No Book – Nel piccolo buio di Massimo Coppola

Nel corso degli anni, abbiamo conosciuto ed apprezzato l’opera di Massimo Coppola nelle vesti di conduttore televisivo ex volto di MTV, autore di programmi TV, documentarista e saggista, motivo per cui è stata forte la curiosità di cimentarci nella lettura di “Un piccolo buio”, il suo primo romanzo la cui stesura è iniziata nel 2003 per giungere a compimento solo nel 2019, pubblicato da Bompiani.

Sono molti i temi ed i motivi d’interesse presenti in questa prima opera di Coppola, che dimostra un senso per la narrazione visionario e cinematografico, all’interno del quale si dipanano le vicende personali dei tanti protagonisti del romanzo, iniziate nel 1936 con l’inaugurazione del “Palazzo Vittoria” a Milano, in piena epoca fascista. A partire da qui impariamo a conoscere i volti dei protagonisti Michele, Leda, Carlo, Chiara, Luca, Marco e Vittoria, le cui vite in chiaroscuro attraversano cent’anni di storia d’Italia, giungendo in un futuro distopico e sconcertante.

È difatti il contrasto fra luce ed ombra, pubblico e privato, apparenza e sostanza il leit-motiv di un romanzo di tante formazioni che si svolgono all’interno della storia del “Bel Paese”: i protagonisti, ognuno alle prese con i propri demoni interiori, attraversano decenni di vicende torbide ed intricate, dal fascismo al boom industriale, dagli anni dell’eroina all’edonismo ottantiano, dal vuoto degli anni ’90 alla rassegnazione della contemporaneità del XXI secolo in cui è difficile intravedere un futuro luminoso.

“Un piccolo buio” è quel tormento interiore che germina nell’animo di questi ben caratterizzati personaggi, perennemente in lotta con la realtà e con sé stessi, alla ricerca di un ideale – rappresentato ora da una persona, ora da un’attività personale, ora dal nulla – ed in preda ad un supplizio interiore che ci fa pensare al mito di Sisifo: per quanto possano fare l’arte, l’amore o i sentimenti in generale, è l’amaro sapore della sconfitta quello che sembrano assaporare al momento della resa di conti che ad ognuno di essi tocca affrontare.

Elegantemente scritto all’interno di un gioco di specchi ed incastri, “Un piccolo buio” è un romanzo dal taglio fortemente documentaristico – non a caso, uno dei protagonisti è un regista che esordisce girando documentari, come l’autore – che con lucide ed asettiche ricostruzioni ci conduce attraverso la storia della Repubblica Italiana, lasciandoci intravedere sullo sfondo i momenti più gloriosi e quelli più bui di quella che è la storia di tutti noi, sfruttando una strategia narrativa corale e caleidoscopica che ci ha ricordato molto lo stile adottato da Michel Houellebecq nel suo capolavoro “Le particelle elementari”.

Romanzo dai toni cupi e freddi, “Un piccolo buio” è un lavoro che appassiona con un narrazione lucida ma allo stesso tempo sommessamente appassionata, con la quale Massimo Coppola induce il lettore ad affezionarsi alle vicende dei suoi piccoli, grandi protagonisti, accompagnandoli in un cammino individuale che si rivela essere una tormentata fuga da quel buio interiore, inseguendo quella piccola luce che riesce a dare una parvenza di senso alle loro vite.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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