Dalla Legacy Edition – “Chiamatemi Lucio!” [Press]

LUCIO DALLA

 

Pubblicato il 13 NOVEMBRE

DALLA – 40TH ANNIVERSARY

Legacy edition

 

La versione rimasterizzata del capolavoro di uno dei più grandi artisti italiani!

 

 

UN ESCLUSIVO COFANETTO

CON 8 BRANI RIMASTERIZZATI A 192KHZ/24bit DAI NASTRI ORIGINALI

BOOKLET CON INTERVISTE E FOTO INEDITE

 

DISPONIBILE NELLE 2 VERSIONI

Cofanetto CD + booklet 24 pagine

il Cofanetto versione LP 180gr (2000 copie numerate a mano) + foto + libretto 12 pagine

 

ONLINE IL VIDEO DEL BRANO “FUTURA”

http://www.youtube.com/watch?v=RXjE4q3Hyd4

A quarant’anni dall’uscita, Sony Music (Legacy Recordings) celebra il grande LUCIO DALLA ripubblicando l’album “DALLA”, in un’edizione limitata rimasterizzata pubblicata venerdì 13 novembre.

Abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione del cofanetto.

Come sempre e come già avvenuto nelle precedenti conferenze per il lancio degli altri album della Trilogia, partecipare a questi incontri è come rivivere la storia del grande Lucio, incontrando alcuni dei suoi più cari amici e collaboratori, scoprendo ogni volta un nuovo lato sorprendente del carattere dell’artista.

Il primo a prendere la parola è Paolo Maiorino di Sony, che ci tiene a sottolineare come la conferenza si sarebbe dovuta tenere a casa di Lucio Dalla ed avrebbe avuto certamente un sapore diverso.

““Dalla” è il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del successo, la trilogia Colombini, legata al produttore Alessandro Colombini, che segue la trilogia legata invece al poeta Roberto Roversi. Sicuramente è un disco particolarmente fortunato della carriera di Lucio Dalla, che segue il grandissimo successo di “Lucio Dalla” e che in qualche modo viene coronato un anno più tardi dal “Q Disc” del 1981, salvo poi aprire una nuova parentesi della sua discografia e della sua storia musicale.

Mi piaceva presentarlo nella casa di Lucio e con Daniele Caracchi, che è presidente della Pressing e rappresenta anche la Fondazione Eredi Lucio Dalla, per un motivo puramente romantico. Spero che questo nostro appuntamento che si sarebbe dovuto tenere lì, possa essere per certi versi solo rimandato a una futura occasione che ci permetterà di entrare a casa di Lucio Dalla ed apprezzarne di più l’opera musicale.”

Daniele Caracchi: “Vi confermo che fino a qualche giorno fa l’idea era quella di trovarci qua a casa di Lucio. Sono nella stanza delle colonne e con grande dispiacere sono da solo.”

A questo punto prende la parola John Vignola, che ci introduce il contenuto dell’incontro: “Parleremo con alcune delle persone non necessariamente coinvolte con il progetto finale, questa Legacy Edition che, come anticipava Paolo Maiorino, è un progetto che valorizza le canzoni e quello che c’è dietro alle canzoni, al servizio di un album importante come “Dalla” che chiude una trilogia che Legacy ha seguito passo dopo passo.

Oltre a un lavoro accurato di remasterizzazione, si è deciso di dare una tridimensionalità a questo progetto con un libretto che alterna immagini, fotografie di una fotografa, Camilla Ferrari, che ha attraversato una zona, un tempo, uno spazio della Bologna di oggi, ricordando quello che può suggerire questo album. Nel libretto ho messo assieme un po’ di testimonianze, non poteva mancare quella di Alessandro Colombini che è stato veramente il traghettatore, il produttore, anche colui che ha dato moltissime idee a questo percorso di Dalla autografo, ovvero proprietario delle musiche, ma anche dei testi di questi tre dischi che poi, come diceva giustamente Paolo Maiorino, avranno un corollario nel “Q Disc”.

Nel libretto ci sono testimonianze artistiche, c’è Pietro Marcello che è un regista importante e che sta lavorando ad un documentario su Dalla, che ha raccontato cos’è per lui Lucio, ma ci sono anche le testimonianze di due miei colleghi che raccontano essenzialmente come questo album sia quello della trilogia più spiccatamente dedicato all’amore, questo dice anche Colombini.

Vorrei sottrarmi a giudizi critici definitivi, un capolavoro del genere lo conosciamo benissimo e non credo che abbiamo dubbi sul fatto che sia uno dei momenti più importanti della musica italiana, ancora oggi ci sono personaggi contemporanei, ragazzi come Fulminacci che citano Dalla, e lo fanno in virtù della libertà che aveva. Non era un semplice cantautore, era un musicista, un ideatore di canzoni che in questo disco sono particolarmente brillanti.”

 

Ricky Portera: “Era da poco tempo che collaboravo con Lucio, perché io ho iniziato a Natale del ’77, e trovarmi in questo mondo nuovo, in questa nuova situazione è stato molto emozionante. Prima ho sentito che Alessandro Colombini dice che questo è il disco dell’amore, io non sono molto d’accordo. Dopo 33 anni di vita vicino a Lucio, posso dire che questo è il disco della solitudine, dove viene fuori l’intimità di Lucio, perché se analizzi le canzoni come mi ha insegnato Lucio, le canzoni nascono dalle emozioni forti, nascono dalla vita, dalla morte, dall’amore, dalla tristezza, dalla solitudine, dalla disperazione e in ogni canzone c’è questo senso di solitudine, questo senso di appartenenza un po’ laterale a quello che è la conduzione normale della vita.

Il disco è senz’altro un disco fantastico, è stato realizzato in una situazione magica, perché lo Stone Castle di Carimate è un posto dove se credi ai fantasmi ne vedi di continuo, quindi per la fantasia di Lucio era una cosa stupenda. Lucio scriveva i suoi testi principalmente lì, nella sala del camino, dopo aver mangiato le cotolette del Park Hotel.

È un disco che non ha collocazione storica, quindi un disco che noi potremmo ascoltare anche tra cinquant’anni, cent’anni. Secondo me è il momento magico di Lucio, insieme all’altro disco magico del ’79, “Lucio Dalla”. È stato registrato contrariamente a quella che era l’etichetta. Allora io ero un giovane scapestrato, quindi non riuscivo a fare delle analisi, ascoltavo il pezzo in toto, la sua gradevolezza, lo costruivamo tutti quanti insieme, questo è sempre importante da dire. La cosa bella e gratificante è che questo disco, come tutti gli altri, è un disco nato con grande collaborazione anche da parte dei musicisti, non a caso siamo diventati Stadio e non a caso siamo diventati il suono di Lucio Dalla, creato proprio in quel momento.

Spero che Lucio lo studino a scuola tra qualche anno, perché penso che se lo meriti, penso che debba prendere il posto dei grandi poeti e dei grandi musicisti.”

 

John Vignola: “Credo che già a scuola stia succedendo qualcosa, a scuola di musica ci sono molti che vedono Lucio Dalla, proprio in questo suo sfuggire dai canoni, come un esempio. Ci sono moltissimi ragazzi che lo citano, parlavo di Fulminacci che è uno che ha vinto la Targa Tenco due anni fa con un esordio, e cita proprio Lucio Dalla in una sua canzone molto bella.

Riguardo a quello che Ricky dice sull’amore, credo che Colombini intendesse anche l’amore che scatta quando ti trovi in una situazione di difficoltà e di solitudine, pensiamo a “Futura”. In fondo i diseredati sono i veri protagonisti di tutta la trilogia. Il rapporto tra amore, frustrazione e solitudine, credo che dia la molla a moltissime cose.”

 

Ricky Portera: “Futura è nata in una condizione molto particolare, perché l’idea e il testo di Futura sono nati a Berlino, ho già raccontato questa storia in altre situazioni. Una notte eravamo in giro per Berlino, perché ci piaceva moltissimo andare a visitare le città, soprattutto di notte, a Lucio piaceva moltissimo. Questa protezione che dà il buio lo faceva sentire più sicuro che di giorno. Ci siamo trovati davanti al muro di Berlino e c’erano quelle torrette che davano su Berlino Est e Lucio salì su una di queste dove c’era un’altra persona. Era Phil Collins, sono stati lì una mezzora senza parlarsi, senza considerarsi. Anche se Lucio aveva una personalità che non dava mai a vedere quello che provava, era raro capire quello che provasse Lucio senza conoscerlo personalmente, secondo me è sceso da lì sopra totalmente scioccato da questa esperienza ed è lì che a mio avviso è nata “Futura”, la voglia di sperare in qualcosa di meglio. Noi che siamo stati a Berlino Est possiamo dire che qualsiasi tipo di regime è offensivo per l’uomo e l’uomo non si deve permettere di esercitare queste forme di repressione sulle persone, quindi io credo che Lucio in “Futura” abbia parlato di questo amore e di questa speranza per avere anche lui un senso di prospettiva verso il futuro, sperare che cambierà. Lo speriamo tutti.”

A sorpresa ha preso la parola anche Marino Bartoletti, il quale ricorda anche un altro grandissimo personaggio che ci ha lasciato nei giorni scorsi: “Sono a Roma perché tra tre ore andrò a salutare Stefano D’Orazio, direi a nome di tutti. Ieri mi hanno fatto parlare di un sentimento che è la malinconia e che Lucio avrebbe sicuramente condiviso, anzi non mi sarei stupito di vederlo qua. Mi è molto dispiaciuto quando qualcuno nei giorni scorsi per annunciare la scomparsa di Stefano abbia parlato in maniera piuttosto ruvida di “è morto il batterista dei Pooh”, come se il batterista fosse quello che sta dietro, che suona i tamburi, che è alle spalle degli altri tre o quattro, ma in realtà il batterista, lo sappiamo perfettamente, è il metronomo, è il motore, spesso è il cuore di una band, quindi penso che sia giusto, al di là del movente umano, di venire a salutare questo ragazzo che ci ha fatto compagnia per cinquant’anni e che è stato non soltanto il batterista dei Pooh, ma anche un eccellente musicista e paroliere e soprattutto una persona perbene”.

 

Sull’album aggiunge: “Provo a contestualizzare questo album che esce nel settembre del 1980, quindi in un periodo non banale per la storia di Bologna e per la storia d’Italia, perché un mese prima, il 2 agosto, era avvenuto a Bologna, in Italia, un evento molto tragico ovvero la strage della stazione di Bologna. Io sono romagnolo, un provinciale volgare come direbbe Guccini, e addirittura un giornalista sportivo, quindi parlo per sentito dire di musica.

Assistetti a quell’episodio terribile, mentre mi trovavo alle Olimpiadi di Mosca, dove si celebrava l’ultima giornata, la sera in cui Patrizio Oliva vinse il titolo olimpico, che a sua volta ha molti addentellati con Bologna. Qualcuno mi raccontava di questa strage, di questo episodio storicamente orribile che era avvenuto, e voglio pensare che Lucio avesse da tempo concluso il suo percorso di rifinitura di questo album, perché altrimenti la sua ferita si sarebbe in qualche modo sentita in questo disco, che comunque ha delle profonde venature di malinconia. La citazione di Mosca mi ricorda anche il fatto che se l’Italia della pallacanestro, movimento sportivo molto caro a Lucio, che sosteneva di essere soltanto per cause che non comprendeva un cestista mancato, se l’Italia della pallacanestro conquistò la medaglia d’argento e fu la prima medaglia olimpica sempre in quell’agosto che precedeva il settembre del 1980, fu grazie alla nervatura che c’era all’interno di quella nazionale di giocatori della Sinudyne Virtus Bologna, che quell’anno aveva vinto con grande gioia di Lucio il secondo scudetto consecutivo. Tutto questo per contestualizzare l’uscita del disco. La Virtus era andata molto bene, il Bologna era arrivato settimo in campionato. Ogni tanto nei dischi si sentiva un po’ l’umore di Lucio, è per questo che si mescolano da una parte la malinconia, dall’altra la voglia di guardare avanti, di guardare al futuro.

È difficile estrapolare la canzone o le canzoni più belle di questo disco, che rasenta la perfezione, però visto che sono a Roma e visto che prima Ricky ha parlato del buio che avvolgeva ed alimentava l’ispirazione di Lucio, è impossibile non pensare a “ La sera dei miracoli”, che ha avuto un impatto molto importante a Sanremo, l’anno che i suoi amici degli Stadio vinsero il Festival di Sanremo. Vi ricorderete che nell’esibizione dei cosiddetti duetti o delle cover, Gaetano duettò praticamente con Lucio e c’eravate tutti, i vecchi e i nuovi Stadio, cantando “La sera dei Miracoli”, e qualcuno che forse non conosceva quella canzone deve aver pensato “caspita come sono bravi questi Stadio, caspita che bella ispirazione devono aver ricevuto da Lucio se hanno voglia, tempo e ispirazione di cantare questa canzone a Sanremo!” e mi vien da dire, visto che sono a Roma, che questa è una delle poche canzoni gradite ai romani, e qui si apre una parentesi per ricordare un altro grande che ci ha lasciato che è Gigi Proietti, certamente artista romano, ma italiano e universale. Ai romani non piace molto che si canti di loro, forse “Three Coins in the Fountain” in passato, giusto perché aveva vinto l’Oscar, ma altre canzoni non sono state particolarmente accettate e gradite. Secondo me questa canzone è piaciuta anche alla parte malinconica dei romani.

È vero che è un disco di snodo, è vero che è un disco che accumula tutte le esperienze del passato e anche quelle del futuro. C’è una canzone a cui sono particolarmente legato ed è “Cara”. Chi sa dove riposa Lucio, che sarebbe orgogliosissimo di avere la sua tomba vicino a quella di Carducci, sa che assieme alla sua sagoma c’è una frase di “Cara”, che secondo me è straordinaria, è fondamentale, guarda al passato, al presente e al futuro, e recita “Buonanotte anima mia, adesso spengo la luce e così sia”.

 

 

Di seguito il comunicato integrale:

 

“DALLA – 40th anniversary” è accompagnato da un ricco libretto con interviste redatto da John Vignola e con le fotografie esclusive della fotografa Camilla Ferrari, scattate nella città di Bologna e ispirate al disco.

 

«Mentre ascolto Dalla, mi sento sospesa in un limbo temporale in cui tutto e niente accadono simultaneamente – racconta Camilla Ferrari – dove la notte è protagonista e intesa non solo come assenza di luce, ma anche come metafora di un’emozione. Uno specchio del giorno, in cui Lucio si immerge completamente per creare i propri brani e in cui trova ispirazione per esprimere quella profonda semplicità che il quotidiano riusciva a comunicargli. Ed è proprio dalla notte, dal quotidiano e dalla vita personale di Lucio che è partita la mia esplorazione di Bologna e dei suoi luoghi.»

Il cofanetto è disponibile in due formati:

LP 180gr (2000 copie numerate a mano) che include la stampa di una delle 10 diverse fotografie di Camilla Ferrari su carta speciale fotografica 30×30 numerata a mano.

(per ogni fotografia esisteranno solo 200 esemplari)

LP rimasterizzato 192kHz/24bit e un libretto di 12 pagine

CD che include il CD rimasterizzato e un libretto di 24 pagine

Il progetto è accompagnato anche dall’uscita di un video inedito, quello del brano “Futura”, diretto da Giacomo Triglia e visibile al seguente linkhttp://www.youtube.com/watch?v=RXjE4q3Hyd4

 

«Lucio Dalla in un’intervista dichiarò che Futura nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone, la storia di due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest, divisi dal muro, che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura. La mia intenzione iniziale – spiega Giacomo Triglia –  era appunto raccontare questa storia, girando a Berlino, poi purtroppo sappiamo tutti come è andata per via del Covid. Quando con Sony abbiamo deciso di riprendere in mano il progetto, è come se quei due personaggi nella mia testa fossero cresciuti durante il lockdown, ho immaginato una Futura già grande trasferitasi in Italia in un piccolo paesino di provincia, dove conosce un ragazzo e fanno a loro volta una figlia. La mia storia è narrata dal punto di vista del marito di Futura, ormai vecchio, che decide di tornare nel piccolo paesino dove loro hanno vissuto per rivivere i momenti passati insieme alla moglie ormai scomparsa da tempo, e rivive questi momenti attraverso delle fotografie che gli permettono di viaggiare all’interno della propria memoria, dove un lui un po’ più giovane, ripercorre viaggiando a ritroso nel tempo, tutte le fasi della loro vita, dall’incontro con Futura, la nascita della loro figlia, e la prematura scomparsa della moglie.»

 

Il disco è stato rimasterizzato negli Studi Fonoprint di Bologna da Maurizio Biancani. Il campionamento digitale del master tape originale fatto a 192khz e 24 bit, ha permesso di recuperare appieno le sonorità originali, non falsate da precedenti interventi.

Era il 1971 quando Lucio Dalla inizia la sua inarrestabile ascesa presentando al Festival di Sanremo il brano “4/3/1943”, ribattezzato da tutto il pubblico “Gesù Bambino”. Seguono “Piazza Grande”, “Il gigante e la bambina” e “Itaca”, tutti brani destinati ad entrare nel suo immenso repertorioA quasi 50 anni, Sony Music (Legacy Recordings) vuole rendere omaggio e celebrare uno dei più grandi artisti della storia della musica italiana con questa esclusiva raccolta, dopo il successo già ottenuto con la pubblicazione della riedizione dello storico album “Come è profondo il mare” e della raccolta “Duvudubà”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!