No Report – Tutta l’emozione di Motta ad Ortigia

Il nuovo tour di Motta porta in scena i brani dell’artista con degli arrangiamenti eccezionali, come abbiamo avuto modo di scoprire al Mi Ami Festival, dove il tour è stato presentato in anteprima ed ha lasciato tutti a bocca aperta.

Per questa ragione non ci siamo lasciati sfuggire la data siracusana, nella splendida venue del Castello di Maniace di Ortigia, un luogo che solo a guardarlo ti lascia senza fiato.

Sembra che tale sensazione abbia coinvolto la band, che durante la serata appariva toccata da questa magia e dalla pace che il luogo trasmette.

Due ore di concerto quelle di Motta al Castello, un concerto dove l’artista non si è mai risparmiato, parlando e raccontandosi ai fan, “perché qui in Sicilia non veniamo quasi mai, quindi ne approfitto”.

Si parte con “La fine dei vent’anni”, “Quello che siamo diventati”, “Del tempo che passa la felicità”, “Se continuiamo a correre”.

A questo punto l’artista saluta il pubblico dicendo “Che bello! Ma quanto è bello qui. Ce l’abbiamo fatta a venire in Sicilia!”

Presentandoci il prossimo brano, spiega: “Questa canzone si chiama Mio padre era comunista. Non mi vergogno di avere un pensiero di sinistra anche se non mi sento rappresentato.” Poi torna a scherzare dicendoci: “Mio padre era comunista, ma mio nonno era di Catania e il mio bisnonno di Misterbianco”. Il pubblico, ascoltando queste parole, esplode di gioia e di orgoglio, sentendo un po’ suo questo fantastico cantautore.

Scherza anche sottolineando come il suo sia l’unico pubblico ad andare a tempo.

L’artista continua a raccontarsi, facendo riferimento alla data di Livorno, che ricorderà più volte durante la serata per la sua componente emotiva. “Vi racconto un po’ di fatti miei. Quando sono in giro mi manca tanto la mia famiglia e tutte le volte che vedo il mare penso: ma come faccio a stare così tanto lontano da lui?” Queste parole ci hanno introdotto “Vivere o Morire”, subito seguita da “Sei bella davvero”, brano che parla di una donna transgender, che si conclude col pubblico che canta da solo, mentre Motta lo guarda entusiasta.

Quando finisce una relazione non sempre va male, a volte può andare anche malissimo.” Tutti ridono e Motta rincara dicendo “Lo vedete che non è vero che non rido mai?

Si prosegue con “Chissà dove sarai”.

Introducendo “Prima o poi ci passerà” e “Cambio la faccia”, spiega che: “Sto invecchiando anche io e questo mi porta a pensare che ci debba essere un parallelismo tra ciò che dici e il momento che stai vivendo. Io da vecchio potrò dire di aver fatto di tutto per essere sincero.”

A questo punto chiede al pubblico se ci sono domande. “Risposte non ne ho, ma vi posso raccontare com’è andata la mia vita”.

È il momento della tanto attesa “La nostra ultima canzone”, che viene seguita da un brano scritto a Lampedusa, dove su un caicco un pescatore di nome Enzo gli raccontò che, mentre stava pescando, sentì che da un barcone dei disperati urlavano proprio questa domanda. “Andare a Sanremo a parlare di educazione civica non è stata una grande mossa, ma ce l’ho messa tutta”: “Dov’è l’Italia?”

“Stasera ci stiamo divertendo un botto! Questa canzone parla della prima volta che ho conosciuto la mia compagna. Si è presentata, in realtà, con due bottiglie di vino e una vodka”: “La mia prima volta”.

È tempo di ricordi. Introducendo “Fango”, infatti, Motta ci dice: “Suonavo con un gruppo e ci sono già venuto ad Ortigia. Ricorderò sempre Francesco e Simone, che insieme a me formavano i Criminal Jokers.”

Come sospettavamo dall’atmosfera che si era creata, Motta ci confessa che questo è “il più bel concerto che abbiamo fatto fino ad ora. Trovarsi in una situazione così è stato molto emozionante.” Il pubblico risponde chiamandolo “Ciccio, Ciccio, Ciccio” e solo dopo qualche secondo di smarrimento l’artista realizza che è il modo siciliano di chiamare Francesco e si emoziona per l’affetto ricevuto.

“Purtroppo, o per fortuna, fare il cantautore ti permette di dire cose che non hai il coraggio di dire altrimenti. L’altro giorno ho avuto modo di dire a mio padre le cose che non ho mai avuto le palle di dirgli, gliel’ho cantata e lui ha sorriso e mi basta questo per essere felice. Ditele le cose!” A questo punto ringrazia il pubblico per esserci stato e intona “Mi parli di te”, brano appunto dedicato al padre.

È arrivato il momento di acclamare i bis e il pubblico lo richiama a gran voce, segno che questa è stata una serata speciale un po’ per tutti.

Ci si avvia alla conclusione con “Roma stasera” sulle cui note Giorgio Maria Condemi si scatena a tal punto da sdraiarsi a terra a suonare la chitarra, quasi posseduto da una forza superiore.

“Ci sono volte in cui la musica diventa un’esperienza troppo forte. Noi ci siamo divertiti troppo stasera! È stata una giornata così bella che non ci credevamo, ci aspettavano l’inculata da un momento all’altro e invece no.

“Ed è quasi come essere felice” dovrebbe concludere la serata, ma decidono di farne un’altra, si siedono tutti sul bordo del palco e totalmente in acustico, accompagnati dal pubblico, cantano “Abbiamo vinto un’altra guerra”.

Non si può andare via senza “Ma non a Nottingham”.

Quello di Motta ad Ortigia è stato certamente uno di quei concerti che non dimenticheremo mai!

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!