No Report – I Tre Allegri Ragazzi Morti ad Ortigia

I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno scelto una venue di tutto rispetto per la loro data siciliana, ovvero il Castello Maniace di Ortigia, un luogo dotato di un fascino mozzafiato, affacciato sul mare.

Fan provenienti da ogni parte della Sicilia, non si sono lasciati sfuggire l’occasione di indossare le proprie maschere e di far tappa a Siracusa, per ascoltare una delle band più longeve e originali del nostro panorama musicale.

I Tarm sono una garanzia di buona musica e divertimento da sempre, ma in questo tour la curiosità era maggiore, visti i suoni scelti per l’ultimo lavoro “Sindacato dei Sogni”. L’album faceva presagire un concerto da non perdere, un live maturo e con suoni di altissimo livello e la data siciliana non ha disatteso le aspettative, anzi.

Si parte col lunghissimo strumentale di “Una ceramica italiana persa in California”, che inizia a far muovere il pubblico e a riscaldare la platea, una partenza col botto che ci catapulta nelle ambientazioni californiane dell’ultimo lavoro. La band viene accolta con un applauso e si prosegue con “Calamita”, “C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno”, “Difendere i mostri dalle persone”, tutti brani dell’ultimo album che il pubblico già conosce a memoria.

Si fa un salto nei precedenti album e nei brani più amati con “I cacciatori” e “Alle anime perse” entrambi contenuti nel disco “Nel giardino dei fantasmi”.

Toffolo si complimenta col pubblico notando che “nessuno è ossessionato dal telefono stasera”, commento che anticipa “Persi nel telefono”.

È il momento di “una canzone vecchia, piuttosto vecchia. Siete ragazzini e forse non conoscerete una canzone scritta per tutte le ragazze che nella vita hanno fatto le cameriere”. Ma ovviamente il pubblico a queste parole esulta, attendendo con ansia uno dei pezzi storici della band, che ovviamente conoscevamo tutti benissimo: “Il principe in bicicletta (la canzone della cameriera)”.

Si prendono una piccola rivincita con i fan, ricordando “quando i Tre Allegri Ragazzi Morti pubblicarono un disco reggae e in molti avevano storto il naso”, intanto quel disco (Primitivi del futuro) ci ha regalato brani come “Puoi dirlo a tutti”.

Si continua con “La faccia della luna” e la chicca “Codalunga”.

Toffolo torna a parlare col pubblico, ironizzando sul fatto che spesso dimentichi le parole dei brani “e anche questa volta potrete dirlo in giro che ho dimenticato le parole”. Tutti ridono e, sbirciando sotto la maschera, ci accorgiamo che è entusiasta dell’accoglienza ricevuta durante questo live.

Si torna al nuovo album con una “canzone nuova scritta a Genova da un mio amico che si chiama Mattia”, questa canzone è “Accovacciata gigante” per poi proseguire con “Caramella” e “AAA Cercasi”.

C’è anche un momento malinconia durante il live. Toffolo chiede chi fosse al Taxi Driver di Catania nel ’96 e qualcuno alza la mano, vincendo il premio di fan della prima ora. Arrivano due vecchi brani “Catena” e “Voglio”, per poi metterci a cantare tutti a squarciagola sulle note di quello che credo sia il brano più amato della band: “Il mondo prima”.

Toffolo scherza un po’ col pubblico, mostrando la sua felicità nell’essere “in Sardegna”. Tutti ridono, ma nella sua ironia dice anche delle grandi verità: “Non è più il periodo della grande musica, ma delle merci. Allenate il vostro algoritmo ad ascoltare la musica che vi piace, non quella che vi impongono”. Parte un meritatissimo applauso, quasi un’ovazione.

Quello che succede in platea da questo momento in poi è indescrivibile. Uno dopo l’altro arrivano i brani più amati della band e si comincia a ballare e cantare sulle note di “La mia vita senza te”, “Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll”, “Di che cosa parla veramente una canzone, “La tatuata bella”.

Si va verso la fine, è tardi, chiedono se ancora sia possibile utilizzare gli amplificatori, ricevono conferma e, dopo averci confessato che non erano mai stati ad Ortigia e di essersi innamorati di questo luogo, ascoltiamo gli ultimi brani: la prima canzone dei Tarm che ancora vale come una bandiera, “Mai come voi”, per chiudere col coro della platea sulle note di “Occhi bassi”.

Che dire, pochi concerti riescono così bene, non sempre si crea quella magia che ti porta a cantare dall’inizio alla fine di un live. Quello che abbiamo visto stasera non è stato solo un semplice concerto, ma un ritrovo tra amici di vecchia data, con la colonna sonora di una vita.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!