Chernobyl – Un catastrofico incidente [Recensione]

Chernobyl

Un catastrofico incidente

 “Alla memoria di tutti coloro che soffrirono e si sacrificarono.”

 

Acclamata dalla critica, vincitrice di 42 premi, “Chernobyl- La serie” ci racconta cosa accadde la notte tra il 25 e il 26 aprile 1986.

Gli episodi, in tutto 5,  sono ispirati alle storie degli abitanti di Pripyat (vicino Chernobyl), raccontate 30 anni dopo la tragedia, tratte da “Preghiera per Černobyl’” della scrittrice Svetlana Alexievich e dal saggio di Andrew Leatherbarrow 01:23:40.

La serie, prodotta da HBO, scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck, si sofferma sulle emozioni e sulle esperienze vissute in prima persona da coloro che, in un modo o nell’altro, furono e sono ancora tutt’ora, vittime dell’accaduto.

Si ripercorrono i momenti e i giorni clou, prestando particolare attenzione ai sacrifici di persone che, piuttosto che aggravare i danni già presenti, preferirono rischiare la propria vita.

Cosa accadde

Chernobyl, Unione Sovietica, ore 1:23:45.

All’interno della centrale nucleare V.I. Lenin è in corso un test di sicurezza sul reattore numero 4. Alcuni esperti del settore sono intenti a lavorare ma, improvvisamente, accade ciò che mai si sarebbe creduto possibile: l’esperimento fallisce, il nocciolo del reattore esplode creando una forte pressione e liberando un elevato numero di radiazioni. Alte sono le probabilità che si sia trattato di un errore umano.

E’ subito allarme. Parecchi volontari, tra cui pompieri e liquidatori, arrivano in aiuto per limitare il disastro. Nessuno è preparato, nessuno si sarebbe mai aspettato nulla di simile. Sebbene, in un primo momento, si pensa si tratti di un banale incendio, ben presto ci si rende conto di quanto, in realtà, catastrofica sia la situazione.

La forte esplosione è oggi considerata calamitosa, simile solo al disastro nucleare di Fukushima del 2011; la scala internazionale Ines degli eventi nucleari e radiologici dell’Aiea (agenzia internazionale per l’energia atomica) lo ha classificato come evento catastrofico di livello 7, il massimo.

Nonostante, in un primo momento, la cosa passi inosservata, in poco tempo ci si rende conto delle enormi quantità di grafite rilasciata dall’esplosione: un materiale utilizzato per moderare i flussi di neutroni all’interno del nocciolo e che conferma l’avvenuta esplosione.

A contribuire alla diffusione di radiazioni, quattro volte superiori a quelle rilasciate dalla bomba atomica di Hiroshima, è l’insufficienza di dosimetri (strumenti usati per misurare le radiazioni), non in grado di registrate un livello così alto di roentgen all’ora.

Un ulteriore e, allo stesso tempo, considerevole errore è quello di cercare di contenere la notizia per evitare di mettere in risalto la negligenza umana. Ci vorranno 36 ore prima che venga dato l’obbligo di evacuazione alla popolazione e, nonostante questo, non viene loro specificata la gravità della situazione.

I funzionari, a seguito di ciò, scelgono la chiusura di una zona di 30 km intorno alla centrale, rendendosi conto della rapida diffusione delle radiazioni anche in città lontane centinaia di chilometri.

“Significa che il nocciolo è scoperto. Significa che il fuoco che stiamo vedendo sta rilasciando quasi il doppio di radiazioni rilasciate dalla bomba di Hiroshima. E questo ogni singola ora. Ora dopo ora. Venti ore dall’esplosione, pari a quaranta bombe fino adesso. Altre quarantotto entro domani e non smetterà né tra una settimana né tra un mese. Brucerà e rilascerà veleno finché l’intero continente non sarà morto”.

 

Vittime

Non si è in grado di fare un’esatta stima dei morti nella tragedia. Due impiegati della centrale persero la vita immediatamente, 28 nelle settimane successive e 19 tra il 1987 e il 2005, per un totale di 65.

Bisogna considerare, però, l’elevato numero di morti vittime di tumori (in particolar modo alla tiroide, soprattutto bambini) causati proprio dalle radiazioni di Chernobyl (circa 4000).

Il Partito Verde Europeo arriva a quantificare dai 30 ai 60 mila morti in eccesso nella popolazione mondiale. Tantissimi, invece, furono gli ammalati di depressione, ansia e stress post traumatico.

Serie VS Storia

Malgrado la serie cerchi di restare quanto più possibile fedele agli eventi, sono evidenti delle discordanze con la storia reale: non vi è nessuna prova dell’elicottero precipitato durante i primi soccorsi; chi è vittima di sindrome acuta non sanguina, a differenza di quanto viene mostrato negli episodi; la possibilità di trasmissione causata dalla vicinanza di persone contagiate è pressoché nulla, come dichiarato da Peter Caracappa ai tempi di Fukushima.

“Era un vigile del fuoco. È morto due settimane dopo l’incidente. Sono andata a trovare la vedova. Ha partorito una bambina, è vissuta quattro ore. Dicevano che la radiazione avrebbe ucciso la madre, invece l’ha assorbita la bambina, la sua bambina. Viviamo in un paese dove i figli devono morire per salvare le madri. All’inferno il suo accordo e all’inferno la nostra vita. Qualcuno deve dire la verità”.

La perdita della figlia di Vasilij Ignatenko (uno dei primi vigili del fuoco accorsi alla centrale) e Ljudmila è, invece, un fattore reale, riportato dalle autentiche parole della donna.

A tal proposito, è importante sottolineare l’elevato numero di donne sottoposte alle radiazioni che abortirono spontaneamente, si calcolano tra le 100mila e 200mila donne.

 

Il processo

Nel 1986 un processo a porte chiuse porta alla condanna del direttore della centrale Viktor Bryukhanov e dell’ingegnere capo Nikolai Fomin per negligenza criminale, del vice ingegnere capo Anatoly Dyatlov e del capo della vigilanza Boris Rogozhkin per abuso di potere, del supervisore Alexander Kovalenko e dell’ispettore Yuri Laushkin. Viktor Bukanov, progettista della centrale, viene considerato responsabile nel 1991, insieme a chi aveva costruito il sito.

“Ogni menzogna che diciamo contraiamo un debito con la verità. Presto o tardi quel debito va pagato”.

 

I personaggi

Protagonisti della serie sono Jared Harris che interpreta Valery Legason, vicedirettore dell’istituto dell’energia atomica;

Stellan Skarsgård nei panni di Boris Shcherbina, vicepresidente del consiglio dei ministri e capo dell’ufficio per il combustibile e l’energia;

Emily Watson è Ulana Khomyuk, scienziata dell’istituto per l’energia nucleare dell’accademia di scienze della RSS bielorussa, che diventa membro della squadra che investiga sul disastro. Il suo personaggio è, in realtà, fittizio, inserito nella serie con lo scopo di omaggiare i vari scienziati che si occuparono del caso.

Jessie Buckley rappresenta Lyudmila Ignatenko.

Ciascuno di essi riesce a far trapelare le sensazioni, le paure e le angosce che i personaggi vivevano in quel periodo e la determinazione che li caratterizzava.

 

Com’è oggi Chernobyl

L’elevata quantità di radiazioni ha reso Pripyat una città fantasma, distruggendo sia la flora che la fauna del paese. Foreste e animali sono da considerare tra le vittime della catastrofe.

Grazie allo straordinario successo della serie, si spera in una ripresa della vita nelle zone che possono essere accessibili come meta turistica, e che possano far vedere Chernobyl sotto un altro punto di vista.

Scene forti e cruente sono mostrate nelle immagini delle puntate, ogni minuto che passa si sottolinea la grandezza della tragedia. Un evento disastroso che ha causato centinaia e migliaia di vittime e che, probabilmente ancora per molto, avrà un forte impatto sulla salute pubblica della popolazione della zona e dei paesi vicini.

“Non c’è stato nulla di sano a Cernobyl’. Né allora, né dopo, né in quello che abbiamo fatto di buono. Tutto quanto. Tutto… follia”.

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Miriam Puglisi

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