No Interview – Ruggero de i Timidi e il suo viaggio nel cantautorato

“Giovani emozioni” è il nuovo album di Ruggero de i Timidi, che omaggia il nostro cantautorato e che è stato trasformato in un Musical di cui aspettiamo presto nuove date.

Lo abbiamo incontrato in occasione della tappa catanese, per conoscere meglio questo personaggio che tante risate è riuscito a strapparci con le sue avventure.

Intervista di Egle Taccia

Ho letto che hai un diploma in pianoforte e un passato nel teatro. Quanto questi studi ti sono serviti a creare il personaggio che sei diventato oggi?

Allora, innanzitutto quella del diploma in pianoforte purtroppo è una fake news che si trova su Wikipedia, non è colpa di nessuno, continua a girare, ma non è vero. Io sto cercando di contattare qualcuno a Wikipedia per cambiarla, ormai sono diplomato in pianoforte. Per cui ti dico che sì, il pianoforte mi dà tante soddisfazioni, soprattutto il non saperlo suonare e questo è fondamentale. So suonare la chitarra meglio di come suono il piano, per cui pensa un po’ come sono messo, invece il teatro è la mia grande passione, oltre alla musica ovviamente, per cui tornare a teatro con le canzoni che propongo, per me è una gioia immensa, anche se mi rendo conto che tanti teatri a volte storcono un po’ il naso, altri sono contenti invece, perché dicono che finalmente arriva a teatro della gente che non è mai entrata in un teatro. Ho anche una funzione sociale.

Com’è nata l’idea di creare il personaggio di Ruggero de i Timidi?

È nato principalmente da una canzone che poi è quella mia più famosa, che ha dato il la un po’ a tutto ed è “Timidamente io”. Da lì, assieme alla canzone, è nato Ruggero, perché da subito si capiva che questa canzone non poteva essere cantata da una persona normale, come se fosse una canzone vera, anche se lo è perché la cantano tutti ai concerti. Così è nato Ruggero, assieme alla canzone, e poi Ruggero ha detto “dobbiamo farne altre”. Ruggero è un personaggio che è sì il mio alter ego, però è anche un personaggio che vive di vita propria e ha un suo pensiero. A volte facciamo fatica, io e mia moglie Fabiana, a stargli dietro.

Avevi in mente qualcuno quando hai immaginato come dovesse essere?

Tutti i cantanti anni ’60 che ho visto da mio padre e che ho rivisto quando c’è stata la “riscoperta” degli anni ’60 negli anni ’80, per cui io da ragazzino mi trovavo questi cantanti tipo Renato de i Profeti, che cantava da solo e io mi dicevo “i profeti dove sono?”, così come per Ruggero de i Timidi tutti si chiedevano, all’inizio, adesso un po’ meno, “i Timidi dove sono? Chi sono?”

Un po’ è nato da quello, un po’ dai cantanti da pianobar, da matrimonio, è figlio di quel sottobosco alter musicale che dà linfa vitale alla vita artistica dell’Italia.

Sei una persona timida?

Stai parlando con Andrea? Ci sono due persone in questo momento, c’è Andrea e poi c’è Ruggero, che è nell’aria. Andrea è molto timido ed è per questo che manda sul palco Ruggero, perché poi basta un’acconciatura e un vestito elegante e l’attore che è in me si trasforma. Il timido però di base starebbe bene chiuso in casa, è un orso più che un timido. Andrea degli Orsi e Ruggero de i Timidi.

Hai da poco pubblicato il tuo secondo album, “Giovani Emozioni”, in cui ti ispiri ai cantautori degli anni ’70. Come ti è venuto in mente di fare un viaggio nel nostro cantautorato?

È stata un’esigenza che sentivo forte, più che altro perché andando in giro per le varie date che abbiamo sparse per l’Italia, era un periodo che ascoltavo sempre o Ivan Graziani o De Andrè, De Gregori e tutta quella tipologia di cantautorato ’70-’80, e ho detto “sarebbe bello fare un album di questo tipo”. Non c’è stata un’esigenza, “un’urgenza”, il fatto che la musica o l’intrattenimento stessero andando verso questo, ma proprio un “mi piace, lo faccio”. La bellezza di fare questo lavoro come lo facciamo sia io che mia moglie, è che ci alziamo la mattina e diciamo “cosa facciamo oggi?” e ci inventiamo qualcosa che tendenzialmente piace anche al pubblico, però a volte non è necessario.

Nella presentazione dell’album dici che fortunatamente gran parte degli autori sono morti, perché non ti possono venire a denunciare…

Per fortuna non direi, io vorrei che De Andrè fosse ancora qua. Da poco tra l’altro è stato ricordato…

È una battuta ovviamente, ma a volte mi chiedo cosa potrebbe dire Battiato se per caso sentisse “La canzone dell’estate”, nella quale è condensato tutto il suo repertorio. Mi fanno molto ridere i commenti che leggo su Youtube dove mi scrivono “Ma solo a me ricorda Battiato?”, “Eh, ma è uguale a Battiato!” No, è proprio una cifra stilistica quella di andare a recuperare tutti quei cantautori, come anche Bertoli in “Vibratore” o non so, c’è un po’ di Battisti in “Rimming”, che però ricorda Rimmel, insomma è tutto un gioco di rimandi che a me piace molto e spero anche a chi ascolta l’album.

È un album maturo?

È molto maturo! Io di cose mature me ne intendo. È un album maturo perché è stato registrato con un produttore di quelli veri che è Lorenzo Cazzaniga, che ha curato tutta la parte audio con dei turnisti, tra cui Davide Brambilla, Nano Orsi alla batteria, turnisti di fama nazionale, ecco.

Hai portato in giro un tour che ha le caratteristiche del Musical. Cosa deve aspettarsi il pubblico dai tuoi spettacoli?

Un musical. Solo che i musical veri hanno impianti scenografici, hanno i ballerini, la musica dal vivo (spesso ma non sempre); noi siamo in due, io e mia moglie, anzi Ruggero e Fabiana Incoronata, che sono i nostri alter ego. Giochiamo a fare il musical, ma sono solo dei pretesti per raccontare una storia e far partire delle canzoni e noi lo facciamo in maniera molto alternativa giocando sul genere e inserendo degli sketch comici tra una canzone e l’altra e c’è tutto il repertorio di Ruggero più qualche chicca inedita.

In che senso ti proponi come il nuovo Roberto Bolle?

Perché Roberto Bolle balla e anch’io ballo, per cui anch’io sono Roberto Bolle proprio per la proprietà transitiva. Non dico alla gente che ballo malissimo, però ci provo. Questo è importante, provarci sempre.

Domanda Nonsense: Karaoke o Pianobar?

Eh, mi fai una domanda molto interessante, perché il pianobar lo subisci non ascoltandolo, a volte, e, a volte, il pianobar ha quell’alone di tristezza, sia in chi lo fa che in chi lo ascolta, se poi chi lo fa lo fa male o lo fa pensando “dovevo essere una grande star e invece sono qui a fare pianobar”, come dico anche nella mia canzone; il karaoke invece ha quell’alone molto più ignorante, ma anche più partecipativo, in cui tutti si mettono in gioco. Forse ti direi pianobar, perché nel pianobar c’è la vera sofferenza di chi fa il pianobar.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!