No Report – Unaltrofestival 2019, notte in rosa al Magnolia

Milano, 2 luglio 2019: siamo molto contenti di giungere al Circolo Magnolia e di avere l’occasione di partecipare ad Unaltrofestival, rassegna anche quest’anno ricca di motivi d’interesse per chi cerca musica di qualità un po’ fuori dagli schemi ordinari.  Giunto alla settima edizione, il festival milanese è ormai un evento classico nell’estate del Magnolia, essendo forse la rassegna che più di ogni altra ha saputo cambiar pelle di anno in anno, rinnovandosi e trovando ogni volta nuovi spunti per lineup a tema: quella che ci attende, in particolare, è una serata pressoché interamente al femminile, nella quale artiste più o meno note saliranno sui palchi del circolo a proporre la loro musica.

Pur apprendendo dell’improvvisa defezione di Jade Bird per motivi di salute poco prima dell’inizio della serata, facciamo il nostro ingresso desiderosi di assistere allo show dal vivo di Anna Calvi, che già l’anno scorso stregò il pubblico italiano con il suo tour, e degli altri interessanti act previsti per questa notte milanese. Il pubblico, purtroppo, non è quello dei grandi eventi, al punto che notiamo subito che saranno il palco piccolo e quello interno ad essere calcati dagli artisti, tuttavia si respira entusiasmo nell’aria ed attendiamo in pieno agio le 20:30 per assistere alla prima performance.

Tocca agli Eugenia Post Meridiem l’onore di aprire le danze sul palco interno: il clima fortunatamente non è insopportabile, così la cantante e chitarrista Eugenia Fora sale sul campo accompagnata dai compagni di band Matteo (basso), Giovanni (chitarra e tastiere) e Marco alle percussioni, che scherzosamente indossano delle buffe parrucche bianche abbandonate poco dopo il primo brano, non appena il clima fra palco e platea inizia a farsi rovente vuoi per l’angustia dell’ambiente, vuoi per l’entusiasmo dei presenti.

Gli Eugenia Post Meridiem sfruttano infatti al meglio la propria occasione, mostrando bravura, grinta ed entusiasmo fin dal primo pezzo: la loro musica è un riuscito mix di sonorità pop/rock dalle forti venature psichedeliche anni ’60/’70 che, banalmente, piace a tutti i presenti. Il quartetto suona con grinta i tre singoli pubblicati sul web (“Low Tide”, l’ultimo “Mad Hatter” e “Blue Noon”) facendosi apprezzare per la spontaneità della propria attitudine rock e la voce di Eugenia, abile tanto al microfono quanto alla sei corde. Della band apprezziamo molto anche le digressioni strumentali, che fra psichedelia e ruvidezza a tratti lo-fi ci mostrano di aver ben appreso la lezione dei maestri del genere. Una bella scoperta che terremo volentieri d’occhio.

Eugenia Post Meridiem

La band genovese non fa quasi in tempo a salutare, che sul main stage della serata attaccano con i loro strumenti i francesi Videoclub, ed ammettiamo di esser rimasti abbastanza di stucco, non appena abbiamo intravisto una così giovane coppia di ragazzi sul palco: i Videoclub sono infatti un duo dedito ad un elettropop danzabile che molto ammicca agli anni ’80, composto dalla diciassettenne Adèle Castillon (voce e tastiera) e dal tastierista e chitarrista Matthieu Reynaud, che scopriamo essere figlio d’arte di Regis, jazzista francese.

I volti puliti e sorridenti dei due ragazzi, insieme alla musica proposta, ci portano inevitabilmente a ripensare a un film cult come “Il tempo delle mele”, ed ammettiamo che la cosa ci piace molto: seppur emozionati ed a tratti imbarazzati, Adèle e Matthieu sanno tenere già bene il palco, con lei che canta con voce delicata ma allo stesso tempo grintosa, suona e danza come una nuova Lolita – non quella nata dalla penna di Nabokov, ma quella in versione pop impersonata da Alizée – e lui che, serio e concentrato, mostra di sapere il fatto suo con i propri strumenti. Il pubblico si lascia pian piano conquistare e convincere da questi ragazzi, che con i brani più noti – “Roi” e soprattutto “Amour Plastique” – strappano sinceri e sempre più forti applausi, guadagnandosi anche un’ovazione non appena osano proporre una patinata e suadente versione di “Shadow” dei Chromatics.

Alla fine del set, Adèle e Matthieu salutano emozionati, colpiti dall’affetto e dagli applausi mostrati dal pubblico italiano, divenuto nel frattempo davvero numeroso e rimasto decisamente colpito dalle doti di due ragazzi di cui sentiremo certo parlare nei mesi a venire.

Videoclub

Giunge il momento di Julia Jacklin, e nella discreta calca formatasi nel frattempo ci ritroviamo ad ascoltare il concerto alle soglie dell’ingresso del Circolo, nelle vicinanze del palco interno: la bionda ed affascinante cantautrice alt-country proveniente dalla lontana Australia si trova davvero in una situazione poco ottimale, con la platea gremita davanti al palco ed un’aria quasi irrespirabile per il caldo. Ciò nonostante, l’algida Julia non si lascia scoraggiare dalla situazione ed inizia un’esibizione memorabile per intensità.

La Jacklin intona in maniera ammaliante e languida i propri brani dal sapore oscuro e notturno, la maggior parte dei quali tratta dall’ultimo album “Crushing”, uscito nei primi mesi del 2019 quasi contemporaneamente all’ultima release di Sharon Van Etten, una delle artiste che maggiormente ne hanno influenzato lo stile, assieme se vogliamo al conterraneo Hugo Race, del quale spesso ritroviamo le atmosfere fumose e notturne nei brani proposti da Julia. La brava cantante, a dispetto della temperatura, si mostra a proprio agio sul palchetto del Magnolia e conquista tutti i presenti con la propria suadente interpretazione, grazie ad una voce delicata ma allo stesso tempo fremente di sentimento. Un live ancora una volta memorabile sul cosiddetto “palco minore” del Magnolia, che nonostante il clima proibitivo prosegue la tradizione dei concerti cult di importanti artisti a stretto contatto con il pubblico, che a momenti può sentire il respiro dei propri idoli.

Julia Jacklin

Questa volta non ci tocca correre al main stage, perché i roadie stanno ancora sistemando la strumentazione di Anna Calvi e della sua band, che alle 22:30 salgono sul palco in quello che possiamo a tutti gli effetti definire un particolare power trio di assoluto livello, nel quale Anna è l’assoluta regina, scatenandosi subito alla voce e alla chitarra. Nonostante l’aspetto minuto e lo sguardo dolce mentre saluta il pubblico, la Calvi una volta attaccati gli strumenti sul palco si trasforma letteralmente: alla ragazza gentile vestita con classe si sostituisce una musicista grintosa, un’anima rock bella e dannata che aggredisce quasi con ferocia il proprio strumento ed il microfono, non appena gli effetti di luce la investono.

La serata, come abbiamo detto, è a tinte rosa, ma adesso è una luce rossa come fuoco, passione e sangue quella che investe i musicisti ed Anna, la quale sembra lasciarsi dominare da questi elementi carichi di intensità e passione. La cantante inglese punta da subito a suscitare emozioni e brividi fra il pubblico ad ogni parola e nota, e con i primi brani del set, tratti dallo stupendo “Hunter”, mette subito in chiaro che di questo spettacolo ella è regina e dominatrice indiscussa, che, tuttavia, assai magnanimamente dona al pubblico tutte le emozioni che esso possa desiderare questa sera.

Ci rendiamo infatti conto che il set dedicato ad un festival non potrà essere della stessa lunghezza di quello di un concerto della sola artista, ma restiamo colpiti dalla qualità della scaletta, che abbiamo intravisto dalle prime file, e dal fatto che la Calvi non si risparmi un solo secondo: vera e propria diva dello stage, ella si muove con naturalezza e sensualità felina, brutalizzando a tratti la propria Fender, il cui sound graffia come gli artigli di una tigre per tutta la durata del concerto, ora attraverso ottimi riff, ora con superlativi assoli durante i quali la cantante sembra amoreggiare con il proprio strumento chiedendogli scusa – quasi.

Teatrale e seducente come poche oggi, Anna Calvi spezza sapientemente il ritmo con la passione più pura ed allo stesso tempo oscura di canzoni intense come “Wish” o “Desire”, inserite per dare un attimo di respiro non tanto a lei, quanto ad un pubblico entusiasta ed innamorato, di cui ella può chiaramente fare ciò che vuole grazie alla sua inconfondibile voce, profonda e carica di aggressiva ed irresistibile sensualità.

Il finale in crescendo con “Don’t beat the Girl out of my Boy” e la cover di “Ghost Rider” dei Suicide mozza il respiro del pubblico, e in questi ultimi attimi incrociamo lo sguardo di Anna, intenta a maltrattare per l’ultima volta la chitarra: sono occhi da fiera, chiari, luminosi e penetranti, che seducono ed incutono timore allo stesso tempo e riusciamo a malapena a sostenere. Il concerto si conclude senza encore, con Anna che si riappropria del suo aspetto più elegante ed umano salutando il pubblico.

Volge così alla fine Unaltrofestival 2019, edizione ancora una volta di alto livello con cui gli organizzatori hanno saputo dar vita ad una proposta assolutamente unica e basata su un cast al femminile di artisti di ottimo livello, fra nomi noti che hanno confermato la propria classe sopraffina e nuove leve da cui certamente potremo aspettarci molto. Non ci rimane che uscire, certi che anche l’anno prossimo saremo qui a lasciarci sorprendere da questa bella rassegna.

 

Anna Calvi

Setlist Anna Calvi:

  1. Hunter
  2. Indies or Paradise
  3. As a Man
  4. Wish
  5. No More Words
  6. Swimming Pool
  7. Rider to the Sea
  8. Suzanne and I
  9. I’ll be your Man
  10. Desire
  11. Don’t Beat the Girl out of my Boy
  12. Ghost Rider (cover dei Suicide)

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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