Il racconto del concerto dei Fast Animals and Slow Kids a Catania [Report]

I concerti non sono tutti uguali e sicuramente non tutti gli artisti hanno risentito allo stesso modo delle restrizioni imposte alla musica durante la pandemia. Ricordo, infatti, di aver partecipato un anno fa al concerto dei Fast Animals and Slow Kids a Catania e di aver pensato a quanto lavoro dovesse esserci voluto per adattare tutti i brani alla versione acustica, spogliandoli completamente delle vesti con cui eravamo abituati a conoscerli, per dare un senso a tutte quelle sedie che si sarebbero trovati di fronte e non far soffrire troppo il proprio pubblico abituato a scatenarsi sottopalco sulle note tiratissime della formazione.

È bello sapere che è bastato un anno per rivederli ancora una volta a Catania, all’Ex Monastero dei Benedettini, magari con le stesse persone che l’anno scorso erano sedute su quelle sedie, stavolta vicine e felici di poter vivere un concerto dei Fask senza tutte quelle restrizioni che hanno stravolto le nostre vite negli anni passati.

Il live comincia con la frase simbolo, che forse stavolta porta con sé un significato nuovo di resistenza e vittoria: “Siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”, a cui segue l’esplosione di gioia del pubblico.

Si parte con “Vita sperduta” e “Come un animale”. A questo punto Aimone dice al pubblico che era da un po’ che non potevano suonare il rock and roll, quindi adesso si riprendono un piccolo spazio.

Si prosegue con “Annabelle” e “Demoni”.

A questo punto chiede per quanti è il primo concerto dei Fask e spiega che sono passati un po’ di anni dal 2012 e più passa il tempo e più si commettono errori, ma almeno uno può essere perdonato.

Si va avanti con “Dritto al cuore” e un momento chiacchiera. Eravamo io e Daniele Ghiandoni, stavamo camminando su delle montagne bellissime, non belle come l’Etna però. Durante questa camminata, stavamo cercando di raggiungere un lago che si forma soltanto per un mese ed abbiamo riflettuto sul fatto che spesso le cose belle durano poco e quello che possiamo fare è goderci l’istante di bellezza che ci si presenta.

È il momento di “Lago ad alta quota”, seguita da “Canzoni tristi” e “Stupida canzone”, dedicata ai genitori che hanno vissuto una vita diversa dalla sua.

“Mi è mancato lo stare insieme, la musica sotto cassa, le discoteche, i concerti”, dice Aimone prima di “Rave”, poi si va avanti con “Combattere per l’incertezza”, “Come reagire al presente”, alla fine della quale decide di scendere tra il pubblico e godersi il concerto da fuori.

La vita è fatta di momenti bui, ma per i Fask vivere il sogno della musica era importante. “Ci siamo attaccati a questa cosa e siamo usciti dal buio”.

Dopo “Forse non è la felicità” il concerto si chiude e la band si ritira, ma è solo per poco, perché il pubblico la richiama a gran voce per un finale con “Animali notturni” e “Cosa ci direbbe”. Non perdono occasione per ricordare che il palco non si monta da solo e per questo ringrazia l’organizzazione del concerto e tutte le persone che sono in tour con loro, grazie alle quali possono esibirsi di sera in sera. “Suoniamo da tanti anni e abbiamo capito che il lavoro del musicista si compie quando si suona dal vivo”.

Spiega che il loro mantra, il loro modo di presentarsi, viene ripetuto con un senso diverso a fine concerto, che serve a fargli capire se il pubblico ha apprezzato e tornerà a sentirli. È così che ancora una volta ripetono: “Siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”.

Salutiamo l’amatissima formazione con “A cosa ci serve”.

Report a cura di Egle Taccia

Foto di Ilenia Bontempo

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!