“E’ già domani” – Il nuovo disco dei Fask tra speranza e confronti [Intervista]

FAST ANIMALS AND SLOW KIDS

venerdì 17 settembre esce il nuovo album

“È GIÀ DOMANI”

 

Da venerdì in radio anche il nuovo singolo

“STUPIDA CANZONE”

 

Venerdì 17 settembre a FIRENZE

“È GIÀ DOMANI – IL TALK”

ospiti del mondo della musica, del web e del giornalismo

si confrontano attorno ai temi del disco

 

Il 7 aprile 2022

partirà l’“È GIÀ DOMANI TOUR

 

Sarà finalmente disponibile da venerdì 17 settembre “È GIÀ DOMANI”, il nuovo album dei FAST ANIMALS AND SLOW KIDS (pubblicato da Woodworm in licenza esclusiva per Believe).

L’album è frutto di due lunghi anni di lavoro che hanno portato Aimone Romizi (voce, chitarra, percussioni), Alessio Mingoli (batteria, seconda voce), Jacopo Gigliotti (basso) e Alessandro Guercini (Chitarre) nuovamente in studio dopo il precedente album del 2019 “Animali notturni” (che aveva debuttato nella top10 FIMI-GFK).

L’album è stato prodotto da Matteo Cantaluppi e i FASK, registrato da Cantaluppi e Ivan Antonio Rossi (che ha curato anche il missaggio) e masterizzato da Giovanni Versari.

Intervista di Egle Taccia

“È già domani” è il titolo del vostro nuovo album, un titolo che sembra parlarci di speranza. Mi sbaglio?

 

È un insieme, è un titolo sia speranzoso che in realtà riflessivo e concentrato su noi stessi. È già domani vuole riuscire a cristallizzare quello che è l’attimo, quello che è il presente, perché stiamo vivendo una vita che è tutta proiettata verso il futuro. Quello che facciamo adesso è in proiezione di quello che saremo tra cinque minuti, tra un’ora, tra due anni, quindi automaticamente, se da una parte c’è un futuro che è migliorativo, siamo convinti che staremo meglio nel futuro, e questo ci dà speranza, perché crediamo che da qui a qualche anno sarà tutto migliore, dall’altra parte viviamo sempre in proiezione di quello che non siamo ora, di qualcosa di diverso da noi stessi in questo istante, e questo genera stress, perché sei sempre lì a pensare a cosa sarai, a quando lo sarai, a quanto tempo passerà. Forse è una visione che tocca entrambi gli aspetti, da una parte questo lato più negativo, dall’altra parte questo slancio verso il domani.

Cosa si prova a fare uscire un disco in questo momento di totale incertezza per il futuro della musica e degli spettacoli dal vivo?

La stiamo vivendo bene, perché non vedevamo l’ora di fare uscire questo disco, ci abbiamo messo tanto a farlo, negli ultimi anni ci abbiamo lavorato tantissimo, riprendendo e rivedendo le canzoni mille volte. La voglia di farlo uscire è così tanta che ovviamente siamo presi bene, però al tempo stesso ci rendiamo conto che non è il periodo più florido, il periodo migliore, per fare uscire un album, ma certe volte non bisogna troppo arrovellarsi per cercare il periodo più adatto, certe volte c’è bisogno solo di fare uscire un disco e di far sì che la musica fluisca per poi potere andare avanti e fare altre cose, c’è bisogno ogni tanto di non coordinare tutto al centesimo.

La stiamo vivendo così bene anche perché in passato fare dischi non vogliamo dire che fosse scontato per noi, però un po’ era scontato riuscire a far uscire delle canzoni che parlassero di noi. Era la nostra valvola di sfogo preferita, e invece in questo periodo c’è stato un momento in cui non era così scontato che uscisse un disco, non sapevamo quando, come, e in che modo sarebbe stato possibile farlo uscire, quindi già la sua pubblicazione per noi è una gioia immensa.

A un certo punto della titletrack ci parlate della paura di tuffarsi e non volare. Vi siete sentiti così in questo lungo periodo di buio?

Io penso proprio di sì, nel senso che se c’è una cosa che abbiamo provato tante volte in questo periodo, è quel senso di incertezza per cui vorresti fare qualcosa, vorresti tuffarti, sei pronto anche a fare cose diverse, nuove, differenti, ma sai in cuor tuo che veramente poche persone sono capaci di volare, quasi nessuno direi, e quindi sotto questo punto di vista c’era questa profonda incertezza a fronte però di un forte slancio verso qualcos’altro, verso qualcosa di nuovo, quindi sì ci siamo sentiti così in questo periodo.

“Stupida canzone” è il vostro nuovo singolo, ma una canzone può davvero essere stupida?

Speriamo di no, ovviamente è un titolo che mettiamo lì quasi per esorcizzare tutto questo, esorcizzare quello che siamo, quello che facciamo. Certe volte pensarsi stupidi, vedersi un po’ più stupidi di come si è, probabilmente aiuta anche a riposizionarsi. Non credo che una canzone possa essere stupida, per lo meno nel modo in cui noi scriviamo le canzoni. Per noi le canzoni hanno un peso specifico molto importante, la musica ha un peso specifico molto importante, quindi non la vediamo in quel modo, ma ogni tanto c’è bisogno di prendersi un po’ meno sul serio, questo sì.

Siete reduci da un tour molto intimo e completamente diverso da quelli a cui eravamo abituati. Come lo avete vissuto? Vi ha in qualche modo cambiato questo nuovo approccio col vostro pubblico?

Secondo me un po’ sì, un po’ ci ha cambiato. Siamo partiti che eravamo molto spaventati, non sapevamo cosa aspettarci, soprattutto non sapevamo se saremmo stati in grado di gestire un tour in acustico. Una canzone in acustico è molto complessa, deve essere riarrangiata. Eravamo spaventati, ma dopo però ne siamo stati così felici, abbiamo ottenuto così tanto calore in cambio, dopo un periodo così tanto disgregato e lontano, che alla fine qualcosa è successo, un cambiamento c’è stato. Io alla fine di questo tour mi sento molto più felice, mi è sembrato quasi di aver ritrovato il mio posto nel mondo. Quindi questo alla fine è un cambiamento, per lo meno rispetto a come stavamo vivendo questo cambiamento, questa roba che è successa negli ultimi anni.

In quel tour ci avete raccontato i vostri dischi, spiegandoci i sentimenti che vi erano racchiusi. Se doveste aggiungere un altro capitolo a quel racconto, che sentimenti assocereste a questo album?

Questa è una domanda bella, anche perché non ce n’è uno solo, ce ne sono tanti. Di sicuro la voglia di rialzarsi, la voglia di scrollarsi di dosso il male, i pensieri, i dolori, i dubbi. C’è la voglia di conoscere e di capire, di mettersi nei panni degli altri e cercare di comprendere come gli altri ci vedono così da essere persone migliori. Al tempo stesso c’è anche lo slancio verso l’altro, cioè il senso di cercare di fare qualcosa che sia sempre d’ispirazione, che sia sempre alto e importante, di non buttarsi, non vivere una quotidianità solo perché esistiamo, ma dare significato al giorno. È un disco che vorrei che riuscisse a dare un supporto a chi lo ascolta. Ci sono alcuni pezzi come “Fratello mio” che è proprio un abbraccio, qualcuno che arriva e cerca di darti del conforto e cerca di stringerti vicino a sé. Secondo me è un disco anche di confronto. Penso a “Stupida canzone” a questo confronto “generazionale”, tra la mia generazione e quella di mio padre e mia madre, dove i trentenni erano diversi. Ci siamo trovati a fare questa discussione sui trent’anni, trovando dei punti d’incontro e dei punti completamente opposti che ci hanno permesso di migliorarci, di sentirci un po’ più nel nostro posto, esseri completi, persone complete.

Avete tante cose in cantiere per promuovere l’album: un talk, un firmacopie e finalmente il tour. Mi incuriosisce molto il talk di Firenze. Com’è nata l’idea e cosa potete spoilerarci al riguardo?

Possiamo spoilerare pochissimo, perché questa dev’essere una cosa che si deve sviluppare sul momento. Alla base di questo disco c’è tanta condivisione, ci sono delle domande a cui non troviamo delle risposte, perché per una volta ci piacerebbe averle anche dagli altri. Proprio per questo abbiamo pensato di farlo davvero. Perché non chiedere queste cose ai nostri amici, a chi è come noi, a chi è un musicista, ma anche alle generazioni più giovani e a quelle più grandi? Creiamo una situazione di dialogo nella quale ci confrontiamo rispetto ai temi del disco e dove quindi al centro non c’è l’ascolto della musica, quanto la chiacchiera, lo sviluppo delle tematiche, così da ingrandire quello che è il significato del disco, dargli una forma più completa che porti a qualcosa di stimolante, al di là della musica stessa.

Domanda Nonsense: Visto che avete fatto una sorta di sondaggio durante il tour, alla fine avete capito quante persone hanno ascoltato “Cavalli”?

La maggior parte, “Cavalli” è il disco più ascoltato della storia dei Fask! Tutti alzavano la mano, ma non era vero. Crediamo semplicemente che il meccanismo della cosa fosse che all’inizio la gente era carichissima, quindi alzava la mano entusiasta, poi capiva il gioco e si spegneva un po’. Magari alzavano la mano perché l’hanno sentito nel corso degli anni, ma quando uscì nel 2011 l’avevano sentito in pochi, su questo possiamo mettere la mano sul fuoco. Magari gli ascolti sono migliorati nel corso del tempo, ce ne sono di più adesso.

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!