Tierra/Maree – I suoni materici di Iriondo e Valente [Intervista]

TIERRA/MAREE è lo split tra il nuovo progetto di Xabier Iriondo e quello di Franz Valente, dove le affinità dei loro suoni organici si mescolano e danno vita a questa originale collaborazione che prende spunto dalla natura per catapultarci in un mondo fatto di luci e ombre, di presenze e assenze.

XABIER IRIONDO è l’artefice di alcuni dei progetti musicali più avventurosi che siano stati concepiti negli ultimi 20 anni in Italia: chitarrista di Afterhours, BUNUEL e Pleiadees nonché manipolatore sonoro di progetti come Tasaday, A Short Apnea ed Uncode Duello.

TIERRA è il suo primo lavoro in solo con il Mahai Metak, cordofono a 10 corde da lui ideato e costruito, con il quale crea un caleidoscopico metalinguaggio di suoni e sfumature che prendono vita dal contrasto creato tra silenzio e rumore.

SNARE DRUM EXORCISM, invece, nasce da un’idea di Franz Valente, già batterista ed artefice di potentissime band: BUNUEL, Il teatro degli orrori.

 

Quando non indossa le vesti di One Dimensional Man, è la mente di LUME, band psyche-pop di ispirazione punk. SNARE DRUM EXORCISM è un progetto musicale che esplora i confini tra performance ed esperienza sonora, è un meticoloso lavoro di ricerca e sperimentazione.

MAREE è un viaggio emozionale dove dimensioni caotiche e fendenti rumoristici si sciolgono in liquide divagazioni psichedeliche. Vuole rappresentare l’incessante successione dinamica tra ‘memorie’ e ‘presenze’ che si sovrappongono in una melodica periodicità.

Intervista a cura di Egle Taccia

Iniziamo con le presentazioni: cosa si cela dietro Tierra/Maree?

Xabier: Tierra/Maree è uno split ed è anche un esperimento, l’esperimento di due artisti che fanno della musica con i loro soli e cercano di uscire insieme con un unico supporto, quindi su un lato di questo vinile dodici pollici c’è il mio solo, sull’altro c’è il solo di Snare Drum Exorcism, il progetto solista di Francesco, e abbiamo anche un brano in condivisione nel quale suoniamo insieme, che si chiama “Mosaique” e che appare appunto sul lato di Maree.

È un esperimento sia sotto il profilo della fusione e del mettere insieme i nostri due soli su un unico supporto che in quello di creare una promozione legata ai nostri lavori e in più è anche un esperimento, perché abbiamo fuso un po’ di etichette per promuovere questo lavoro, etichette che vanno da Milano fino alla Calabria, che hanno anche un pubblico differente e che hanno delle storie differenti. Questo per cercare di diffondere queste nostre musiche anche su territori e utenze diverse.

A chi è venuta l’idea di unire i progetti? Com’è nato tutto?

Franz: E’ nato un po’ confrontandoci, ci sentiamo spesso per portare avanti altri progetti quali Bunuel. Gli ho fatto sentire il mio nuovo progetto in solo, gli è piaciuto e abbiamo deciso di fare uscire due nostri pezzi con questo split.

È importante sottolineare come al centro di questa esperienza musicale ci siano strumenti del tutto nuovi ed insoliti, spesso creati da voi. Ci fate qualche esempio?

Xabier: Franz ed io siamo un batterista ed un chitarrista, però oltre a suonare i nostri strumenti principali abbiamo deciso di esplorare anche degli altri territori e quindi, nello specifico, io un po’ di anni fa, quindici anni fa precisamente, ho iniziato a costruirmi uno strumento a corde, un cordofono, una specie di chitarra preparata che si suona orizzontalmente, con delle tecniche che mi sono un po’ inventato utilizzando degli utensili che avevo in casa per creare dei suoni, delle texture, degli immaginari timbrici, dei paesaggi sonori altri. Come dire, io porto questo, è il mio primo solo nel quale racconto la storia di questo strumento e di quello che volevo rappresentare.

 

Franz: Nel mio solo uso degli strumenti, dei mollofoni e dei cordofoni, per cercare di dare delle sonorità più spettrali, uso delle percussioni metalliche facendole fischiare, magari con un archetto di violino, e cerco di sfruttare il tessuto timbrico di questi materiali e di questi strumenti anche suonati in maniera non convenzionale quali il rullante a volte sbattuto, inoltre cerco di usare anche un lato del tatto sullo strumento, di accarezzarlo, di percuoterlo violentemente. Uso gli strumenti che ho appena descritto in questa maniera.

Quindi, se non ho capito male gli strumenti a corda a volte vengono suonati come percussioni e viceversa, o sbaglio?

Franz: Ho utilizzato sia degli strumenti a corde per crearmi delle basi, delle basse frequenze, sia rullanti e strumenti a percussione per crearmi un tessuto ritmico, ma cerco anche di usare questi strumenti in maniera non convenzionale sfruttando le armonie che possono dare sfiorandole o usando delle bacchette diverse.

Quando costruite o scegliete i vostri strumenti lo fate in base ai suoni che avete in mente oppure avviene l’esatto contrario, cioè prima nasce lo strumento e poi i suoni?

Xabier: Per quanto riguarda il mio caso specifico, ho iniziato a lavorare sulle chitarre preparate nel 2000 e nel 2005, appunto, sono arrivato al risultato di questo strumento per avere alla portata sonora, come dire, essenzialmente dei nuovi utensili, perché non riuscivo a realizzare con la chitarra elettrica, i pedalini e tutte le cose che utilizzano i chitarristi, quei suoni che avevo nella mia testa, ovvero avevo necessità e bisogno in un unico strumento di poter avere un’ampiezza, uno spettro, un arcobaleno di suoni, di timbri, che la chitarra elettrica non riusciva a darmi. Quindi rispondendo alla tua domanda, la risposta giusta è la A, cioè prima avevo i suoni in testa e poi ho detto: “come faccio a tirar fuori qualcosa per realizzare questi suoni?” e ho iniziato a sperimentare per trovare lo strumento che mi desse queste soddisfazioni.

Il progetto ha dei riferimenti molto chiari alla natura. In che modo vi ha influenzati?

Franz: In realtà, per come la vedo io, quando pensiamo alla musica pensiamo alla nostra musica e pensiamo solo alla musica degli uomini, però in realtà c’è la musica delle cose, degli oggetti, c’è la musica della natura, degli uccelli. Per esempio, perché cantano gli uccelli? Cosa stanno facendo in quel momento? In questo caso la marea, per come la sento io, è dotata di un ritmo, di una melodia intrinseca e in questa rappresentazione cerco di impacchettarla in una composizione, cerco di farmi da tramite, in quanto musicista, tra quello che mi circonda portandolo nel mio strumento mentre suono.

Xabier: Sono completamente d’accordo con Franz, vorrei soltanto aggiungere che le nostre timbriche e le nostre composizioni esulano spesso da quello che sono gli elementi canonici dello scrivere o del far musica, perché diciamo che la cifra sulla quale ci siamo sedimentati e cristallizzati non era per esempio costruire delle canzoni, quindi delle melodie, dei ritornelli, dei cantati ecc., ma era di costruire attraverso un percorso di ricerca, a tratti sperimentale, anche una rappresentazione che spesso è molto organica. Lì veniamo alla materia, cioè i nostri suoni sono molto organici, talvolta diventano molto eterei, però principalmente sono organici, sono proprio materici, il poterli rappresentare, identificare con elementi differenti della natura, sta anche un po’ all’ascoltatore, a quello che ci sente dentro, a quello che vive emotivamente ascoltandoli.

Parlando di forma canzone tradizionale, ultimamente sembra che la musica più commerciale e radiofonica stia andando sempre più verso la sperimentazione tramite computer o elettronica. Cosa potrebbe apportare, invece, una sperimentazione più organica tipo la vostra alla forma canzone? Quale nuova evoluzione potrebbe avere la musica se riscoprisse le proprie radici nella natura e nei suoni più puri?

Xabier: Innanzitutto mi viene da dire che, nell’ambito delle sonorità organiche, nel ‘900 è già stato fatto tanto, nel senso che non siamo i primi a lavorare in questo senso, nella forma canzone o nelle hit radiofoniche invece non so quanto si possano immaginare. Talvolta trovi degli effetti rumoristici o ambientali o l’utilizzo di field recording, cioè registrazioni sul campo che vengono introdotte, queste cose si fanno dagli anni ’50, non è una cosa nuova, sono 70 anni che si fanno queste cose qui. Sinceramente non so quanto potranno essere sfruttate e/o utilizzate, perché secondo me, quello che dicevi tu prima, cioè che le hit si permeano della musica elettronica e quindi degli utensili digitali che si hanno oggigiorno, è dovuto al fatto che le nuove generazioni fanno un uso spasmodico di questi utensili. È anche abbastanza naturale che se fai un progetto musicale nuovo e hai 15, 17,18, 20 anni ti venga da inserire elementi elettronici, perché la musica elettronica ormai è alla portata di tutti. Quando io e Franz abbiamo iniziato a suonare, la musica elettronica era qualcosa che facevano soltanto quelli che volevano fare solo musica elettronica.

Franz: Dovevi avere una tastiera analogica gigante, difficilissima da portare in giro e invece con questa nuova tecnologia è veramente facile andare a fare concerti con in tasca il tuo strumento, senza neanche il bagaglio ormai. Solo con delle patch già preimpostate a casa puoi fare dei concerti veri e propri.

 Xabier: Mentre lavorare con materiale organico è più complesso, se già per esempio vuoi lavorare con il metallo e vuoi fare della musica industriale all’interno della canzone e non vuoi usare le basi preregistrate ti devi portare in giro delle lastre, per dirti, e quindi è più complesso, è più difficile.

Franz: Per come la vedo io, però, è molto più affascinante vedere una persona che suona veramente uno strumento, magari processando i suoni; gli dà ancora un plusvalore secondo me, infatti in questo progetto un po’ sperimentale cerco di portare le normali percussioni o le percussioni metalliche e processarle con degli effetti per arrivare a queste sonorità.

In un ipotetico futuro, quando tutto questo sarà finito, come immaginate la performance live del progetto?

Franz: Posso anticipare che in questo periodo già mi sento trasformato e per la mente mi frullano altre idee nuove rispetto a quelle che avevo quando è uscito il disco. Ci sarà un’evoluzione sicuramente, porteremo il disco dal vivo però cercherò, almeno da parte mia, di dare ancora qualcosa di più, perché si scrive e si va avanti, ci si trasforma.

Xabier: Sì certo, sarà come dice Franz. Questo confinamento, questo blocco di tutte le nostre vite, anche propriamente fisico, nel senso di chiusi dentro alle nostre scatole, alle nostre abitazioni, non permette di far sì, come nel nostro caso, di portare in giro un disco appena uscito. Quando accadrà non saremo più quelli che siamo ora, ovvio. Saranno passati dei mesi, ci sarà stata anche questa esperienza che avremo vissuto, nel frattempo avremo avuto modo di lavorare nelle nostre esperienze musicali solistiche, sull’evoluzione, come diceva Franz, e quindi porteremo dal vivo sicuramente quello che c’è, più questo disco che abbiamo fatto uscire, ma anche qualche cosa di nuovo, quindi questa cosa renderà i live forse ancora più interessanti, ancora più freschi ed eterogenei, non so in quale formula ed in quale maniera saranno, perché adesso è tutto ancora da immaginare, è tutto in divenire e adesso potremmo soltanto fare delle ipotesi, però è ovvio che, soprattutto la musica sperimentale o con delle timbriche così interessanti e anche con degli atteggiamenti scenici e scenografici da parte nostra nel suonare questi strumenti, ha una sua grande fascinazione se è vista dal vivo. Che ci siano 15 persone in un locale in cui ce ne possono stare 300, perché il confinamento ci porterà magari a queste cose, quello che conta è di riuscire a portare questa musica e questi suoni dal vivo realmente, cioè su un palco e che la gente lì possa rendersi conto di che cosa significhi sentire acusticamente Franz che lavora sui piatti o sui rullanti o con gli utensili che usa o le sonorità che tiro fuori io, che hanno delle profondità in termini di frequenze che in una riproduzione streaming in cuffia non sono assolutamente la stessa cosa; poi questi progetti nascono per essere dei progetti dal vivo, diventano anche progetti in studio, ma nascono con l’identità forte di essere una performance, non di andare e di suonare una canzone con la chitarra in mano o di accompagnarsi con un ritmo. E’ una performance totalizzante per noi, e credo anche per il pubblico perché è anche qualcosa di poco consueto.

Anche perché immagino che la registrazione su mp3 uccida un po’ il vero suono di questi strumenti, quindi dal vivo avremo modo di capire veramente qual è l’essenza del progetto, il suo vero suono…

Franz: Anche nelle dirette il suono ne risente tantissimo, perché se no non riuscirebbe ad essere online, ha pochissimi dati digitali di fedeltà.

Xabier: Poi c’è la compressione della banda, sono tante quelle cose che in una musica invece molto libera e molto organica ne vanno a risentire tantissimo, quindi cercheremo ovviamente di fare anche delle iniziative promozionali da qui a quando usciremo dal vivo e quindi di utilizzare anche questo confinamento per portare qualcosa in più in termini di comunicazione con le musiche che facciamo, ma non sarà chiaramente la stessa identica cosa, non vediamo l’ora davvero di poter fare dei concerti.

 

Avete in mente anche un’esperienza visiva da associare al live?

Franz: Sì.

Xabier: Sicuramente può essere una cosa interessante che valuteremo, so che Franz già in parte l’ha fatto, io delle volte mi sono montato dietro una piccola telecamera posta sopra il mio strumento, in modo da far vedere cosa faccio. Essendo uno strumento da tavolo la gente non vede cosa manipolo organicamente sullo strumento, quindi per un periodo, anni e anni fa, non suonavo sui palchi, ma suonavo in mezzo alla gente. Se ero in un locale, montavo, nel momento nel quale c’era tanta gente nel locale, il tavolo con tutti i miei effetti e suonavo, però questa cosa impediva chiaramente, tranne a quelli attorno a me, di vedere effettivamente quello che accadeva, allora negli ultimi anni ho messo spesso una GoPro, una telecamerina sopra lo strumento, sul mio tavolo da lavoro e quello che facevo veniva proiettato, però al di là di questo che è invece un dato sulla compartecipazione del pubblico rispetto a quello che stai facendo, sicuramente degli immaginari di visual si legano molto bene a questi scenari musicali, quindi ci vogliono le persone adatte, nel senso che noi possiamo avere anche degli indirizzi di insieme per capire e far capire alle persone che lavorano con noi che genere di visual a noi piacerebbero, però è ovvio che non possiamo fare tutto, soprattutto se dobbiamo farlo in real time, perché un conto è schiacciare un visual che è stato preparato prima e ci potrebbe anche stare, un’altra cosa, soprattutto se si improvvisa dal vivo, è avere una persona che sta improvvisando con dei visual mentre stai suonando. Quello potrebbe essere interessante.

Franz: Io ho pensato fra me e me che sarebbe bellissimo però non l’ho mai detto a Xabier, visto che abbiamo fatto il video di “Mosaique” con la danzatrice, averne una sul palco, non so se la stessa ragazza del video, però avere una ragazza che balla sarebbe meraviglioso.

Xabier: Se poi ci fossero entrambe sarebbe il top.

Domanda Nonsense: Suona meglio la pentola o il coperchio?

Franz: Se nella pentola metti dentro un po’ d’acqua, per esempio, la fai roteare e le dai dei colpi, sentirai dei suoni molto belli creati dall’acqua.

Xabier: Per quanto mi riguarda la pentola, perché dentro ci metti il cibo. Io sono un mangione, quindi a me interessa quello che bolle in pentola. Il coperchio alla fine va a chiudere quello che c’è dentro. Voto assolutamente per la pentola.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!