poi effettivamente con Carlo Fight Pausa abbiamo fatto un lavoro dalla brutta alla bella, nel senso che abbiamo nuovamente registrato tutto, cercando di tenere la cifra iniziale delle mie demo. Quello che mi viene da dire è che è un disco ispirato a quegli album che avrei voluto scrivere a quindici anni. È un disco chiaramente un po’ di ispirazione fine anni ’90, perché ho ascoltato tanti di quei dischi, li ho sempre portati dentro di me e finalmente ho avuto l’occasione per sfogare questa passione verso un certo tipo di produzione, con questo disco in maniera un po’ più contemporanea.

 

Quanto la pandemia ha influenzato il disco nei contenuti e nel modo di comporre?

La pandemia ha fatto un po’ da segnalibro. Ho cominciato a scriverlo prima dell’inizio del Covid, alla fine di “Presto”, il mio terzo disco, nel 2019 e ho finito nel 2021, quindi ci sono stati dei blocchi di tempo che hanno scandito il ritmo di scrittura e di produzione. Sicuramente ci sono un paio di testi legati a un certo tipo di frustrazione scaturita dallo stare fermi, dal vedere gli altri che spaccano, mentre a te hanno annullato un tour di trenta date. Mi sembra che il Covid abbia diviso anche un po’ la categoria di chi ha avuto sfiga e ha fatto uscire il disco un giorno prima e chi è stato furbo e ha aspettato che la major gli dicesse fallo uscire a settembre. Quello ha influenzato il mio stato d’animo, ma se posso dirla tutta, in realtà è stato un disco mega liberatorio a livello del tempo che mi sono preso per farlo, dei mezzi che ho utilizzato per farlo.

Ci parli del tour?

 

Ho in mente un tour. Comincia ad aprile da Rivoli vicino a Torino e penso che andrà avanti fino a quando non smetterò di respirare, perché ne ho veramente bisogno e sono veramente gasato ed ho una band veramente speciale. A questo giro ho trovato delle persone incredibili e sono pronto.

 

A cura di Egle Taccia

 

Ecco le prossime date:

8 aprile Roma – MONK (special guest Nicolaj Serjotti)
9 aprile Pisa – LUMIÈRE (special guest Fanciullino)
27 maggio Milano – MI AMI FESTIVAL

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Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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