No Interview – Luigi Rizzo: tra Nightguide, pazienti anziani e felicità

Luigi Rizzo è il direttore esecutivo di Nightguide. E’ stato veterinario, poi fotografo e, infine, fisioterapista. Il lunedì racconta ai suoi anziani pazienti i concerti che ha visto nel weekend, nel weekend scatta foto, preferibilmente in luoghi intimi e scuri. Cos’è la musica per lui? La colonna sonora della sua vita.

Hai fatto il veterinario per dodici anni. Poi, cos’è successo?
Ebbene si! Sono un veterinario e l’ho fatto per un bel po’. Fin da quando ero piccolo mi erano sempre piaciuti gli animali e ho dedicato la prima parte della mia vita al sogno di fare il veterinario. Mi sono occupato prevalentemente di cavalli da corsa e ho lavorato sia in Italia che in Australia, negli Stati Uniti e in altri Paesi europei. Ho viaggiato molto e ho conosciuto tante persone, confrontandomi con modi di pensare diversi dal mio. Fu proprio durante il periodo in cui lavoravo negli Stati Uniti, più precisamente in Kentucky, che divenni molto amico di un collega coreano, appassionato di fotografia, che mi aiutò a scegliere la mia prima macchina fotografica. Una Canon.
Sempre in quel viaggio mi scontrai con alcuni lati del mondo dei cavalli da corsa che non mi piacevano. Iniziai a pensare che quello che stavo facendo non mi stava più divertendo.
Mi ci sono voluti altri 4 anni prima di maturare la decisione di lasciare il lavoro, anni durante i quali la fotografia è diventata sempre più importante per me.

Hai cambiato città. Da dove vieni e dove sei oggi?
Si, ho cambiato città tante volte. Da un po’ di anni avevo fatto ritorno al mio paese natale, Galatina in provincia di Lecce. Ed è stato proprio l’essere tornato a casa ad aver consolidato la mia passione per la fotografia. Ho cominciato, infatti, a collaborare con la webzine Nightguide, per la quale seguivo molti locali del Salento, come il Parco Gondar o il Samsara.
Ora mi sono trasferito a Bologna, ricominciando tutto e dando il via ad una nuova avventura.

La fotografia. Che funzione ha avuto per te prima, quando eri un veterinario, poi, durante il tuo trasferimento e, infine, che funzione ha per te oggi?
La fotografia, per me, è quella cosa che nessun pensiero e nessuno stress può neanche lontanamente scalfire. E’ il mio rifugio ed è il modo migliore che ho per esprimere quello che ho dentro. Il mio modo di fotografare e quello che mi interessa fotografare cambiano in continuazione, a seconda del mio stato d’animo. Fotografare è come respirare: non ne posso fare a meno. Per questo, ci tengo che rimanga sempre una passione e non il lavoro primario.
Fotografare mi ha aiutato a ritrovare me stesso e mi ha aiutato a prendere decisioni importanti, come quella di lasciare la veterinaria e rimettermi in gioco. Grazie alla fotografia mi sono potuto pagare parte della mia seconda laurea in fisioterapia.
Devo comunque sempre essere grato alla mia famiglia, che non mi ha mai ostacolato o giudicato, ma mi è sempre stata vicina quando avevo bisogno di trovare la mia strada.
Ora mi trovo a gestire Nightguide da 5 anni e a collaborare con magazine quali Rolling Stone e Rockol. Mi domando ancora come tutto sia potuto succedere.

Qual è lo scatto che ami di più e perchè?
Mmm…stranamente non ho dubbi, nonostante abbia presenziato a centinaia di show e serate. Il mio scatto preferito è una foto che ho fatto a Steve Aoki nel 2013, la prima volta che venne al Parco Gondar di Gallipoli. Mi piace molto perché non è il classico scatto da dj ma è più uno scatto rubato nel backstage.

Foto di Luigi Rizzo

Aoki stava facendo meditazione di fronte alla macchina del fumo, nascosto dietro la consolle, prima di iniziare e, poco prima che il suo bodyguard mi sollevasse e sbattesse fuori dallo stage, sono riuscito a mettere l’obiettivo tra le sue gambe e catturare il momento. La più grande soddisfazione è stata nel 2017 stampare e far vedere questo scatto proprio a Steve Aoki, che mi ha autografato la stampa complimentandosi per il bellissimo scatto (e lui è uno che ci tiene molto alla fotografia).

Cosa racconti dei concerti ai tuoi pazienti? In che modo intravedi, nel tuo rapporto con loro, quello che sono stati?
Ahahahah….io adesso lavoro con gli anziani nelle case di riposo (quando non sono dietro a Nightguide e ai concerti) e molte volte mi trovo con loro a fare riabilitazione. Mi piace intrattenerli raccontando aneddoti e storie delle mie serate, dei pit, degli artisti che fotografo. Mi diverto un sacco quando mi domandano se si esibiscono ancora artisti della loro gioventù, oppure quando mi chiedono che tipo di musica facciano quelli che fotografo io.
Mi viene un sacco da ridere se penso a quando loro mi citano artisti come Nilla Pizzi, Renato Zero, Ornella Vanoni e poi mi chiedono cosa fanno Sfera Ebbasta, i Thirty Seconds to Mars, solo per citarne alcuni (per intenderci i miei pazienti difficilmente hanno meno di 90 anni).
Io spesso vedo in loro anche lati del mio carattere, in alcuni vedo tanta rassegnazione, in altri attaccamento alla vita e voglia di conoscere. Questo mi ha portato a farmi molte domande e inevitabilmente, dopo tanti anni passati tra i giovani a lavorare nelle discoteche come fotografo, mi ha dato una prospettiva della vita molto più complessa e articolata.

In che modo il rapporto con loro ha cambiato la tua percezione del tempo?
Quando ero a stretto contatto con la gioventù che frequentava i locali di Gallipoli, io ero quello adulto. A volte mi sentivo anche troppo grande per fare certe cose. Adesso mi ritrovo con queste splendide persone, che sono alla fine del loro percorso; hanno fatto e visto gran parte delle cose che la loro vita prevedeva e vedono in me la gioventù. Pensano abbia ancora tutto davanti. Vedo in loro molti rimpianti e capisco sempre di più che non devo mai lasciarmi alle spalle cose che potrei non avere una seconda chance di fare.

Come fai oggi a capire che una scelta è giusta per te? E, parallelamente, come fai a sapere che sei nel posto giusto?
Il mio percorso fatto di tante vite e tante esperienze mi ha portato a cambiare drasticamente il mio modo di prendere le decisioni. Prima ero convinto che dovessi fare una cosa a costo di rovinarmi il fegato e scambiavo l’ottusa ostinazione per forte motivazione. Adesso ho capito che quando tu sei sicuro dell’impegno e dell’ amore che metti in una cosa, bisogna fare di tutto per realizzare un sogno, ma anche avere l’onestà di fermarsi davanti ad un fallimento e accettarlo serenamente. Le decisioni non devono per forza essere sofferte e dolorose; la vita può essere molto più facile di quello che crediamo e ciò che può sembrare un ostacolo può spesso diventare un’opportunità per fare qualcosa di diverso da quello che ci eravamo immaginati. La vita è dinamismo, è un fiume che ti porta dove vuole lei, ci porta ad incontri, gioie e dolori e ci fa andare avanti. Quando una cosa mi rende felice, quella cosa è ciò che devo fare e dove la faccio è il posto in cui devo essere.

C’è un momento preciso in cui hai smesso di organizzare il tuo passato? Riesci a ricordare quale e, se era un giorno, che giorno fosse? Cos’è successo da quel momento in poi?
Ero uno che pretendeva di organizzare tutto. Quando la vita ha deciso di insegnarmi che non potevo controllare tutto, portando malattie e lutti all’interno della mia famiglia, ho capito che, a cercare di prevedere tutto, mi condannavo inevitabilmente a fallire.
È stato allora che ho deciso di provare a lasciare le redini del gioco in mano al destino e di “limitarmi” a trarre il meglio da ogni situazione, qualsiasi essa fosse. Se pretendi di prevedere l’imprevedibile finirai per soccombere a causa dell’unica opzione che non avevi considerato; al contrario quando smetti di organizzare tutto, sei pronto a quello che si nasconde dietro l’angolo.

Cosa rappresenta oggi la musica per te?
Oggi, come sempre, la musica rappresenta la colonna sonora della mia vita. La uso per accentuare il mio stato d’animo, se voglio caricarmi o calmarmi più in fretta, o per cambiare le mie emozioni, quando non mi piacciono. Mi aiuta a concentrarmi e ad alleggerirmi. È la mia panacea e non potrei immaginare una vita in cui, almeno una volta al giorno, non mi metta ad ascoltare un po’ di musica, qualsiasi essa sia.

Un’ultima cosa, a bruciapelo. Cos’è per te la “felicità”?
Ahah…domandona da 1 milione di dollari, ma non mi trovi impreparato. Ho pensato a questo tempo fa, durante una notte di chiacchere infinite con un amico. Non sono più riuscito a trovare una definizione migliore. Per me la felicità è quel luogo magico in equilibrio precario tra ciò che desideri e ciò che realmente hai. Quando trovi quel posto, non puoi che essere felice.

A sua volta, Luigi l’ha chiesto alla Signora Bettina, di 82 anni, sua paziente.
“La felicità è raccolta in un momento, che può essere qualsiasi elemento evochi ricordi passati e smuova qualcosa. La felicità, però, può essere solo un momento, altrimenti sarebbe “serenità”, che si ha solo quando la felicità è tale da non avere più nulla da desiderare”.

Autore dell'articolo: Agnese Ermacora

Agnese Ermacora
Ha collaborato con sei redazioni differenti in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia, ha realizzato un programma sulla salute mentale con Massimo Cirri e ha confezionato – dalla A alla Z – programmi di musica e cucina per Radio Popolare di Milano. Ha coordinato la nascita e lo sviluppo di un portale per l’infanzia, Radio Magica (Premio Andersen e Premio Web2Salute), mediando tra artisti, autori, insegnanti e pediatri. Negli ultimi anni si è trasferita a Roma e si è specializzata nel social media management, storytelling e nella produzione di prodotti culturali per bambini e adulti. In più, si è dedicata al management, alla comunicazione e al booking di musicisti di diversa provenienza. E’ socia dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi ICWA (Italian Children Writers Association –www.icwa.it)