I Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo ci parlano di “Superotto” [No New]

“SUPEROTTO” è il nuovo disco di Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, pubblicato il 29 maggio per 35mm, la collana di 42 Records dedicata al mondo del cinema e delle sonorizzazioni.

Si tratta dell’ottavo disco in studio per la band torinese, l’ennesimo capitolo di un percorso fatto di suggestioni ed esplorazioni nel mondo dell’immagine e delle musiche di scena, un album che può considerarsi una narrazione sull’evoluzione dei diritti nel nostro Paese e un monito a non ritornare indietro sui nostri passi.

Si rinnova inoltre la collaborazione con la regista Susanna Nicchiarelli: “Superotto” è infatti una evoluzione della colonna sonora di “Per tutta la vita”, il documentario del 2014 già musicato dai Gatto Ciliegia, come già avevano fatto con “Cosmonauta” nel 2009 e più recentemente con “Nico88”, vincitore della sezione Orizzonti alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, pluricandidato ai David di Donatello e prima uscita di 35mm.

 

Intervista di Egle Taccia 

 

“Superotto” è il vostro nuovo album. Cosa rappresenta per voi questo titolo?

Rappresenta malinconicamente l’immaginario analogico ancora ben presente nelle memorie della nostra generazione che ha vissuto in pieno il passaggio al digitale. Come quei fotografi che ancora oggi rimpiangono la pellicola, non tanto per la qualità quanto per il processo creativo che dava molta rilevanza all’immediatezza senza pieno controllo sul risultato. Così la pellicola “superotto” ha segnato la nascita dei “videoamatori” e ha permesso a molti di approcciarsi all’arte cinematografica. Ancora oggi guardare filmati girati in superotto è affascinante quanto ascoltare un vinile. Poi questo è il nostro ottavo album da studio, esce a 20 anni dal nostro primo album, il “disco giallo” di cui conserviamo ancora il master su bobina.

Mi parlate di 35 mm, la collana di 42 Records dedicata al mondo del cinema e delle sonorizzazioni?

Un desiderio avverato di Emiliano Colasanti e Giacomo Fiorenza che già avevamo incontrato all’inizio del loro percorso da discografici: con 42 ci avevano supportato con grande entusiasmo alla produzione dell’album “Disconoir”. Pochi anni dopo durante una delle lunghe chiacchierate amichevoli gli raccontiamo che stiamo per iniziare le lavorazioni (durate 2 anni e mezzo) della colonna sonora del film Nico,1988 di Susanna Nicchiarelli e la cosa ci agitava parecchio. Per loro fu l’occasione per rivelarci l’idea 35mm e per noi un motivo di stimolo in più: le colonne sonore nascono e si evolvono in processi creativi collettivi molto lunghi, faticosi, complessi. Solo attraverso la visione in sala di un film si può percepire il trattamento sonoro esclusivo e molto differente da un album. Quando un film esce dalle sale, la colonna sonora viene dimenticata presto e le discografiche non sono più interessate a produrre quello che veniva chiamato “supporto fonografico dell’opera cinematografica”. 35mm ha sopperito a questa mancanza. Il disco della Original Motion Picture Soundtrack Nico,88 contiene non solo le musiche del film ma anche dialoghi e suoni d’ambiente perché la differenza con un disco da studio è proprio questa: la musica per i film è parte di una complessa dinamica tra diversi elementi sonori.

Questo album nasce e si evolve dalla colonna sonora di “Per tutta la vita” della regista Susanna Nicchiarelli, con cui vantate numerose collaborazioni, documentario in cui è stato ricostruito il processo di evoluzione della coppia e dell’istituzione del matrimonio a quarant’anni dal referendum popolare sul divorzio del 1974. Pensate che oggi, anche a causa di quello che spesso leggiamo nelle pagine di cronaca nera, questo sia diventato un tema caldo?

Un tema caldissimo che ci pone come uno dei Paesi più misteriosi nei processi di evoluzione dell’etica civile, della politica. Quel referendum come anche pochi anni dopo il disegno di Legge proposto da Franco Basaglia che avviò il lungo processo di superamento dei manicomi in Italia, furono alcuni esempi di passi fondamentali, rivoluzionari, di conquista dei diritti civili di base, di uguaglianza sociale. Nel caso del referendum sul Divorzio fu un atto di forte scostamento da una società contadina, patriarcale, fondata sul potere dominante del maschio. È un Paese strano il nostro, si contorce in paradossi. Una Costituzione dai principi fondamentali così perfetti che sembrano impossibili da mettere in atto. Più lottiamo per guadagnare diritti, più ci indeboliamo nella memoria storica, nel riconoscerci nei valori fondamentali. Un popolo che lotta, vince e dimentica. Un popolo che aspira all’involuzione, a sciogliere la propria identità nel processo di globalizzazione e che si incattivisce in un individualismo esasperato.

 

Che tipo di suoni avete esplorato in questo lavoro?

Una miscela consapevole di sonorità facilmente riconoscibili legate a generi pop-rock (chitarre e bassi elettrici qui sempre presenti), suoni acustici di tradizione popolare (chitarre classiche, acustiche ed ukulele) insieme a sonorità elettroniche anche inusuali sia percussive che melodiche. Siamo interessati a creare livelli sonori sovrapposti che tendano ad incuriosirci ed immergerci in scene piuttosto surreali e divertenti, a volte grottesche. Ci sono alcuni brani (Superotto, Non siamo lupi, Per forza di cose) in cui percussioni che possono sembrare elettroniche sono state ottenute registrando oggetti e giocattoli (matite, palloncini, scatole di cereali, macchinine, ecc..) ed in aggiunta a questo abbiamo utilizzato campionamenti particolari come ad esempio quello di una chitarra acustica con corde completamente arrugginite nel brano “Il divorzio” o una elettrica irriconoscibile, massacrata da effetti elettronici, nell’intro di “Nella stanza senza angoli”.

In italiano si dice “suonare”, in altre lingue si dice “giocare”, ad esempio in francese… “jouer”, crediamo sia più corretto come termine.

 

In che modo suono e immagine si combinano nella vostra musica?

In modo indissolubile. Quando componiamo per il cinema c’è un continuo scambio di idee e sensazioni col regista e con il montatore. Si lavora a favore delle scene e si deve prestare attenzione all’interazione con lo spazio, ai dialoghi e ai suoni d’ambiente. Nel momento in cui la composizione nasce autonoma, non al servizio di film o documentari, il protagonista assoluto diviene il singolo ascoltatore che non avendo precisi riferimenti di immagini o testi come nel caso della nostra proposta strumentale, è libero di crearsi il proprio immaginario. Il legame empatico che si genera con il pubblico rappresenta la principale motivazione, il valore assoluto che ci porta a concepire album come “colonne sonore” per i nostri ascoltatori.

Il vostro modo di lavorare con la musica da sempre travalica gli schemi della classica forma canzone e questo sembra mostrare l’intenzione di voler andare incontro a un pubblico più raffinato e in un certo senso pretenzioso. Sbaglio?

È un equivoco che parte dalla natura strumentale e non convenzionale della nostra proposta musicale che può far nascere un pregiudizio di pretenziosità. Il gruppo è nato senza alcuna pretesa o ambizione di uscire dalle nostre camerette o garage in cui si provava. Tutto ciò che abbiamo ottenuto in cambio dai nostri ascoltatori, dai produttori che ci hanno sostenuto nella crescita professionale, dalla critica musicale, lo abbiamo sempre ritenuto un regalo e stimolo per crescere. A partire dal nome che abbiamo dato al gruppo, con la scelta dei titoli dei nostri brani e l’inclusione di momenti di puro divertimento musicale, l’intenzione è sempre stata quella di non prenderci sul serio, mai. La sorpresa che ci ha riservato questo lungo percorso di band è la trasversalità che ci ha permesso di arrivare a differenti tipologie di pubblico. Abbiamo con immenso stupore ricevuto negli anni consensi di ogni genere di ascoltatore che ci esprimeva profonda gratitudine: dalla trainer della palestra che diffondeva la nostra musica per motivare i suoi corsisti durante lezioni di pilates, ai novelli sposi che richiedevano un intervento per il giorno più importante della loro nascente vita di coppia, al direttore artistico di una scuola di musica classica che riteneva importante un confronto diretto con la nostra attitudine. L’ascoltatore pretenzioso è giusto che esista, il musicista pretenzioso è insopportabile.

Quali caratteristiche, secondo voi, deve avere una colonna sonora per essere funzionale alla trama?

Non si può generalizzare perché la soundtrack è legata alla narrazione cinematografica di genere e alla visione registica. In linea di massima la musica di un film non può essere pensata come protagonista principale. Per noi funziona meglio quando non viene percepita come tale, quando resta un elemento “invisibile” ma funzionale alle dinamiche emotive e psicologiche dei personaggi, ai piani dimensionali spazio/tempo. Passiamo moltissimo tempo durante la realizzazione di una colonna sonora a lavorare sulla sottrazione, sull’efficacia dei silenzi e delle sospensioni.

 

Domanda Nonsense: Qual è la più bella colonna sonora della storia del cinema?

Non ne citiamo nessuna ma non abbiamo dubbi sul più bravo compositore di tutti. Il Maestro assoluto ci ha lasciati da poco e ancora una volta ha fatto comprendere all’umanità che la musica può renderci immortali.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!