No Report – A lezione di storia della musica con i Pixies

Due ore ininterrotte di musica, un pubblico da tutto esaurito e la stessa grinta di sempre.

È andato così il live dei Pixies alle Ogr di Torino, che hanno realizzato una serata a tema storia della musica, nonostante per loro il tempo sembri non passi mai.

Quella Torinese è una delle due tappe italiane del tour europeo di Beneath the Eyrie, nuovo album della band statunitense.

Le sonorità del nuovo lavoro in studio sono fedeli al classico stile Pixies, anche se Black Francis sembra aver sostituito, gli acuti graffianti e i falsetti, che spesso hanno caratterizzato i suoi brani, con un cantato quasi cupo, più raccolto, basso e pacato.

Potrebbero semplicemente girare il mondo portando un best of dei loro brani più amati e invece dopo una lunga pausa, sono tornati in studio per ben tre volte negli ultimi anni, rispettivamente con Indie Cindy (2014), Head Carrier (2016) e quest’ultimo Beneath the Eyrie, pubblicato poche settimane fa e nel quale non mancano brani coinvolgenti, su tutti Bird of Prey.

Il live scorre ad un ritmo altissimo, un brano dopo l’altro senza pause o interazioni con il pubblico, neanche la fatidica finta chiusura del concerto con annesso ritorno da parte del gruppo statunitense, soltanto un caldo saluto con inchino di gruppo a fine concerto.

Atteggiamento questo così concentrato che va totalmente a beneficio degli spettatori, che assistono all’esecuzione di ben 37 pezzi, nella quale è presente il meglio della discografia della band di Boston.

Da Dead a Gouge Away, da Bone Machine a Caribou, passando per l’immancabile Where is my mind? Preceduta da Mr. Grives e poi Hey, Debaser, Monkey Gone to Heaven, Tame, insomma proprio tutte.

Lo stile impeccabile di sempre per il chitarrista Joey Santiago che, pizzetto ormai imbiancato a parte, si presenta con la solita coppola siciliana in testa e la solita teatrale presenza scenica, la quale non manca neanche al batterista David Lovering, che durante il live si distingue per la cura, lo stile proprio e la pulizia con la quale si destreggia alla batteria, un musicista d’altri tempi.

Un fiore rosso che non passa inosservato quello attaccato al manico del basso di Paz Lenchantin, che con grazia ha sostituito Kim Shattuck (la quale dal 2013 aveva sostituito l’iconicissima Kim Deal), deceduta purtroppo proprio il 2 ottobre scorso a seguito di complicazioni dovute alla SLA. Chissà che quel fiore non sia stato una dedica da parte della Lenchantin alla Kim che l’ha preceduta.

Un live di rara qualità che rispolvera l’animo rock del pubblico di ogni fascia d’età che ha partecipato.

Serate che periodicamente dovrebbero sempre essere vissute.

Alla prossima lezione di storia della musica!

La scaletta della serata:

Cecilia Ann

St. Nazaire

Rock Music

Isla de Encanta

River Euphrates

On Graveyard Hill

Wave of Mutilation

I’ve Been Tired

Brick Is Red

Dead

Los Surfers Muertos

Caribou

U-Mass

Monkey Gone to Heaven

Planet of Sound

Nimrod’s Son

Bird of Prey

Ed Is Dead

Cactus

Ready for Love

Here Comes Your Man

Motorway to Roswell

Catfish Kate

Ana

Mr. Grieves

Where Is My Mind?

Death Horizon

Vamos

The Holiday Song

Daniel Boone

Velouria

Gouge Away

Bone Machine

Hey

Debaser

Tame

No. 13 Baby

Autore dell'articolo: Giuseppe Fossi

Avatar