Erica Mou

Erica Mou, l’esordio narrativo con “Nel mare c’è la sete” [Libro]

Eravamo ancora incantati dal ricordo del tour “Grazie dei Fiori”, quando ci è giunta la notizia che Erica Mou avrebbe esordito nel mondo della narrativa con la pubblicazione del suo primo romanzo. Una sorpresa assai gradita: proprio durante quella tournée, durante la quale Erica ci ha cantato e raccontato le vicende umane ed artistiche di alcune grandi figure femminili, abbiamo avuto i primi sentori del talento narrativo della cantautrice salentina.

Una dote questa che, unita alla sua spiccata sensibilità, ci consente di dire che “Nel mare c’è la sete” sia un esordio letterario assolutamente degno di nota non solo per i fan della Mou. È la prospettiva “al femminile” a caratterizzare anche quest’opera: Maria, la protagonista del romanzo, ci racconta in quattro capitoli la storia della sua vita, indelebilmente segnata dalla morte in tenera età della sorellina Estate, che ella ci confessa di “avere ucciso”.

La vita di Maria si suddivide in due periodi: la vita con i genitori dalla nascita fino al (quasi) completamento degli studi, all’inizio spensierata ma poi problematica, quindi la convivenza con Nicola, un serio ed affascinante pilota di aerei con il quale deve decidere se spingersi fino al classico grande passo. Solo in due occasioni, la protagonista ha potuto essere sé stessa vivendo quella “Libertà” che in qualche modo era riuscito ad assaporare l’amato nonno: un indimenticabile viaggio a Londra e l’inaugurazione del suo negozio “Porta Gioie”, nato da un’idea avuta con l’amica Ruth, conosciuta proprio nella capitale britannica. In questo negozio, Maria non vende altro che… idee! Idee per regali destinate a chi ha poco tempo o fantasia, confezionate con cura dopo attenti colloqui nei quali la protagonista stabilisce una certa empatia con i suoi clienti.

Nel corso della vicenda, suddivisa in quattro veri e propri atti di stampo teatrale, che Mou intitola come i principali pasti della classica giornata italiana, il racconto / monologo interiore di Maria dipana pian piano i nodi ed i traumi che ne hanno segnato l’esistenza. Intrappolata in una routine casa-negozio in un paese anonimo che tanto ricorda la natia Bisceglie, la protagonista del romanzo trova finalmente la forza di scegliere una strada davvero sua, senza timore del giudizio altrui…

Di più non diciamo sulla trama di “Nel mare c’è la sete”, romanzo agrodolce ed ossimorico come già anticipato dal titolo, nel quale Erica Mou esprime in maniera immediata ed efficace gli argomenti trattati: il desiderio di libertà, simboleggiato dalla vastità del mare e dal timore da esso suscitato, e la sete incolmabile che essa suscita, ma che paradossalmente il mare da solo, con il suo sale non può certo colmare. Una sensazione di anelito e tormento, che contrasta in maniera assai forte con l’artwork essenziale ed elegante con la sedia ed il palloncino, che anticipano un paio di importanti episodi del romanzo.

Il conflitto interiore di Maria si risolve pian piano, decidendo di non sottostare più a logiche famigliari nelle quali, al di sotto di un’apparenza felice, si cela un tormento taciuto per non ferire le persone amate. Con una narrazione toccante e vivida, nella quale emerge la sensazione di riflessione e sfogo di una protagonista abituata nella vita ad essere di poche parole, la Mou affronta il mondo dei sentimenti in una maniera diretta e a tratti perturbante, mostrandoci con paradossale chiarezza quella facciata oscura che si cela dietro le situazioni apparentemente più perfette.

Senza mai rinunciare a quella grazia e sensibilità che la contraddistinguono come cantautrice, Erica Mou ha scritto un’opera profonda ed affascinante sotto entrambi gli aspetti tematico e linguistico, una favola ricca di metafore ed immagini toccanti, che ancora una volta ci mostrano la capacità di cogliere ed inseguire quei barlumi di assoluta bellezza all’interno di una quotidianità in cui bene o male abbiamo tutti modo di poterci identificare. Da leggere assolutamente, in attesa del suo prossimo album.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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