Anteprima video – “venus” di Francesco Perissi XO

ROSSANA è il nuovo concept album avant-pop elettronico di Francesco Perissi XO incentrato sull’elaborazione del lutto, in uscita il 18 settembre 2020.

Rossana è il nome di una persona cara, venuta a mancare.

Francesco Perissi XO è produttore, sound designer e polistrumentista di Firenze.

“ROSSANA è il pretesto per connettere mente e anima, elaborazioni musicali complesse e quelle più istintive, giungendo a un momento nel quale il dolore dell’assenza diventa liberazione” (Francesco Perissi XO).

ROSSANA racchiude un immaginario simbolico della sfera emozionale dell’affettività, spesso segnata dall’impulso distruttivo e da quello costruttivo. Il lutto può essere definito come lo stato psicologico conseguente alla perdita di qualcuno o qualcosa di significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. “La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili” (Umberto Galimberti, Psicologia). La descrizione di questi processi avviene attraverso cinque fasi progressive, prese in prestito dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross (1926-2004), che descrivono il superamento di un evento traumatico: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazioneIn ROSSANA ogni fase è restituita nelle sue sensazioni da due brani, per un totale quindi di dieci brani, con l’idea di una dimensione “catartica” della musica che, in questo caso, si muove tra avanguardia dei sentimentiforma-canzone dark pop, IDM e minimalismo.

Il nuovo singolo che anticipa l’album e che oggi viene presentato in anteprima si intitola “Venus (bargaining)”, affronta la fase del patteggiamento e nasce dalla passione per l’astrologia e per i suoi simboli. Venere è la dea dell’amore e della bellezza che rappresenta il nucleo primordiale del concept.

Intervista di Egle Taccia

 

Il 18 settembre uscirà “Rossana”, il tuo nuovo concept album incentrato sull’elaborazione del lutto, che attraversa le cinque fasi derivate dalla Psicologia. Cosa ti ha spinto ad affrontare la perdita utilizzando la musica come terapia?

L’essere umano, come dote naturale e atavica, rifugge costantemente dal dolore, quando in realtà proprio al suo interno si trovano le risposte, le possibilità di progredire nel nostro cammino e soprattutto, una volta elaborato e affrontato, in quel luogo di noi stessi fatto di spensieratezza ed accettazione, finalmente si trova conforto.  Anche nel mio caso, essendo un essere umano sensibile, ogni pretesto è buono per non ascoltarsi e rifuggire in elementi palliativi che lavorano in superficie. La musica, compagna instancabile di numerose avventure, è colei che mi ha preso per mano e mi ha accompagnato in questo importante percorso, trasformando il vuoto e il soffocamento in qualcosa di magico e potente.

Immagino che la promozione di questo album avrà per te delle implicazioni psicologiche notevoli, dovendo parlare costantemente di qualcosa di così doloroso. Hai avuto qualche esitazione prima di lanciarti in un disco così intimo e personale?

“Ho avuto” lo possiamo considerare un eufemismo, nel senso che le remore lavorano costantemente ed è un movimento oscillatorio continuo tra il “che diavolo sto facendo” e il “non potrei fare altrimenti”. Poi mi ricordo di essere nato con ascendente opposto al mio segno, contrasti accesi per costituzione, e che se la risposta alla prima domanda dice il vero, non è certamente facile mettere in piazza i propri punti deboli e guardarli costantemente, ma non penso ci sia modo migliore per fortificarli, esprimerli cercando supporto nell’empatia, accettarli come compagni inseparabili. Il concept di questo disco nasce come progetto di tesi biennale in musica elettronica al conservatorio, e dopo aver scritto un’ottantina di pagine mi sono soffermato sulla quantità innumerevole di volte che ho scritto il nome della persona che rappresenta il lutto e quanto questo processo abbia lavorato internamente a mia totale insaputa.

L’arte per te è uno strumento di guarigione?

Assolutamente, non vedo altro utilizzo più elevato di questo, considerando la guarigione da tutti i punti di vista.

Quali suoni hai utilizzato per rappresentare di volta in volta le varie fasi del lutto?

Devo dire che non mi sono soffermato molto sulla scelta, ma ho lasciato correre l’ascolto e strutturato a tavolino e a posteriori i vari momenti interiori nei quali ho premuto il pulsante di registrazione. Ho una mia tavolozza di colori sviluppata negli anni, e siccome sono dell’idea che è molto interessante riuscire a esprimere musicalmente diversi stati d’animo, non soffermandosi su di un’atmosfera specifica, è uscito fuori un album molto vario come la materia della psiche umana. In linea di massima potrei comunque sintetizzare la risposta dicendo: chitarra elettrica per l’aggressività, suoni elettronici di sintesi per la morbidezza, suoni elettroacustici campionati per l’immaginario, voce con effetti per qualsiasi cosa.

Ascoltando l’album ho notato che alle voci hai attribuito la veste di strumento, più che utilizzarle in maniera canonica. Volevi ottenere una musica che fosse funzionale alla meditazione?

Penso che questo derivi dal fatto che non sono e non mi sento un cantante, ma il mezzo voce era di fondamentale importanza per vibrare a fondo. Non nascondo una difficoltà e un grande imbarazzo nella fase iniziale (prima esperienza di cantante dopo le cover band da ragazzino), ma qualche lezione e concerto dove ti senti il petto spalancarsi a metà mi hanno convinto che dovevo provarci. Quindi direi che la tua intuizione calza a pennello: frasi ripetitive molto istintive per sciogliere e non perdersi, proprio come avviene con i mantra. Per il resto mi appello alla licenza artistica dell’uso del mezzo vocale.

In quale brano dell’album il dolore dell’assenza diventa liberazione?

Ti risponderei in tutto l’album secondo i momenti personali, e sarebbe bellissimo se ogni ascoltatore avesse il suo differente brano liberatorio.

Oggi ci presenti il tuo nuovo singolo dal titolo “venus” che affronta la fase del “Patteggiamento”. Cosa ha ispirato il brano?

“venus” è il movimento dell’overture che avviene con il brano precedente “cancer” ed è banalmente la dea della bellezza Venere, ovvero il nucleo primordiale del concept di questo disco.  Questo brano è tra i primi a essere stato steso nel florido periodo presso il conservatorio a Stoccolma, lontano da tutti i condizionamenti e libero di prendersi il tempo adeguato per lavorare. Nei miei vari e folli esperimenti di comprensione della natura incomprensibile delle cose avvenne un incontro con una cartomante del cielo, che parlò di Venere tra i miei astri, ovvero della femminilità e della bellezza presenti nella mia vita al momento, qualcosa che dobbiamo sempre cercare per venire a patti con il dolore.

Domanda Nonsense: Se dovessi descrivere l’anima con una canzone, quale sceglieresti?

Beh, quando le cose sono maledettamente faticose, tra quelle dell’album, ti risponderei “fxxk”!

Intervista a cura di Egle Taccia per Nonsense Mag

Guarda il video in anteprima:

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!