No Report – Il report di Ypsigrock con The National e Spritualized

Quanto tempo è necessario per superare la nostalgia per la fine di un’edizione di Ypsigrock?

Se lo chiedono in tanti, perché dopo 4 giorni trascorsi dentro una bolla, tornare alla realtà è davvero dura.
Descrivere la magia di Ypsigrock, uno dei boutique festival più importanti d’Europa, a chi non ha mai vissuto quest’esperienza non è semplice. Comincerei raccontando il luogo in cui si svolge, Castelbuono, un piccolo borgo vicino Palermo i cui abitanti sono di un’ospitalità e di un calore fuori dal comune, dove il tempo sembra essersi fermato e dove mangiare qualcosa da Fiasconaro è sport nazionale.

Proprio il fattore tempo è una delle caratteristiche di questo festival. Arrivati lì, infatti, tutto si dilata e se ne perde la cognizione. Le ore vengono scandite dai concerti, mai così puntuali come qui a Castelbuono.

Quello che resta della mattina, dopo una notte quasi insonne per via dei live, lo si trascorre o al mare, nelle splendide spiagge delle vicinissime Cefalù e Pollina, oppure assaggiando i prodotti tipici locali, che gli abitanti offrono nell’infinita degustazione che è il centro del piccolo borgo.

Tra formaggi, salumi, manna (che è il prodotto tipico locale), il panettone di Fiasconaro, gelati, granite, panelle e un giro nei rinomati ristoranti della zona, si arriva carichi di energia per i caldissimi concerti pomeridiani.

Dopo il welcome party al campeggio di Ypsig, sulle note di I’m not a blonde e Canarie, si entra nel vivo delle giornate del festival.

Le bollenti venue che infiammano i pomeriggi ypsini sono il Chiostro di San Francesco e l’ex Chiesa del Crocifisso, la vera prova di resistenza del festival, dove le temperature salgono vertiginosamente.

 

Il Chiostro

Iniziamo parlando del Chiostro, dove abbiamo avuto modo di scoprire molti talenti. Nella nostra classifica personale dei live più belli di questo palco c’è sicuramente quello de La Rappresentante di Lista, in totale stato di grazia per questa data e a dire il vero per tutto il tour. Una formazione piena di grinta e teatralità, che per l’occasione si è presentata sul palco con Veronica e Dario vestiti in un abito unico, formato da una rete enorme, opera della palermitana Casa Preti. Sicuramente una delle esibizioni più coinvolgenti di tutto il festival, che ci ha fatto saltare nonostante le temperature lo sconsigliassero. Non ci stupiremmo se a fine anno venissero consacrati come la band più rappresentativa di questo 2019 italiano.

Altra esibizione memorabile del Chiostro è stata quella degli Huntly, band elettronica di Melbourne, che ci ha stupiti con suoni insoliti, voci magicamente modificate e pezzi coinvolgenti. Hanno amato così tanto il festival da rimanere a Castelbuono per tutta la sua durata, rendendosi disponibilissimi ad una chiacchierata con i fan e a qualche selfie. Alcuni si chiedono se siano ancora lì…

Ultima band da segnalare su quel palco, sono certamente i Whitney, che non hanno deluso le grandi aspettative che ruotavano intorno alla loro esibizione. Ci hanno intrattenuto per più di un’ora, proponendoci anche qualche nuovo brano e portandoci una ventata d’aria fresca in un caldissimo pomeriggio di metà agosto.

 

Ex Chiesa del Crocifisso

Trasferiamoci nella Ex Chiesa del Crocifisso, dove c’è stata una sola regina incontrastata, la nostra Giungla, che ha reso infuocate le temperature all’interno dell’edificio portando sul palco tutta la sua grinta. Una delle nostre più grandi artiste, di quelle che potrebbero fare il salto e conquistare il mondo. Non siamo rimasti sorpresi che tra il pubblico si ascoltassero solo commenti positivi.

Altre esibizioni da segnalare sono state quelle dell’eclettico Alberto Fortis e degli /Handlogic, altra formazione tutta italiana che non sfigurerebbe su un palco internazionale.

 

Ypsigcamping

Tutta un’altra musica, quella che abbiamo avuto modo di ascoltare all’ Ypsicamping la mattina del 10 Agosto, quando su un palco assolatissimo hanno fatto capolino Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo per omaggiare il grandissimo Nick Drake con lo spettacolo “Way to Blue”, dove il talento dell’indimenticato Drake si è incontrato con l’arte e la simpatia del duo, capace di catapultarti nel suo mondo, facendoti una vera e propria lezione di arte e musica, che spesso ci ha fatto sorridere, ma altrettanto spesso ci ha fatto emozionare, grazie a racconti privatissimi e commoventi. Grazie a loro anche Nick Drake ha avuto il suo Ypsi Once.

 

Castello dei Ventimiglia

Una fila interminabile si inerpicava fino a raggiungere il Castello durante l’ultima giornata del festival, perché al suo interno si esibiva un altro grandissimo talento di questa edizione di Ypsig: Ólöf Arnalds. La sua esibizione, in cui l’artista si è raccontata davanti agli occhi incantati dei pochi fortunati che sono riusciti ad entrare, è stata pura magia.

 

Piazza Castello

Infine, ci spostiamo sul palco di Piazza Castello, chiamato Ypsi Once Stage per via della regola secondo la quale gli artisti non possono mai esibirsi al festival per più di una volta con la stessa formazione,  sul quale si sono avvicendati i nomi più attesi, alcuni che abbiamo potuto ammirare sotto una nuova luce ed altri che abbiamo ascoltato per la prima volta, innamorandocene.

La prima ad esibirsi è Dope Saint Jude, vera dinamite da palco, nata in Sudafrica, che ha portato temi importanti, quali quello dell’istruzione aperta a tutti e del femminismo. Grazie all’aiuto di una dj e di un’altra mc, ha intrattenuto e coinvolto la piazza, facendosi amare dal pubblico di Castelbuono.

Vero e proprio flop di quest’edizione di Ypsigrock sono di certo le Let’s Eat Grandma, che ci hanno presentato un’esibizione molto scenica, ma a dir poco monotona. La loro vera debolezza è stata quella di alternarsi a vari strumenti, senza dimostrare un eccessivo talento nel suonarli, proponendo pezzi con arrangiamenti molto simili e non brillando in intrattenimento. Unica a salvarsi la batterista, che però da sola non ha potuto evitare il flop. Bocciate!

Subito dopo arrivano i tanto attesi The National, uno dei colpi più riusciti nella storia di Ypsigrock, che si presentano dichiarando sin da subito la loro voglia di offrirci “un concerto pro capite” e così è stato. Il leader della band, Matt Berninger, si è esibito da ogni angolo della piazza, raggiungendo uno per uno tutti i suoi fan, ancora increduli per quanto vissuto. Visibilmente affascinato dal luogo e colpito dal pubblico del Festival, non si è mai risparmiato, portando a casa un’esibizione memorabile non solo per questa edizione, ma per l’intera storia della manifestazione. Da brividi il finale acustico sulle note di “Vanderlyle Crybaby Geeks”, in cui tutta la piazza cantava all’unisono davanti alla formazione che ammirava stupita tanta bellezza e sembrava non voler più andare via da lì.

Piazza Castello, nella sua seconda serata ci fa ballare felici sulle note di Baloji, che ha iniziato in punta di piedi, crescendo brano dopo brano, facendosi amare e ricevendo l’affetto del pubblico che gli urlava “One more song” a ripetizione, travolgendolo d’emozione. Da tenere d’occhio.

Si prosegue con WWWATER i cui volumi un po’ troppo alti hanno spinto qualcuno ad allontanarsi.

Dopo di lei, una delle più grandi rivelazioni di Ypsigrock: i Giant Rooks. Siamo pronti a scommettere su di loro, come una delle più interessanti formazioni emergenti. Non ci stupirebbe vederli, nel giro di poco tempo, in veste di headliner dei più grossi festival internazionali. La loro carica esplosiva, i pezzi coinvolgenti, il pubblico completamente impazzito che è corso ad abbracciarli a fine live, fanno di loro un potenziale successo mondiale. Bel colpo, Ypsig!

Che dire poi dell’esibizione di David August con tanto di tributo a Lucio Battisti!

L’ultima serata al Castello si chiude con un nodo in gola e le esibizioni dei Pip Blom e dei Wispering Sons, seguite dalla carica dei Fontaines D.C., che hanno fatto partire un pogo infinito in piazza e hanno confermato le aspettative che ruotavano intorno alla loro performance.

Il gran finale, un finale tanto atteso negli anni, è con gli Spiritualized di Jason Pierce. Cuore in gola e lacrime agli occhi, ci siamo immersi in qualcosa di magico. E la magia di questa piazza ha toccato anche la formazione, visibilmente stregata da Castelbuono. Il nostro Spaceman, seduto e un po’ affaticato, ci lanciava ogni tanto uno sguardo, mentre la magia del coro gospel ci faceva sognare.

La loro “Stay With Me” sarà per sempre la colonna sonora di questo Ypsig 2019.

Che parta il conto alla rovescia per la prossima edizione, perché noi con la mente siamo già lì.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!