No Report – Il racconto del KEEPON LIVE FEST 2018

Il mio insegnante di social media marketing diceva che, sebbene ci siano regole che funzionano, nel web accadono eventi imprevedibili, al massimo analizzabili a posteriori. A determinarli, fattori tipicamente umani, come il bisogno d’appartenenza, di identificarsi e il bisogno di sentirsi amati. Accade nel web, accade nella musica.

Ad aggiudicarsi cachet da capogiro e valanghe di like non sono canzoni ben scritte quanto, piuttosto, brani capaci di toccare la ferita che abbiamo alla bocca dello stomaco, quella che ci fa sentire fragili e soli. Ma non si tratta solo di questo. Perchè, se fosse così, esisterebbe una ricetta. E una ricetta non c’è.

Quest’anno, a metà settembre, s’è tenuta al Lanificio159 di Roma la 9a edizione del KeepOn LIVE FEST, il meeting dei Live Club, dei Festival e di tutti i professionisti della musica dal vivo. Un appuntamento straordinario perchè, come il MEI e forse ancora il Tenco, permette a chi opera in questo settore di riconoscersi.

Si tratta di una due giorni dedicata agli “addetti ai lavori”, per analizzare lo stato della musica dal vivo in Italia, tra incontri, panel, dibattiti e gli showcase dei vincitori della KeepOn LIVE PARADE. Da poco, tra l’altro, KeepOn LIVE è diventata un’associazione di categoria, dedicata alla musica dal vivo originale e alla sua promozione.

Quest’anno ho potuto prendere parte solo al secondo giorno, quello dedicato alle nuove idee per i live, alla bolla nei cachet, alla SIAE, all’ecosostenibilità dei festival e ai social.

14 settembre, ore 15.00. Entro nella sala dedicata a “La bolla dei cachet. Confronto diretto tra domanda e offerta per trovare un punto di incontro”. La prima frase che intercetto riguarda il compenso altissimo di alcuni artisti indie, attivi da meno di un anno.

In poche parole, nel mondo dei live club esistono due tipi di musicista: c’è quello che porta tanta gente e che, per questo, chiede un compenso altissimo e quello che, non avendo ancora un seguito, ottiene pochissime date e viene pagato briciole. In mezzo, poco. Ascolto attenta.

I direttori artistici dei locali vorrebbero artisti in hype a meno soldi, per poter vantare un sold out, guadagnando rispetto e denaro. La gestione di un locale costa e lo posso capire. Concentrandosi, però, solo su questo, gli altri musicisti smettono di esistere. O decollano o suonano solo nella propria città. Tra l’altro, la storia ha sempre insegnato che alcune personalità hanno bisogno tempo per “esplodere”, anche di due o tre dischi e tour. Ma non è “colpa” dei gestori, è frutto di un sistema.

Dopo qualche ora inizia il meeting dedicato al Live Marketing Power, ossia a “Come promuovere al meglio un evento live”. Ci sono Lorenzo Giustarini, Aimone Romizi e Denise  – Due dita nel cuore -D’Angelilli. Lorenzo elargisce alcune linee guida ispirate al mondo del marketing e del buonsenso. Aimone e Denise parlano rispettivamente di studio e istinto, progettualità e pancia. Il riassunto potrebbe essere solo quello del mio maestro di social media marketing, a cui stanno fischiando le orecchie dall’inizio di questo report: sebbene ci siano indicazioni che funzionano, nel web accadono eventi non prevedibili, al massimo analizzabili a posteriori. Le regole aiutano, ma funziona quello che viene dalla pancia e che, essendo legato all’identità, è indefinibile.

Proviamo a fare un quadro della situazione? Alcuni progetti musicali, non per forza ricercati o ispirati, stanno funzionando oltre qualsiasi aspettativa. Attorno a questi si è creato un pubblico gigante e, di conseguenza, un’attenzione mediatica potente. Parallelamente, le etichette li hanno presi con sè e i booking hanno iniziato a venderli a cifre impegnative. E i locali? Rimangono lì, a sperare di accaparrarseli per qualche centinaio di euro in meno.

Tutto il resto chiede un sacco di fatica da parte di tutti. Molto probabilmente troppa. Le etichette non rischiano, i booking non se la sentono e i locali, se sono sensibili, li intercettano, ma per poco, altrimenti non sopravvivono.

Qualcuno potrebbe pensare che, quando sono troppe le persone che suonano, sia giusta una selezione. Oggi, però, non vince il più bravo. Quando un sistema cade a pezzi, vince chi non se ne accorge.

In una sola giornata del KeepOn LIVE FEST ho portato a casa una buona valigia di pensieri: il vero problema dei locali è che li frequentiamo solo quando c’è qualcosa che conosciamo. Non li frequentiamo per incontrare persone simili a noi e nemmeno per intercettare progetti nuovi. Siamo troppo distratti per essere curiosi, abbiamo troppo poco tempo per sorprenderci, troppo poco spazio per capire.

Cosa possiamo fare? Uscire più spesso, muoverci, aprirci. E i musicisti? Credo non debbano pensare, debbano suonare e basta. Incondizionatamente.

Oggi non basta fare musica, occorre perdere il controllo, avere fiducia, lasciarsi stupire. Essere e basta.  Se non si trattasse di questo, esisterebbe una ricetta, che tutti seguirebbero già. E una ricetta, come sappiamo, non c’è.

Report di Agnese Ermacora

Foto di Sofia Bucci

Autore dell'articolo: Agnese Ermacora

Agnese Ermacora
Ha collaborato con sei redazioni differenti in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia, ha realizzato un programma sulla salute mentale con Massimo Cirri e ha confezionato – dalla A alla Z – programmi di musica e cucina per Radio Popolare di Milano. Ha coordinato la nascita e lo sviluppo di un portale per l’infanzia, Radio Magica (Premio Andersen e Premio Web2Salute), mediando tra artisti, autori, insegnanti e pediatri. Negli ultimi anni si è trasferita a Roma e si è specializzata nel social media management, storytelling e nella produzione di prodotti culturali per bambini e adulti. In più, si è dedicata al management, alla comunicazione e al booking di musicisti di diversa provenienza. E’ socia dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi ICWA (Italian Children Writers Association –www.icwa.it)