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Elisa Erin Bonomo: “Sinusoide” è un disco tao [Intervista]

“SINUSOIDE” è il nuovo album di ELISA ERIN BONOMO.

Si tratta del secondo disco della cantautrice e chitarrista veneziana, vincitrice del Premio della Critica al Premio Amnesty – Voci Per la Libertà 2017 con il brano “Scampo” contenuto nel suo fortunato disco d’esordio “Antifragile”.

Elisa Erin Bonomo, che ha all’attivo un’intensa attività live che l’ha portata anche a realizzare aperture per artisti come Nada, Daniele Silvestri, Diodato, torna con un nuovo lavoro che conferma la sua propensione per il concept album, medium privilegiato per esprimere la propria complessità.

“Sinusoide” è un disco “tao”, che la cantautrice ha pensato e diviso simbolicamente in due parti che racchiudono l’unicum della sua espressione artistica.

Registrato presso il No Shoes Recording Studio, prodotto insieme a Stefano Pivato, “Sinusoide” esprime l’esatto dualismo dell’essenza dell’artista, con un rock con venature dark-wave figlio del precedente “Antifragile” nella prima parte, che approda alle atmosfere acustiche sconfinanti nella world music nella seconda parte.

Intervista a cura di Egle Taccia per Nonsense Mag

Mi racconti la tua storia musicale?

 

La mia storia musicale è un po’ particolare, anche perché non è partita molto presto ed è stato un cammino molto tortuoso. Ho cominciato a fare musica nel 2006 circa, con un progetto in Inglese che si chiamava Montag, dove scrivevo testi e in parte le musiche. Per una serie di motivi, anche se ho pubblicato il mio primo ep, “Once in a Blue Moon”, il progetto non è mai decollato. A seguito di alcuni dissapori con alcuni membri della band ho smesso di fare musica per un bel po’ di tempo, salvo fondare un trio acustico nel 2009, chiamato Erin Trio. Nel 2010 si è unito un altro elemento e ci siamo chiamati La cantina dei Bardi, dove suonavamo principalmente canzoni mie in chiave folk. Nel 2015, mentre stavo lavorando al secondo Ep de La Cantina dei Bardi, ho proposto alcune mie canzoni “piú rock” al produttore con cui stavamo collaborando, che si è dimostrato molto interessato alla mia musica. Quella persona era Stefano Pivato, il produttore di Antifragile, il mio primo disco solista, e di Sinusoide. Di lí a poco La Cantina dei Bardi si sarebbe sciolta per divergenze artistiche e nel 2016 sarei semplicemente diventata Elisa Erin Bonomo.

Nel 2017 hai vinto il Premio Amnesty – Voci per la libertà con il brano “Scampo”. Cosa ha rappresentato per te questo traguardo?

 

Il Premio Amnesty ha rappresentato una grande soddisfazione personale, perché mi ha fatto capire che probabilmente la mia scrittura aveva qualcosa da dire, non solo a me, ma anche agli addetti ai lavori. È stato il mio vero primo premio importante. Il mio primo disco d’esordio era appena uscito grazie a un crowdfunding, ero appena tornata dal mio primo vero mini tour. Da lì ho iniziato a pensare che potessi fare veramente della musica il mio mestiere.

Da poco è uscito il tuo secondo album. Iniziamo dal titolo. Come mai hai scelto di chiamarlo “Sinusoide”?

 

La sinusoide è un’onda pura, fatta di una parte convessa, detta ventre negativo. Mi piaceva l’idea che racchiude in sé questa parola, la purezza e allo stesso tempo la visceralità. Quando ho cominciato a registrare Antifragile, il mio disco precedente, il mio produttore mi diceva sempre che la musica è fatta di cicli, che nulla veramente finisce, ma cambia per poi ritornare in forma diversa a cadenza regolare. Come accade nella moda, come accade nelle stagioni, come accaduto nella mia vita: se ci sono dei rapporti e situazioni in sospeso, tenderanno a ripetersi anche se in forma diversa. È successo anche per la persona a cui è dedicato tutto questo disco. Sentite le canzoni come sono state scritte, in ordine cronologico.

 

Qual è il concept che lega i brani del disco?

 

Il concept è un amore impossibile, mostrandolo in una condizione quasi “seriale”, da telefilm a episodi. È una storia d’amore cresciuta in un campo dove non erano previsti fiori, quindi ho dovuto tenere conto di sentimenti e sensazioni che non potevano vivere alla luce del sole. Si parte dall’inizio della storia fino alla sua fine, da un innamoramento fatale alla riconoscenza per ciò che mi ha lasciato.

L’album ha due anime musicali, una rock e una acustica. Qual è la preponderante e che significato artistico hanno queste due facce dell’album?

 

Per ora ha più preponderanza il lato B, quello più morbido. Però il significato artistico era proprio mostrare le due facce di me: quella disturbata, inquieta, piena di noise che distorce il pensiero e quella più intima, spirituale, studiosa e in perenne ricerca acustica e musicale.

In passato hai aperto i concerti di Nada, Daniele Silvestri e Diodato. Questi artisti, in qualche modo, hanno influenzato la tua carriera o il tuo modo di fare musica?

Beh, senza dubbio. Nada per me è un grande esempio di artista che si è smarcata dall’etichetta di pura interprete per cercare di creare una propria identità musicale. Anche se a volte a caro prezzo, ha cercato di essere sempre aderente al suo sentire. È musicista, autrice, produttrice.

Daniele Silvestri mi ha insegnato che si può essere impegnati senza per forza essere pesanti, con ironia, ficcanti, raccontando una storia in cui ognuno si può immedesimare, giocando molto con il significante delle parole.

Diodato una volta ha detto “Non esiste musica bella o brutta. Esiste quella sincera, e il pubblico lo fiuta subito”. Lui scrive bene, ha una voce incredibile e fa dei passaggi armonici molto interessanti, decisamente controcorrente rispetto alla canzone pre-cotta.

Domanda Nonsense: Nuvola o Tempesta?

Tempesta, non posso farci niente 😅

Written By

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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