“Noi siamo i Fast Animals and Slow Kids!” – Il report del live a Catania

L’estate del 2021 è stata per i Fast Animals and Slow Kids una stagione di successi, grazie a un tour acustico prodotto da Vivo Concerti dal titolo “Dammi più tempo”, che li ha visti calcare i maggiori palchi italiani. Un sold-out dopo l’altro per uno spettacolo che li vede ripercorrere le tappe dei loro primi dieci anni di carriera, con i principali brani del loro repertorio appositamente riarrangiati in chiave acustica. Un live dove le parole hanno un peso specifico maggiore dei concerti a cui siamo abituati, dove la voglia di far casino viene sostituita dalla voglia di tracciare un percorso e ricordare tutti i passaggi della loro storia, quelli più belli, ma anche i momenti in cui ci si sentiva annegare nel buio. Il racconto di una storia, iniziata dieci anni fa con Cavalli, che li ha resi una delle band più amate dal pubblico, che li segue fedelissimo da sempre.

La band, pronta a pubblicare il prossimo lavoro, “E’ già domani”, il 17 Settembre, ha fatto tappa a Catania, nella Sicilia tanto amata dai Fask, dove nel lontano 2011 approdarono per la prima volta senza immaginare il calore che l’isola gli avrebbe riservato da quel momento in poi.

Una intro al pianoforte segna l’arrivo della band sul palco, che viene subito accolta con un boato.

Il concerto parte con “Animali notturni” e in conclusione con la frase che i fan più accaniti si aspettano ad ogni live: “Salve a tutti, noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”. Un brivido di emozione corre sulla schiena di ognuno di noi, perché stavolta dietro a questa frase si nasconde molto più che il mantra dei Fask, quella gioia di poter essere insieme di nuovo ad un concerto, dimenticando per un attimo tutto quello che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo.

Subito dopo “Come un animale”, iniziano a raccontarci la loro storia, iniziata nel 2011 con “Cavalli” e chiedono al pubblico chi lo abbia mai ascoltato. Ci spiegano come i dischi del passato siano importanti, perché ci ricordano chi eravamo. Da quel disco eseguono “Copernico”. Arriviamo al 2012, anno in cui la formazione comincia a suonare ovunque e, di conseguenza, a scrivere ovunque. Le fotografie di questo viaggio sono finite in un album che gli ha fatto scoprire per la prima volta cosa si provi a sentire l’urlo delle altre persone, “Hybris”, da cui eseguono “A cosa ci serve”.

Si passa ad un album che definiscono cupo e triste, “Alaska”, nel quale però alla fine riescono a trovare una soluzione al buio delle proprie vite. “Per uscire da una caverna ci siamo chiusi nelle cose belle che ci fanno star bene”. Dopo “Come reagire al presente”, ci spiegano come questo brano venga da loro ricollegato a degli istanti orrendi. “Vogliamo fare una cosa per noi, vogliamo brindare insieme”. E così si mettono tutti in cerchio e celebrano questo momento, che Aimone dedica ai suoi amici più cari che sono sul palco insieme a lui.

Il buio, si sa, alla fine si supera e così arriva quel momento in cui inizi ad uscire un sacco e ti senti meglio. A un tratto il male che ti porti dentro si scioglie e nel loro caso ne viene fuori un album che si chiama “Forse non è la felicità”, che dedicano all’Etna.

Arrivano i 30 anni, momento in cui ci si comincia a chiedere qualcosa di più profondo. Si inizia a puntare alla felicità per far sì che la propria vita sia serena e bella. L’album che fotografa questo momento si chiama “Animali Notturni” ed è uscito nell’ultimo anno in cui abbiamo vissuto davvero.

È il momento di “Canzoni tristi”, brano che non sono riusciti a suonare perché nel frattempo è esploso il mondo. Durante la sua esecuzione si percepisce tutta l’emozione di essere tornati al proprio posto, in mezzo alla gente, in mezzo al pubblico che li ama e che aveva un viscerale bisogno di vederli dal vivo.

Annunciano il nuovo album ed eseguono uno degli ultimi singoli, pubblicato in feat. con Willie Peyote, ma che suonano come l’avevano pensato agli inizi: “Cosa ci direbbe”.

È il momento dei saluti, ci ricordano ancora una volta chi sono e da dove vengono e ci lasciano con “Senza deluderti”.

Report a cura di Egle Taccia

Foto di Ilenia Bontempo

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!