No Report – Billy Corgan, un alieno al Vittoriale

Finalmente, Billy. Dopo l’annullamento della precedente data italiana del tour acustico, originariamente prevista in concomitanza con le date del ritorno degli Smashing Pumpkins, non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di vedere dal vivo Billy, pardon, William Patrick Corgan, curiosi di vedere e sentire all’opera in chiave acustica il carismatico cantante.

Ad accoglierci, la sempre splendida cornice del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS): in una delle notti più calde degli ultimi anni, il teatro della storica dimora dannunziana ha beneficiato di una brezzolina rigenerante proveniente da Nord Ovest, che ha consentito ai tanti spettatori accorsi di godersi al meglio la serata, nonostante la calca da quasi tutto esaurito.

Lo show si apre alle 20:45 con l’esibizione di Katie Cole, folksinger australiana armata di chitarra e grinta, che sfida il caldo con musica e simpatia creando un atmosfera piacevole in attesa di Corgan. Sono in pochi a conoscere Katie, ma il suo atteggiamento sorridente e la bellezza delle sue canzoni – piacevolissime piéce folk dal sapore agrodolce, sulla scia della tradizione di star del genere come Emmylou Harris – conquistano i presenti, che la ascoltano con interesse per tutta la quarantina di minuti dell’esibizione. Tanti meritati applausi fino alla fine, per la brava Katie, che lascia il palco soddisfatta.

Passano un bel po’ di minuti fra ultimi ritocchi e verifiche alla  strumentazione molto minimale presente sul palco, quando ecco che, verso la fine dell’ora blu, mr. William Patrick Corgan fa il suo ingresso sul palco. Completamente vestito in nero e con maniche lunghe in barba al caldo, il leader degli Smashing Pumpkins incede un po’ stupito dall’affetto del pubblico, che lo chiama per nome (“Billy”, ovviamente) e lo applaude calorosamente ancor prima di iniziare.

Un breve saluto, ed ecco che Corgan imbraccia la sua chitarra, una splendida acustica laccata di nero sulla quale spicca una stella bianca, iniziando a cantare brani dal suo repertorio solista: non tutti fra il presenti conoscono questi brani ed è chiaro che molti sono lì per ascoltare i pezzi dei Pumpkins, però sembra scattare subito la classica scintilla fra artista e pubblico e la serata assume da subito connotazioni magiche.

Il cantante, originario di Chicago, è infatti decisamente in forma, e cerca di vincere una evidente timidezza mostrando una padronanza del palco da vero maestro: Billy canta con voce intensa e magnetica brani che parlano di sé e della sua visione del mondo, catturando l’attenzione di tutti i presenti e strappando applausi sinceri alla fine di ogni canzone. Si è stabilito un contatto speciale, complice anche la particolare bellezza della location, e Billy pian piano si lascia andare, scherzando, raccontando brevemente le storie che hanno ispirato le canzoni della prima parte del set e divertendosi a lanciare plettri della propria chitarra in platea di tanto in tanto.

Due brani di questo primo set – “Buffalo Boy” e “Dancehall” – sono eseguiti in duo con Katie Cole, riaccolta con piacere dal pubblico del Vittoriale, e verso la fine Corgan si sbottona ulteriormente, dedicando la meravigliosa “Aeronaut” ai due figli e raccontando la storia di “Half-Life of an Autodidact”, brano dedicato alla memoria della nonna di origini italiane, Concetta DiBartolo, che offre spunto per un divertente riepilogo delle sue origini europee, con antenati belgi ed italiani, ed una digressione sul suo amore per gli alieni, legato forse al fatto che egli stesso sembra quasi uno di essi.

Un breve inchino di Billy, ed ecco che il set si chiude per una pausa di venti minuti in cui scambiarsi qualche impressione: nell’aria c’è molta elettricità e l’entusiasmo per lo show è generale, con Billy che si è perfettamente calato nel ruolo di folksinger, con uno stile che a tratti ha ricordato ora la drammatica intensità Neil Young, ora la quiete dopo la tempesta del grunge acustico. Una sorpresa un po’ per tutti, così come l’affabilità sorniona di Corgan, che come avremo modo di vedere sarà ancora più evidente nella seconda parte del set.

Il cantante rientra per la parte di concerto destinata alle canzoni scritte per gli Smashing Pumpkins e l’entusiasmo è tale che egli stesso ne rimane contagiato: mentre lo staff gli cambia chitarra – sempre uguale, ma con accordature specifiche per ogni brano – William Patrick si fa più loquace, scherzando spesso e  godendosi l’affetto del pubblico italiano, che adesso lo accompagna ai cori pressoché in ogni brano.

L’esecuzione di Billy è sempre perfetta ed impeccabile, con una perfetta padronanza tanto della chitarra acustica, quanto del pianoforte, nonostante si sia schernito a proposito di quest’ultimo strumento, raccontandoci come agli inizi lo suonasse “like a Panda”: intanto, l’esecuzione di pezzi storici come “Thirty-Three”, “Tonight, Tonight”, “1979” e “Disarm”, regala momenti di pura commozione che colpiscono il cantante, che si sbottona ulteriormente raccontando di come ancora non si capaciti del successo di “Mellon Collie”, album concepito in un momento difficile ed essenzialmente legato al tema della morte di persone care come la madre. In tutto ciò anche un brano del periodo Zwan come “Endless Summer” raccoglie il suo meritato scroscio di applausi, e spesso Billy si ritrova con stupore a posticipare di qualche secondo l’inizio del pezzo seguente, per consentire al pubblico di finire di tributargli i meritati applausi: è molto bello il momento in cui, verso la fine del set, è lui a ringraziare il proprio pubblico, dicendo quanto esso sia fondamentale, che sia per loro che egli scrive le sue canzoni.

Alla standing ovation che con “Disarm” chiude il secondo set, seguono applausi continui che riportano subito in scena Billy Corgan: il pubblico in platea si accalca sotto palco per godersi prima una delicata interpretazione di “To Sheila”, poi una entusiasmante “Today” cantata pressoché per intero dal pubblico del Vittoriale, con Billy a guidare tutti insieme alla chitarra, cantando da solo solamente le strofe finali, prima dei saluti finali nei quali si scioglie in un vero sorriso e dà la mano ad alcuni fortunati rimasti sotto il palco ad acclamarlo.

Ammettiamo di uscire dal Vittoriale stupiti: siamo giunti aspettandoci un’esibizione intimista di un altero personaggio della scena alt-rock, e invece Billy Corgan ci ha sorpresi con un’esperienza conviviale, nella quale egli è riuscito ad aprirsi al pubblico come artista e come uomo, dominando il palco tanto con la propria arte, quanto con la sua personalità, mostrandosi personaggio carismatico e profondamente umano, grazie ad un’inattesa affabilità che ha consentito a tutti i presenti di sentirsi davvero vicini a lui in questa particolare esibizione.

Una serata in cui abbiamo sia imparato ad amare i meno noti brani del repertorio solista, sia adorato le intense e a tratti struggenti rielaborazioni dei pezzi scritti con Jame Iha e soci, in un concerto che ricorderemo fra i momenti più indimenticabili di questo ricco 2019, e non solo.

 

 

Primo set:

  1. Hard times
  2. To Scatter One’s Own
  3. Faithless Darling
  4. Apologia (Poppies… Sleep)
  5. Cri De Couer
  6. Buffalo Boy – con Katie Cole
  7. Dancehall – con Katie Cole
  8. Aeronaut
  9. Processional
  10. Half-Life of an Autodidact
  11. The Long Goodbye
  12. Mandarynne

 

Secondo set:

  1. Wound
  2. Thirty-Three
  3. Spaceboy
  4. Violet Rays
  5. Endless Summer
  6. Tonight, Tonight
  7. Shame
  8. 1979
  9. Travels
  10. Disarm

 

Encores:

  1. To Sheila
  2. Today

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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