No Interview- Manu Delago: Parasol Peak, quando la musica diventa avventura

Parasol Peak” è sia un film-documentario che un album realizzati da Manu Delago, batterista e percussionista di fama mondiale, pioniere dell’hang, che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Björk e Anoushka Shankar. La particolarità di questo reportage sta nel raccontare la spedizione che l’artista, insieme ad altri 7 musicisti, hanno compiuto sulle Alpi, scalando e camminando per giorni alla ricerca di varie location da utilizzare come sfondo per l’esecuzione delle composizioni, studiate ad hoc per i vari luoghi. Ne è venuto fuori questo video reportage e un album, pubblicato lo scorso 7 settembre. L’opera è stata realizzata in presa diretta e contiene una raccolta di composizioni eseguite in luoghi e ad altitudini differenti, dove il suono degli strumenti viene mescolato a quello degli elementi naturali, in modo da fonderlo con quello del vento o dell’acqua che scorre nei ruscelli.

Egle Taccia ha incontrato l’artista per parlare di questa incredibile impresa.

Mi parli di Parasol Peak? Com’è iniziata questa avventura?

Due anni fa ho girato un piccolo video per il brano “Freeze” con il regista Johannes Aitzetmüller.

Mi sono esibito live con strumenti elettronici in un luogo veramente remoto e l’intero progetto ha funzionato bene e ci ha ispirati a fare di più. Ma volevamo che fosse qualcosa di più importante, di più umano e di più avventuroso. Così ho messo insieme un ensemble di 7 “mounsicians”, selezionato alcune meravigliose location e composto le musiche per la spedizione. Fortunatamente i due direttori e i tecnici del suono hanno fatto un lavoro incredibile così adesso abbiamo un bel film ed un bell’album.

In base a quali caratteristiche hai scelto i luoghi che hanno fatto da scenario al progetto?

Volevo che il film fosse un viaggio che percorreva location mozzafiato con caratteristiche molto differenti. La maggior parte dei luoghi scelti hanno anche influenzato la musica, sia perchè è stato rappresentato il suono della location (alberi, acqua, rocce) sia in quanto la disposizione dell’ensemble è stata fortemente forgiata dal luogo. Su “North Cluster” eravamo allineati verticalmente, cosa che ha comportato il non potere realmente vederci tra noi. E su “Ridge View” eravamo separati da circa 100 metri, circostanza che ha reso impossibile ascoltarci l’un l’altro. Ma tutte queste cose sono diventate parte della musica.

La musica cambia con l’altitudine?

Più ci allontanavamo dalla civiltà, più la musica diventava calma e lenta. Molto più importante dell’altitudine è stata la temperatura, tuttavia. La maggior parte del tempo ci sono stati tra 0 e 5 gradi Celsius, cosa che ha reso estremamente difficile per i musicisti di fiati, ottoni e archi suonare accordati. Loro hanno fatto un lavoro incredibile nonostante tutto e sono molto orgoglioso di loro.

In natura ci sono molti strumenti musicali. Quali percussioni naturali hai trovato sul tuo percorso?

Già quando ho scelto le location, stavo camminando e scalando con occhi e orecchie molto diversi. Abbiamo usato molti suoni naturali, come quelli delle rocce, degli alberi, dell’acqua, ma abbiamo avuto anche elementi addizionali quali gli uccelli o il vento che non potevamo assolutamente prevedere. In più siamo finiti a suonare vari elementi dell’attrezzatura di montagna come le piccozze, le racchette da trekking, i caschi e i moschettoni.

Che argomenti hai usato per convincere gli altri musicisti a seguirti?

Ho semplicemente scelto musicisti che sapessero suonare molto bene, che fossero portati per l’alpinismo e che potessero portare i loro strumenti sopra una montagna. Fortunatamente per me, loro non sapevano realmente quanto sarebbe stata dura (in caso contrario probabilmente alcuni di loro non si sarebbero uniti a me).

 

C’è stato un momento particolarmente difficile durante le riprese?

È stato abbastanza difficile dappertutto, ma più andava avanti la spedizione, più diventava difficile. Non abbiamo dormito molto e durante una delle giornate abbiamo camminato/filmato/suonato per 18 ore. Dopo quel giorno fu veramente molto difficile convincere l’intero gruppo a continuare ad andare avanti fino in cima. Durante quella giornata abbiamo perso alcuni membri dello staff a causa dello sfinimento, ma tutti i musicisti sono andati avanti fino alla fine.

Ho letto che vi siete aiutati l’un l’altro. Questa avventura è stata anche una lezione di vita?

Sì, assolutamente. Non avevo mai calcolato o pensato a questo aspetto. Prima della spedizione, pensavo unicamente alla musica, ai microfoni, alle batterie, alle camere, agli orari, al catering e così via. Ma adesso, guardandomi indietro, tutto ha ruotato intorno all’amicizia, al supportarsi l’un l’altro e al fare musica emozionante in un meraviglioso paesaggio.

Puoi parlarci dell’hang e del suo meraviglioso suono?

È uno strumento relativamente giovane che fu inventato a Berna, in Svizzera, nel 2000. Il suono mi ricorda un mix tra un’arpa (delicato, melodico) e una tabla indiana (percussivo).

Leggendo la tua biografia non passa inosservata la tua collaborazione con Bjork. Cosa hai imparato suonando al suo fianco?

Sono stato fan della sua musica sin da quando ero un teenager. È stato come un sogno diventato realtà lavorare e andare in tour con lei. È molto più di una cantante. Lei tiene realmente a ogni aspetto della sua arte, incluso il sound design, gli elementi visivi, le luci e l’ambiente. Ho imparato un sacco da lei e anche da numerosi membri del suo team.

Domanda Nonsense: Dove sei andato a “scongelarti” dopo questa avventura?

La mia band è andata direttamente in tour in Russia ed Estonia. Siamo letteralmente volati via il giorno dopo e abbiamo suonato tre concerti consecutivi. Questo sintetizza un po’ la mia vita. Andare in tour e viaggiare molto, e se nel mezzo mi resta un po’ di tempo, provo a rifugiarmi sulle montagne.

 

ENGLISH VERSION:

Let’s start talking about Parasol Peak. How did this adventure start?

Two years ago I made a short video for the track ‘Freeze’ with director Johannes Aitzetmüller.
I performed live with electronics in a very remote place and the whole concept worked well and inspired us to do more. But we wanted it to be bigger, more human and more adventurous. So I put together an ensemble of 7 ‘mounsicians’, scouted some amazing locations and composed the music for the expedition. Luckily the two directors and the sound technicians did an incredible job so now we have a beautiful film and album.
According to which characteristics have you chosen the places as a background for the project?
I wanted the film to be a journey that travels through exciting locations with very different characteristics. Most of the locations also influenced the music. Either the sound of the location was featured (tree, water, rocks) or the layout of the ensemble was heavily shaped by the place. On ‘North Cluster’ we were vertically aligned which meant we couldn’t really see each other. And on ‘Ridge View’ we were almost 100 metres apart which made it impossible to hear each other. But those things all became part of the music.
Does music change with altitude?
The further we moved away from civilisation, the quieter and slower the music got. More important than the altitude was the temperature though. Most of the time it had between 0-5 Celsisus which made it very hard for the woodwind, brass ad string players to play in tune. They did an amazing job though and I’m very proud of them.
In nature there are many musical instruments. What natural percussions have you found in your journey?
Already when I scouted locations, I was hiking and climbing with very different eyes and ears. We used many nature sounds like rocks, trees, water but also had additional features like birds or wind that we couldn’t really plan. Also we ended up playing on various mountain gear parts like ice-axes, walking poles, helmets and carabiners.
What subjects have you used to convince the other musicians to follow you?

I only chose musicians who can play very well, who are fit for mountaineering and who can carry their instrument up a mountain. Luckily for me, they didn’t really know how hard it would be (otherwise some of them might not have joined me). 

Was there a particularly difficult time during the shooting?
It was pretty difficult throughout but the longer the expedition carried on, the harder it got. We didn’t get much sleep and on one day we were hiking/filming/playing for 18 hours. After that day it was very hard to convince the whole group to keep going to the summit. On that day we lost some crew members due to exhaustion, but all musicians kept going until the end.
I read that you helped each other. Was this adventure a life lesson, too?

Yes totally. I had never planned or thought about that aspect. Before the expedition, I was just thinking about music, microphones, batteries, cameras, schedules, catering and so on. But now, looking back, it was all about friendship, supporting each other and emotional music making in an amazing landscape.

Can you tell us about the hang and its magic sound?
It’s a relatively young instrument that was invented in Berne, Switzerland in the year 2000. The sound reminds me of a mix between a harp (soft, melodic) and the indian tabla (percussive). 
Reading your biography one can not ignore your collaboration with Bjork. What have you learned from playing with her?
I’ve been a fan of her music since being a teenager. It was like a dream come true to work and tour with her. She’s so much more than a singer. She really cares about every aspect of her art,  including sound design, visuals, lights and the environment. I learnt a lot from her and also various members of her team. 
Nonsense Question: Where did you go to get “defrosted” after this adventure?
My band went on tour to Russia and Estonia straight away. We literally flew out the next day and played three consecutive shows. That sums up my life a bit. Touring and traveling a lot, and if there is time in between, I try to be in the mountains.

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!