No Interview – Hyst in “Unicorni” ci parla della voglia di sentirsi unici e speciali

“Unicorni” è il nuovo singolo di Hyst, che dà seguito alla pubblicazione di una serie di inediti inaugurata questa estate con “Korea del nord”. Per chi ancora non lo conoscesse, Hyst è un personaggio che sfugge alle catalogazioni: è un musicista ma anche un attore, un rapper e un cantante, un disegnatore di story board e un regista ecc. ecc. Lo street video di “Unicorni” è stato girato a Tokyo dove Hyst si trovava per girare una puntata della serie “L’ispettore Coliandro”. “Unicorni” è un brano che parla di unicità, della voglia di sentirsi speciali.

Egle Taccia l’ha incontrato per una chiacchierata.

Chi sono gli “Unicorni” di cui parli nel tuo ultimo singolo?

Sono quei tipi strambi che non si sentono a loro agio nella massa uniforme. Quelli che hanno bisogno di distinguersi, a volte di isolarsi, perché avvertono un pericolo nell’omologazione. Come se ci fossero delle trappole per catturare la loro anima. Alcuni vivono questa fase da adolescenti e poi si dimenticano di essersi sentiti così. Altri si sentono così tutta la vita.

In un mondo totalmente globalizzato, quanto è importante mantenersi unici e speciali?

Chi lo sa? Forse è inutile. Forse un mondo totalmente omologato è meglio per tutti, alla “Metropolis” di Fritz Lang. O forse, come in tutti quei film sugli alieni che decidono di risparmiare il pianeta terra perché si innamorano della nostra unicità, dobbiamo preservarla. Non sono il portavoce di una bandiera politica, ma osservo un fenomeno e lo documento.

Sbaglio o non ti trovi molto a tuo agio nella scena rap attuale?

Hahaha, beh non mi trovo a mio agio nel mondo. La scena rap è l’ultimo dei miei problemi. È un dato di fatto che il rap sia entrato nell’industria musicale con tutti e due i piedi, questo ha degli aspetti positivi e negativi. Dico solo che mi dispiace che le generazioni di oggi non possano vivere quella dimensione di “ANTI” che ho vissuto io.

Fai tantissime cose, qual è quella che ti fa sentire più a tuo agio e quella che, invece, ti mette maggiormente alla prova?

In ogni disciplina posso fare cose per me semplici e cose molto difficili. Nel rap, ad esempio, potrei rimanere ancorato al sound con cui mi sono formato e alle modalità di promozione che conosco. Ma, come avrai notato, non sono il tipo. Sono un combattente di natura e non tollero l’idea di non evolvermi, quindi scelgo di mettermi alla prova con sonorità e metriche diverse, oltre che con la gestione dei social ecc. Ma non dimentico quella che è la mia istanza originale: essere un SENSEI. Il mio compito è allenare le menti di chi mi ascolta. E lo farei col rap come con un film o un fumetto.

Unendo la recitazione, la musica e la regia, ti sei trovato a Tokyo a girare il tuo nuovo video. Cosa ti affascina di questa città e cosa hai voluto catturare con le immagini?

Del Giappone trovo affascinante il contrasto eccessivo, la tradizione e la tecnologia, l’urbanizzazione mostruosa che si sviluppa in alto o nel sottosuolo contrapposta alla campagna rurale. Mi rappresenta, anche io vivo di estremi opposti. Ho approfittato di Tokyo per citare “Blade Runner”, che avevo già scelto come concept. L’unicorno è l’indizio che il poliziotto lascia a Deckard (Harrison Ford) per fargli capire che (SPOILER ALERT) anche lui è un recplicante, anzi un replicante con una coscienza, ovvero una creatura unica che il sistema vuole sterminare.

Hai origini giapponesi. Come vive un italiano di seconda generazione questo momento storico di totale intolleranza?

Malissimo. Sono ancora incredulo di come l’Italia, un Paese con una storia così ricca e profonda, possa essere vittima di populismi così banali. Ma sono anche arreso alla tendenza dell’uomo di dimenticare, al suo essere esistenzialmente costretto a ripetere gli errori ancora e ancora. Sto cercando di capire quale sia il modo per combattere questa stupidità diffusa da quando ho 15 anni.

Nell’era di Spotify e della musica in streaming, ha ancora senso pubblicare un album?

Sì. Ogni volta che c’è una trasformazione del supporto con cui si consuma un prodotto, nasce anche un feticismo. A questo punto la questione è fare in modo che l’oggetto del fetish abbia un valore aggiunto. Io credo che farò una tiratura limitata con illustrazioni fatte a mano.

Che rapporto hai coi social?

Io buono, ma riconosco che fanno leva su istinti molto bassi dell’essere umano. Ripeto, non sono uno che rifiuta le trasformazioni culturali o sociali, anzi. Credo però che la gente abbia bisogno di un tempo naturale per rendere organiche certe modalità. Siamo ancora nella fase di esplorazione. L’unico problema è che non siamo schermati dall’utilizzo strumentale che alcuni possono farne. Mi riferisco ad esempio alla politica.

Domanda Nonsense: Manga preferito?

AKIRA. La divina commedia del manga.

 

Foto di Filippo Leonardi

Ecco il video di Unicorni:

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!