No Report – Vinicio Capossela, la peste e la speranza alla Milanesiana

Milano, Piccolo Teatro Strehler. È una serata da grande occasione quella che, venerdì 5 luglio 2019, accoglie nel celebre teatro meneghino Vinicio Capossela, nell’ambito della XX edizione de “La Milanesiana”, rassegna culturale divenuta ormai un’istituzione a livello nazionale. In questa edizione, la musica gioca un ruolo da protagonista anche a partire dal logo, poiché l’ormai classica rosa rossa simbolo della rassegna è stata disegnata dal maestro Franco Battiato, che ha realizzato una rosa scarlatta circonfusa di raggi verdi che subito ci hanno fatto pensare al colore della speranza, scelta come tema conduttore dell’edizione 2019.

Ad anticipare il concerto, una concisa ed interessante introduzione da parte del direttore artistico Elisabetta Sgarbi, che ha efficacemente spiegato a beneficio di chi non abbia partecipato agli altri eventi de “La Milanesiana” le iniziative ed il tema portante di questa ricca edizione che, in oltre un mese – dal 10 giugno al 31 luglio 2019 –  ha attraversato l’Italia con concerti, spettacoli teatrali e conferenze. Molto toccante è stato il momento in cui la Sgarbi ha parlato dell’appoggio che “La Milanesiana” darà alla candidatura congiunta di Gorizia e Nova Gorica a Capitale Europea della Cultura 2025, un’iniziativa coraggiosa che, in tempi in cui le nazioni pensano a chiudere i propri confini e la propria visione culturale ed umana, manda un concreto messaggio di speranza e un impegno mirato a chiudere con i fantasmi del passato.

Con temi così importanti in discussione, si potrebbe pensare che la musica sia qualcosa che passi in secondo piano, non fosse che l’artista desiderato e scelto per una serata così particolare sia una persona di genio e sensibilità come Vinicio Capossela, il cui particolarissimo set sembra essere ritagliato su misura per i temi della rassegna. Lo spettacolo dell’artista di origine irpina è infatti diviso in due sezioni, ognuna delle quali presenta sette brani tratti dall’ultimo capolavoro “Ballate per uomini e bestie”: nella prima metà del concerto, Capossela e il suo formidabile ensemble ci parlano di “pestilenze”, attraverso canzoni oscure e suggestive che parlano degli aspetti più oscuri della vita dell’uomo d’oggi, di quei mali chiamati indifferenza, dipendenza da social network, apatia ed egoismo che infettano ed abbruttiscono tanto il singolo individuo quanto la nostra intera società.

Vinicio, sul palco, è magnifico come sempre: cantastorie dall’ineguagliabile teatralità, egli compie il suo ingresso sul palco indossando i panni di un monatto di manzoniana memoria recitando un monologo che fa da preludio al primo set, che si apre proprio con l’adorabile sarabanda del brano “La peste”. Il pubblico reagisce da subito con entusiasmo, d’altronde chi conosce bene Capossela sa che quella di un teatro intimo ed accogliente come lo Strehler è la dimensione che consente all’istrionico cantautore di esprimere al meglio la propria arte. Fra effetti di luce suggestivi, capaci di far ulteriormente risaltare l’atmosfera delle canzoni, maschere, cappelli e costumi di scena, Vinicio regala ai presenti l’ennesima performance di gran classe.

Voce versatile e potente, dinamismo sul palco ed una dialettica efficace, con la quale interagisce col pubblico raccontando i temi dei brani proposti, sono le carte vincenti di un concerto meraviglioso, nonostante le perplessità iniziali di parte del pubblico: è chiaro da subito che non vi saranno molte concessioni al vecchio repertorio, e che questo sarà a tutti gli effetti una sorta di recital musicale dedicato all’ultimo album, ma presto, grazie ai frequenti e calorosi applausi assai apprezzati dal cantante, abbiamo la certezza che i brani proposti sono già dei classici entrati nel cuore dei presenti. Il mix di stili che caratterizza le musiche di Capossela – folk tradizionale, pop, rumorismi vari ed eventuali e musica da strada – è infatti una formula irresistibile che mette d’accordo tutti quanti, perché questi elementi, combinati con la letterarietà dei testi e l’estro interpretativo di Vinicio, mettono in risalto nel migliore dei modi i temi presentati nelle canzoni, siano essi espressi con drammaticità struggente che con estro brillante.

Dal buio della pestilenza, alla luce della speranza: il secondo set è un’esaltazione della migliore umanità, quella che ama e crea la cultura e gioisce attraverso di essa. L’epica introduzione di “Uro” e la narrazione della nascita delle arti che hanno reso anthropos finalmente uomo, l’esorcizzazione della morte con brani come “Le loup garou” o “Il testamento del porco”, le digressioni medioevali de “La belle dame sans merci”, sono un vero omaggio alla migliore umanità, quella che anela ad una possibile immortalità attraverso la creazione della bellezza e della gioia, aprendo il cuore e la mente senza porre confini ad essi.

È un momento di grande musica in crescendo che, fra applausi sempre più frequenti ed intensi, giunge sul finale del concerto ad essere una vera e propria festa quando, dopo aver presentato la propria incredibile orchestra, Capossela invita sul palco un gruppo di musicisti di strada, i “Cagnacci” (alcuni di loro sono anche membri dell’ensemble degli “Ottoni a scoppio”), che accompagnano gli artisti sul palco nell’ultimo brano del set, “I musicanti di Brema”. Un momento di euforia collettiva che sembra aprire le mura del Piccolo, portando il pubblico nel bel mezzo del largo Greppi, al punto che ormai è inutile restare seduti, perché la serata si chiude da subito con una gioiosa sarabanda nata dall’esecuzione di due dei classici più festosi di Capossela: “L’uomo vivo” e “Al veglione” rompono i freni inibitori dei presenti, in un impeto di gioia a metà strada fra la danza e la standing ovation, e Vinicio ormai non è più “solo” un cantante, ma il cerimoniere di una festa che unisce tutti i presenti.

“La speranza è nella strada”, ha detto lui introducendo i due encore e parlandoci dell’assurdità di alcune leggi che impediscono a bande così divertenti e talentuose di esibirsi liberamente, e le strade  sono per definizione luoghi aperti in cui incontrarsi;  in questa notte davvero speciale, quello di Vinicio Capossela non è stato solamente un concerto, ma una lezione pratica di educazione alla speranza attraverso quella bellezza che, in tempi come questi, è davvero uno degli ideali da perseguire per combattere l’abbrutimento contemporaneo.

 

Setlist della serata:

 

Intro teatrale 

 

Set 1 “Pestilenze” 

  1. La peste
  2. Danza macabra
  3. Nuove tentazioni di Sant’Antonio
  4. Ballata del carcere di Reading
  5. La giraffa di Imola
  6. Di città in città (… e porta l’orso)
  7. Il povero Cristo

 

Set 2 “Speranze” 

  1. Uro
  2. Le loup garou
  3. La belle dame sans merci
  4. Perfetta letizia
  5. La lumaca
  6. Il testamento del porco
  7. I musicanti di Brema

 

Encores

  1. L’uomo vivo
  2. Al veglione

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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