Festival delle lettere

No Report – Dear Music, una notte multiculturale al Festival delle Lettere

Notte speciale, quella del 14 Settembre in quel di Bergamo Alta: complice la concomitanza con l’edizione 2019 de “I Maestri del Paesaggio”, che ha magicamente trasformato Piazza Vecchia in un bosco magico, lo spettacolo “Dear Music” ha potuto godere di una cornice ulteriormente suggestiva. Organizzato all’interno della XV edizione del “Festival delle Lettere”, quest’anno di stanza a Bergamo, lo spettacolo ha coinvolto quattro giovani cantautori affidando ad ognuno di essi il compito di allietare i presenti ora con alcuni brani del proprio repertorio, ora con la lettura di alcune epistole particolarmente significative.

Sul palco del suggestivo Teatro Sociale di Città Alta si alternano così due importanti nomi nella scena musicale contemporanea come Diodato e Maria Antonietta, a quelli di due artisti emergenti dal grande talento come il romano Mirkoeilcane e il giovane Federico Braschi.

Lo spettacolo, completamente gratuito, inizia attorno alle 21:15 con la platea del teatro gremita: ad inaugurare la serata è proprio Braschi, che sale sul palco del Sociale armato della propria chitarra acustica intonando un’intensa versione del suo brano intitolato “Il cuore degli altri”. Il giovane cantautore romagnolo regala ai presenti un’interpretazione coinvolgente e ricca di pathos, che bene anticipa il tema della serata, che vuole essere occasione di una profonda riflessione sull’uso delle parole come mezzo per colmare ogni distanza fra le persone, sia essa fisica, temporale, culturale o sociale.

In seguito a questo primo pezzo, giunge sul palco il DJ Carletto di RTL 102.5, che con simpatia introduce gli artisti dando alla serata quel tocco necessario di garbata leggerezza, mettendo a proprio agio i protagonisti della serata ed il pubblico stesso.

Dopo questa introduzione, sale sul palco il romano Mirkoeilcane, al secolo Mirko Mancini. Con simpatia guascona e una romanità verace d’altri tempi, il giovane cantautore imbraccia anch’egli la propria acustica, proponendo due ironici pezzi tratti dal proprio repertorio: prima la nota “So’ cantautore”, che suona come una autentica lettera di presentazione e viene accolta con grandi applausi dal pubblico, quindi la caustica “Per fortuna” che, parlando dell’amore smodato per noti telefonini e gingilli tecnologici, ci mostra proprio come questi mezzi aumentino le distanze fra le persone e la realtà stessa.

Lo spettacolo entra nel vivo con la lettura di due lettere da parte di Mirko: la prima è la bozza di un suo brano, divenuta di fatto una lettera d’amore alla sua Roma, così bella nonostante il disinteresse dei concittadini; la seconda una malinconica lettera di un carcerato, che parla di amore e vita dalla sua cella che lo tiene lontano dal mondo. Nella spontaneità di Mirko, le due lettere colpiscono particolarmente tutti i presenti, e l’artista è bravo a stemperare l’atmosfera proponendo alla fine la simpatica “Se ne riparla a settembre”, prima di salutare tutti e ricevere un meritato tripudio di applausi per un’esibizione da autentico veterano, nella quale ci ha fatto riscoprire la grande canzone d’autore romana.

Viene il turno di Maria Antonietta, che in elegante mise nera prende silenziosamente possesso del palco, per intonare una languida versione acustica di “Deluderti”, la title track dell’ultimo album uscito nel 2018. Unica fra gli artisti presenti questa sera ad aver pubblicato un libro – la recente raccolta di racconti “Sette ragazze imperdonabili” – la cantautrice di Senigallia rompe il ghiaccio subito dopo il brano, mostrando di trovarsi a suo agio in questa manifestazione, che così bene unisce due modi di scrivere molto affini, quello cantautoriale e quello epistolare. Maria Antonietta si sposta subito sul leggio, interpretando una prima lettera da lei stessa composta ed inserita nel suo libro: partendo dal ritrovamento di un passerotto morente, in questa lettera aperta la protagonista offre una toccante riflessione esistenziale ricalcando le orme e lo stile della poetessa statunitense Sylvia Plath. Sono le 22:00 e il “Campanone” di Città Alta suona i suoi celebri rintocchi nel clou della declamazione: un tocco di pathos ulteriore assai apprezzato dalla cantante e dal pubblico. Resta il tempo per leggere una seconda lettera ad una città ideale, richiamando così il tema principale di questa edizione ossia “Lettera alla mia città”, e per interpretare con grazia altre due canzoni: “Questa è la mia festa” e “Vergine”, la cui atmosfera molto richiama il tono intimo della prima lettera.

Dopo l’intermezzo con Carletto ed un meritato doppio applauso, tocca a Diodato salire sul palco, accolto da un caloroso applauso che sembra sorprenderlo. Il cantante di origine pugliese attacca con “La luce in questa stanza”, regalando subito ad un pubblico entusiasta una delle sue interpretazioni struggenti. Dopo questo brano, che suona appunto come una lettera che con la sua dolcezza esprime un profondo senso di mancanza e distanza, Diodato sceglie di leggerci due lettere brevi, quasi dei bigliettini, scritte negli anni ’30, che nella loro semplicità ci raccontano la nascita di un grande amore: è quello dei suoi nonni Salvatore e Rosetta, e non possiamo che rimanere colpiti tanto dalla cura che il cantante ha posto nel portarci questa testimonianza, quanto soprattutto dalle parole capaci di esprimere nella loro semplicità un profondo e rispettoso sentimento.

Il cantante interpreta a questo punto la toccante “Mi si scioglie la bocca”, con la quale idealmente ci fa pensare alle emozioni provate dal nonno non appena vide la sua innamorata, per poi proporci un’altra toccante lettera scritta da una nipote proprio all’amata nonna, ricordandola e festeggiandola in quello che sarebbe stato il suo compleanno. Capace di interpretazioni accorate e ricche di sentimento sia cantando, sia leggendo queste lettere, Diodato chiude in maniera trionfale con “Adesso”, il suo classico sanremese interpretato con particolare intensità, che gli vale il meritato tripudio da parte del pubblico.

Chiude la serata Braschi, che interpreta con trasporto e voce profonda la lettera di una ragazza in cui viene descritto un viaggio in bus lungo le valli verso la propria scuola, dopo di ché si radunano sul palco gli artisti per salutare il pubblico e ricevere una meritata ultima dose di applausi. Con tutti i posti a sedere esauriti, “Dear Music” è stata a tutti gli effetti un grande successo: nella sua formula che prevede semplicemente la presenza di quattro artisti giunti per interpretare alcune canzoni del proprio repertorio, alternando la musica alla lettura di alcune epistole che abbiano avuto per loro un profondo significato, la manifestazione ha trovato una splendida alchimia in cui musica e scrittura si intrecciano, lasciando profonde emozioni al pubblico così come agli stessi cantanti.

Nella pur breve esibizione di questi artisti, siamo rimasti molto colpiti dalla cura con cui ognuno ha scelto le proprie lettere e canzoni, trovando un suggestivo trait d’union fra forme d’arte diverse seppur complementari ed esplorando ciascuno un tema specifico, legato alla propria vita e personalissima sensibilità. Manifestazione unica nel suo genere, “Dear Music” è un caso unico di multiculturalità nel panorama musicale italiano, ben valorizzato dalla scelta dei suoi protagonisti e da una location di rara bellezza. Un plauso agli organizzatori del Festival delle Lettere, rassegna capace di far riscoprire il fascino delle epistole scritte a mano e dell’uso sapiente ed elegante della parola, coinvolgendo un pubblico variegato grazie ad una serie di spettacoli musicali e teatrali: uno splendido esempio di sincretismo culturale da seguire e sostenere.

 

Mirkoeilcane, Braschi, Maria Antonietta, Diodato e Carletto

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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