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Guagliona è l’album di esordio di Vale LP in cui ogni genere rappresenta un’emozione diversa [Intervista]

Da venerdì 17 maggio è disponibile su tutte le piattaforme digitali “GUAGLIONA”, il primo album di inediti di VALE LP, la giovane cantautrice napoletana che si è fatta conoscere in questi ultimi anni grazie ad una serie di singoli ed esperienze trasversali tra Tv e concerti, tra cui la partecipazione al concertone del Primo Maggio di Roma dove neppure la pioggia battente è riuscita a spegnere la sua energia vulcanica.

GUAGLIONA” è un viaggio nel mondo di VALE LP che con le sue parole va al cuore più vivo e caldo delle cose affrontando le tematiche e gli interrogativi di una giovane ragazza di 24 anni in modo mai banale e così l’amicizia, l’amore, la famiglia, il desiderio di realizzazione e il fuoco ardente della musica trovano nelle parole di Valentina Sanseverino una nuova prospettiva di racconto.

Abbiamo partecipato al release party del disco dove abbiamo potuto ascoltare dal vivo tutta la potenza live di questa giovane artista, che presentando il suo progetto ha portato sul palco la sua grinta unita ad una grandissima emozione e sensibilità.

Intervista a cura di Egle Taccia

Guagliona” è il tuo primo album, cosa rappresenta per te? Di cosa ci parli in questi brani?

Rappresenta il primo mattoncino sul quale posso finalmente riuscire a comprendere, anche io personalmente, cosa posso fare all’interno della musica. È stato effettivamente il primo momento ( durato due anni, però) nel quale in questi 3-4 anni di fatti e di esperienze varie mi sono concentrata totalmente sulla musica, sul trovare un mio linguaggio intelligibile a tutti e che potesse rappresentarmi e poter fare lo stesso con un sound.

Sicuramente è stato il primo momento della mia vita musicale dove io mi sono riconosciuta, dove la musica è uscita un po’ da quel contesto della ragazzina che fa musica a casa sua per sfogarsi ed è arrivato a toccare delle volontà più collettive, anche volontà di arrivare a delle persone e dire delle cose. Le cose che voglio dire nel disco sono sicuramente già rappresentate dal titolo ”Guagliona”. Guaglione in generale è una figura che a Napoli rappresenta tutto ciò che di popolare esiste, un ragazzo che vive guardando gli altri in mezzo alla strada e riesce a rubare storie e a scrivere la propria.

Il fatto che a Napoli sia usato sempre in un’accezione maschile e la volontà invece, non per rappresentarmi, ma per sovvertire un po’ quelle regole, di chiamarlo appunto “Guagliona”, è volta a rappresentare anche le varie differenze.

Questo è un disco molto eterogeneo, con tanti colori e che lavora su emozioni agli antipodi, come se la stessa emozione potesse farti sentire in due modi totalmente opposti. È un disco fatto di molte incoerenze, di non voglia o di una controvoglia di identificarsi, cioè di non dire sono pop o di non dire provo queste cose in quanto giovane, in quanto donna, ma dire provo queste cose in quanto essere umano e so che in questo modo queste possono arrivare a tutti e che anche, lavorando su un piano di narrazione differente, infatti parlo molto per immagini e per metafore, possa essere il mio modo per arrivare a più persone e per riuscire a trasmettere questo messaggio, che è quello portante del disco, ovvero di accettare le differenze.

È un disco inclusivo, poco ego-riferito, dove non parlo tanto, dico “Valentina è questa, ha fatto queste cose, c’è riuscita e così ce la potete fare pure voi”. È un disco quotidiano, casalingo, parla di emozioni che proviamo tutti i giorni e mi piaceva semplificare un po’ il tutto.

Dal titolo si intuisce anche la tua voglia di sottolineare le tue radici partenopee immagino…

Assolutamente, infatti è stata anche la prima volta, è stata anche la prima occasione, in cui pubblico dei brani in napoletano, che è una cosa che effettivamente non avevo mai fatto, non scriverli, ma pubblicarli.

Io nasco e cresco a Napoli, poi mi trasferisco a Caserta, in un paesino dell’alto casertano, minuscolo, che si chiama Sparanise, dunque con Napoli ho avuto sempre questo rapporto di tensione, quasi come se dovessi riconquistarmela, per questo motivo non ho mai preso sottogamba la volontà di utilizzare un linguaggio che comunque per me è effettivamente fortissimo, perché anche tutto quello che sento, quasi tutto quello che mi rappresenta, da Pino Daniele a, che ne so, Geolier, quel modo di parlare è la mia vita, è la mia quotidianità, è come mi parlano i miei genitori, è come mi parla mia nonna, è come parlo io ai miei amici, quindi è sicuramente il canale nel quale mi sento più rappresentata. Non vivevo con così tanta leggerezza il cominciare a pubblicare brani in napoletano, in un momento dove comunque Napoli è sotto i riflettori, dove comunque il limite è sottile tra chi si vuole accodare a un’onda e chi lo sente veramente. Però io sono fiduciosa, perché so che Napoli è una piazza dove ci sono dei giudici seri che sanno quando una cosa arriva dal cuore e quando invece qualcuno vuole solo cavalcare un’onda. Napoli non perdona, comprende la verità, la sente subito e quindi spero che possa arrivare anche la mia scelta per quanto riguarda il napoletano.

Io mi sono sentita libera di farlo in questo momento perché sono maturata e quindi l’ho fatto e mi piace tantissimo com’è venuto.

E qual è la fortuna di cui parli nel tuo ultimo singolo?

La fortuna di cui parlo nel singolo è la fortuna di vedere oltre, una fortuna della quale spesso sono stata spaventata e poi dopo un po’ ho capito che dovevo entrare nel gioco e giocare.

Mi piaceva parlare di stranezze, di “struggle” all’interno di un pezzo, piuttosto che considerarle come una cosa che ci mette a disagio, come un brano incalzante, spiritoso, divertente, con un groove coinvolgente che potesse farci fare una risata su delle stranezze che ci abitano, e poi mi piaceva il contesto dentro il quale ancora una volta l’inclusività viene sottolineata, in quanto tutti davanti alla fortuna ci sentiamo sfortunati, guarda caso siamo tutti sfortunati e tutti vigliaccamente diamo questa responsabilità a questa fortuna che deve aiutarci a tutti i costi. E mi piaceva ridere di questo concetto ed è venuto fuori un brano divertente e coinvolgente, che però ha anch’esso vari piani di lettura. Lo si può intendere così in maniera sarcastica, però magari lo si può intendere anche sul piano delle relazioni, perché è un’altra delle tematiche di cui parlo in quel brano. Non sempre ci si può spiegare tutto quello che succede e forse è meglio lasciar andare un po’ questa percezione del controllo e vivere lasciandoci andare, considerando il fatto che essere vigliacchi non porta a nulla.

Era divertente per me, l’ho fatto e l’ho usato come singolo, un po’ per essere scaramantica, anche qui viene fuori la napoletanità, un po’ perché era una delle figure, forse la più semplice del disco, che potesse arrivare in maniera più diretta a presentare il progetto in maniera più leggera. E’ un disco che si presenta con una bella vivacità, però poi ha molti piani di lettura, di introspezione, può andare a fondo se la gente lo vuole e mi piaceva iniziare frizzante, come se mi sedessi a tavola e invece di dire piacere cominciassi a raccontare un trauma. Mi sembrava giusto al primo appuntamento di questo disco.

Quanto coraggio ci vuole per avere fortuna?

Tanto! La fortuna è un po’ come il risultato di un’equazione lunghissima mentre stai facendo un compito di matematica.

Sei lì che ti domandi se lo stai facendo perché lo sai fare o perché qualcuno ti sta dettando da qualche parte la soluzione e, fin quando non scrivi “uguale” e ti trovi, sei lì in un limbo. Il mio uguale mi trovo è stare bene, quindi so che, per quanto mi riguarda, il coraggio anche di dire dei no in questi due anni, un disco si può scrivere in maniera veloce, si possono fare tante cose, anche questo grande investimento temporale che ho fatto su questo disco, sul quale sto lavorando da due anni perché volevo farlo in questo modo, mi rende oggi fortunata.

Quanto coraggio ci vuole per essere fortunati? Tanto, perché fai tutti i passaggi di questa equazione e poi alla fine vedi se sarai fortunato.

Come definiresti il sound di questo album?

Sicuramente ci sono vari tipi di influenze, è un luogo musicale dove si incontrano molte sfaccettature che hanno a che fare con la cultura hip hop, il rap, perché è quella con la quale sono cresciuta in maniera coerente con i miei tempi. Anche se a casa mia ho sempre sentito il cantautorato, io cresco nella golden age del rap italiano, sono del 99’, quindi per me è sicuramente quella roba che mi faceva sentire rappresentata, nella maggior parte dei brani c’è questa coniugazione dove il pop e il cantautorato si incontrano. Anche quando rappo non escludo mai le melodie, quindi c’è tanto di questo a livello di sound, c’è del funk e del funky, c’è del soul, c’è dell’R&B, ma ci sono dei passaggi anche in tempo libero, il piano suona jazz come poche cose nel disco, però suona jazz in quel momento. Ascolto molta musica, è molto diversa, è forse anche questo che ha fatto sì che questo disco sia molto eterogeneo, perché io intendo i generi musicali come varie espressioni dei nostri sentimenti, oggi posso dire che sono arrabbiata stando zitta e domani posso dire che sono arrabbiata urlando, quindi un giorno posso fare metal e un giorno posso fare altro, non ho voluto escludere niente, anche perché dopo aver registrato il disco, abbiamo cominciato a lavorare a 360° su quello che potesse accompagnare il disco a livello di narrazione, ci siamo resi conto che era proprio bello perché giocava su questi antipodi, su tanti contrasti che però poi avevano sempre quell’unico filo conduttore. Questo è successo anche nella scelta dei brani da inserire nel disco, perché io sono arrivata a fare quasi 30 provini per questo disco, nella scelta di questi 13 brani abbiamo proprio lavorato su quali tra questi effettivamente riuscissero a mantenere in vita questo gioco fatto di contrapposizioni. È per questo che ci sono tanti generi dentro.

Com’è essere donna nell’ambiente rap che viene sempre descritto come molto maschilista?

Boh, io non vivo la mia vita come se fossi una donna o un uomo, non ho mai visto la mia vita come un esperimento di genere e dunque non mi comporto così. Credo che le ingiustizie esistano ovunque e sicuramente è un tema acceso sul quale non si può essere ipocriti. Certamente c’è della difficoltà e ci sono dei disagi reali, perché c’è gente che li racconta e dunque esistono. Nella mia esperienza posso dire che mi destreggio in maniera abbastanza forzuta su varie difficoltà, se qualcuno mi mette a disagio da questo punto di vista gli rispondo eccome e tento di annullare quella differenza per la quale lottiamo, perché sono convinta che ci voglia dell’attivismo, che parlarne è importante, ovviamente sensibilizzare è importante, portare alla luce è importante, è importante anche fare e quindi, nel momento in cui io mi tiro indietro su quel campo che diventa in quel momento un campo da gioco sociale, dove qualcuno ti mette a disagio perché sei una donna e tu non rispondi, stai solo sottolineando quella differenza che ovviamente c’è, in questo campo come in tutti, che dobbiamo ovviamente lottare affinché sia diverso, ma si lotta facendo, si lotta rispondendo, con un bell’attivismo emotivo e con una grande dose di coraggio.

Quindi io dal mio canto me la vivo così, ho sempre pensato che dovessi dimostrare al mondo non che sono una buona cantante donna, non che sono una buona rapper donna, ho sempre dovuto dimostrare nella mia testa di saper fare musica e basta.  Questo non toglie ovviamente l’attenzione a questo aspetto, sul quale è importante sensibilizzare, portare alla luce e lottare affinché non esistano mai più (ma credo sia impossibile) questo tipo di disagi che continuo a credere si annullino nel momento in cui c’è una risposta. Noi purtroppo non possiamo aspettarci niente dagli altri e questo lo dico da donna ma anche da ragazza nei confronti degli adulti, il mondo non si deve mai aspettare qualcosa dagli altri, però deve essere pronto a rispondere nel momento in cui ce n’è bisogno.

Cosa dobbiamo aspettarci da un tuo live?

Valentina felice, Valentina orgogliosa, sicuramente emozionata.

Sto lavorando, ma è anche un lavoro che viene quasi naturale, perché il disco è stato scritto per essere suonato in giro, perciò non sto nemmeno trovando molta difficoltà nel ri-arrangiamento, nel mettere su uno spettacolo che sia ovviamente a sé, perché se una persona sceglie di comprare un biglietto per venirti a vedere e sentirti, è ovvio che debba avere come risposta un’esperienza unica che può vivere solo lì e che non può riavere nelle cuffie.

Al netto di ciò, è un disco che si presta molto ad essere suonato, quindi stiamo lavorando abbastanza sereni su questo, stiamo provando e sarà una prima volta per me e anche per chi lo sentirà, quindi non so bene come andrà. Io ci metterò del mio meglio per dare dignità al disco e per dare dignità ogni giorno a questa cosa meravigliosa che è un concerto, dove un artista è sul palco e c’è tanta gente che lo ascolta. Non vedo l’ora di farlo.

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Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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