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I Pinguini Tattici Nucleari a Messina – Una tavola apparecchiata per 40 mila persone [Report]

Lo scorso 30 luglio i Pinguini Tattici Nucleari si sono esibiti allo Stadio S. Filippo di Messina in un live emozionante, pieno di musica e contenuti.

Tutto comincia puntuale con un finto annuncio di annullamento della data e poco dopo appaiono loro e vengono accolti da un boato. Si comincia con “Zen” e da subito partono fiammate dal palco, che riscaldano ancora di più l’atmosfera già incandescente per il caldo e per un incendio che si era sviluppato nelle vicinanze dello stadio. Si prosegue con la hit “Giovani Wannabe” e Riccardo saluta il pubblico dicendo che è bellissimo vedere tutti qui ammassati dopo anni di covid, poi comincia a giocare col pubblico chiamando Elio.

Parla di un gioco che ha fatto parte dell’adolescenza di molti di noi: “Purtroppo la vita non è come il Tetris”, frase con cui annuncia l’omonimo brano.

A questo punto succede qualcosa di speciale: “Bisogna parlare di qualcosa di importante. Quando esce un singolo capita che qualcuno si tatui delle nostre frasi e questa è una cosa che ci riempie di gioia”. A questo punto sale sul palco una ragazza in carrozzina e durante il brano “Hold on” le viene fatto in diretta un tatuaggio sotto gli occhi stupefatti del pubblico.

Alla fine del brano tutto diventa buio e una voce narrante anticipa “La storia infinita”. Dopo il brano Elio parla un po’ col pubblico, spiegando come il brano appena suonato prenda il nome da un romanzo di Michael Ende, poi cita “La luna e i falò” di Cesare Pavese: «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti», è il momento del brano dedicato alla loro città, “Bergamo”.

Riccardo ci dice che “il mondo cambia, c’è la crisi climatica e voi in Sicilia potete parlarne a pieno titolo nonostante Feltri. C’è chi abbraccia il cambiamento e c’è la juvenoia, che è il sentimento di ostilità che una generazione più vecchia prova per quella più giovane e che deve rimanere fuori da questo stadio. È il momento di “Coca zero”.

“In ogni gruppo c’è un Simone Pagani, quello che non parla e che dice sempre di no. Simone, oggi devi dire sì a Messina”, e così Simone va al centro del palco e intona “Nonono” a cui segue “Ricordi”.

Riccardo continua a parlare col pubblico, come se si trattasse di una serata tra amici. “Tante volte escono dei singoli, si pompano e questi singoli vanno bene, poi ci sono altre volte, ancora più magiche, in cui delle canzoni nascono come delle b-side ed improvvisamente vengono amate dal pubblico”. È quello che è successo a “Lake Washington Boulevard”, la cui intro viene intonata coralmente da tutto lo stadio, regalandoci uno dei momenti più forti di tutta la serata.

“Si dice che un uomo muoia davvero quando il proprio nome sparisce dai pensieri di tutti, quello è momento in cui vieni dimenticato per sempre, ma finchè qualcuno canticchia le tue canzoni sei salvo.” A questo punto tutta la band si siede attorno ad una tavola, apparecchiata al centro della scena, e suona “Scatole”.

“Abbiamo apparecchiato una tavola a cui sono sedute 40 mila persone. Nella samba de roda si formano dei tavoli di musicisti e tutti intorno si mettono a ballare. Noi abbiamo voluto fare lo stesso.” Il live prosegue con “Giulia”. Parlano di come noi tutti trascorriamo la prima parte della nostra vita su un banco e dopo che la scuola finisce ci dobbiamo sempre sottoporre a un rito che è la “Cena di classe”. Presentando “Irene”, Riccardo racconta che questa canzone ha permesso loro di uscire dalla Lombardia, parla della paura del futuro e viene dedicata a tutti i precari.

Subito dopo arriva uno dei brani che meglio racconta la storia della band e quella di tutti coloro abbiano mai guidato un furgone facendo quella che si chiama gavetta, parla dei tempi in cui gli hotel costavano troppo e si tornava in nottata. Chiede al pubblico se qualcuno fosse presente ai loro concerti di Alcamo e Milazzo tanti anni fa. È il momento di “Dentista Croazia”, il brano dedicato al furgone che li ha portati in giro per l’Italia ad inseguire i propri sogni e che, per come sono andate le cose, gli ha portato proprio fortuna. Dopo “Antartide”, Elio si avvicina al pubblico, che impazzisce per lui, per presentare “Freddie”. Chiede un minuto di serietà, spiegando che non ama fare comizi, preferendo rispondere con le canzoni. Saremo sempre qui a cantare il diritto di chiunque a realizzare sè stesso e ad amare, a qualsiasi colore dell’arcobaleno si appartenga.” 

Arriva quello che dalla band viene definito il numero innovativo, una cosa che non abbiamo mai visto. Nicola va alla consolle e annuncia questo momento particolare in cui sentiremo tutte le canzoni che hanno fatto la storia pinguina. È il momento di ballare con un medley che fa impazzire lo stadio.

Dopo “Ridere”, Riccardo torna a parlare col pubblico annunciando l’ultima canzone della serata, “Rubami la notte”. “Voi siete gente della notte, che sta sveglia sperando in qualcosa che forse non avverrà mai. Chi sa stare sveglio la notte sa che la notte porta solo bugie e quando un cantante dice che è l’ultima canzone, non è mai l’ultima canzone.”

La formazione torna sul palco per un finale con i brani più amati. Si comincia con “Ringo Starr”, poi Riccardo ricorda l’11 settembre, quando venne improvvisamente interrotta la Melevisione per annunciare l’attentato alle Torri Gemelle, data che colloca nel tempo “Scrivile scemo”. Il concerto dei Pinguini Tattici Nucleari si chiude con “Pastello bianco”, che viene anticipata dal racconto di come è nata. Una fan gli ha scritto una lunghissima lettera dove raccontava tutta la sua storia d’amore, finita male, osteggiata da molti, ma che le aveva insegnato tanto. Alla fine di questa lunga lettera, questa ragazza ha chiesto a Riccardo che, se mai avesse scritto un brano dedicato alla sua storia, avrebbe soltanto dovuto scrivere “Tu mi hai insegnato la differenza tra le ciliegie e le amarene”. Questo live incredibile si chiude con quella che è diventata la canzone più amata della band, intonata da tutto lo stadio, un momento corale che rappresenta alla perfezione il piccolo miracolo del successo dei Pinguini Tattici Nucleari, che dai piccoli pub di provincia sono riusciti a conquistare un pubblico gigantesco, riuscendo a rimanere i ragazzi della porta accanto e a mantenere la loro unicità.

 

Report a cura di Egle Taccia

Foto di Ilenia Bontempo

 

 

Written By

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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