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Intervista ai Pindar – “La malinconia, come certe emozioni, durano per sempre”

PINDAR è il nome del duo musicale costituito dai DJ e producer Mik e Jeff, nato tra Roma e Taranto nel 2019. La musica di PINDAR è caratterizzata da un sound elettronico nel quale si fondono i contenuti classici della canzone italiana; la sintesi è una musica fortemente influenzata da elementi tipici della musica krautrock e techno pop.

Le sonorità ritmiche e robotiche dallo stile volutamente freddo, vicino per certi aspetti all’estetica futurista, si riflettono anche sull’immagine “depersonalizzata” della band, e si sostanziano attraverso l’utilizzo di elementi inanimati (robot–manichini–immagini) che rievocano lo stile di Kraftwerk e Daft Punk.

Intervista a cura di Teresa Fabozzi

 

Ciao ragazzi, piacere di conoscervi.
La domanda è banale, ma è giusto per conoscervi: come e quando nasce il vostro progetto?
La nostra musica prende forma agli inizi del 2019, ed è frutto di una solida intesa musicale costruita nel tempo. I PINDAR nascono dunque dall’esigenza di creare qualcosa che potesse davvero rappresentarci.

 

Oltre al kraut e ai dettagli elettro, nel vostro arrangiamento si percepiscono elementi new wave e anche di cantautorato: come mai queste evoluzioni? Volete sottolineare alcune emozioni e momenti in particolare?

Fin dal principio non volevamo essere “prigionieri” di uno schema o di un genere definto. Il frutto del nostro lavoro si può riassumere nel tentativo di riversare in musica non solo emozioni ed esperienze, ma anche gli ascolti che nel corso degli anni ci hanno formato. Il cantautorato italiano, a tratti decadente, si fonde dunque con sonorità tipiche della new wave e del Kraut. In futuro vorremmo osare ancora di più incrementando la componente elettronica e la Dark wave. La nostra musica è introspettiva, racconta di battaglie che avvengono più che altro sul piano emotivo ed esistenziale, ma la lettura non deve essere
meramente pessimistica…più che altro raccontiamo le cose per come si presentano nella realtà …e la realtà, il nostro tempo, sono quelli che sono, non sono una favola.

 

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La pandemia ha influito sul vostro nuovo progetto discografico? Se sì, in che modo?

Non ha influito nel contenuto della nostra musica, ma lo ha fatto sui nostri progetti. Abbiamo pubblicato il primo volume -contro il parere di produttori e amici- durante la prima grande ondata di Covid, e con Backgammon Vol.2 le cose non sono andate meglio…ma è un dramma che tutto il comparto musica ha dovuto affrontare…non ci fermiamo, andiamo avanti. Saltarono tutte le date in programma, i live tramutati in asettiche dirette social…ma anche in questo caso potremo dire un giorno di averlo fatto e, nonostante tutto, di esserci ancora.

 

A tratti si sentono elementi decadenti/romantici, dettati sia da armonie più melanconiche che dai testi, in un certo senso, poetici: cosa vi ha influenzato maggiormente in questi anni per arrivare a quest’enfasi musicale? Come esprimete questa parte, a tratti più suggestiva, nel corso dei vostri live?

Tutta la musica italiana degli anni ’50,’60 e ’70 era malinconica…tutti l’amavano. Certe emozioni durano per sempre, forse per questo la musica di quegli anni continua a passare in radio mentre i tormentoni del momento corrono veloci come meteore. E poi la letteratura italiana, Foscolo, Leopardi, Manzoni…insomma bisogna lasciare una traccia, qualcosa che possa emozionare nel tempo.

 

Come vi sembra la scena italiana attuale? È compatibile coi vostri gusti, o preferite “viaggiare” al di fuori?

Da un paio di anni le cose vanno di male in peggio, il bel periodo indie inaugurato con i Thegiornalisti nel 2015, e che poteva aprirsi a produzioni più impegnate, si è sciolto come neve al sole, forse per colpa dell’inflazione artistica…forse per colpa dei Thegiornalisti stessi… di fatto la fantasia scarseggia, ed è questo il dato preoccupante. Rimangono solo alcuni impavidi cantautori che tenacemente cercano di rimanere coerenti con loro stessi …noi rimaniamo fedeli a quella linea sperando che la corrente possa cambiare… nel 2020 in una nostra canzone dicevamo che era in arrivo il “grande freddo”… ma quello che è accaduto musicalmente e socialmente ha superato di gran lunga le nostre previsioni.

 

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Domanda Nonsense: Libro o film?
Entrambi, il primo se si vuole dare più spazio all’immaginazione, il secondo all’emozione. Ad ogni modo amiamo indistintamente entrambi…consigliamo la lettura dei libri “Tropico del Cancro” e “Tropico del Capricorno” di Henry Miller… la Filmografia di Lynch e di Cronenberg (per i palati fini)… e del nostro Sorrentino, Youth La Giovinezza…Per gli amanti del fumetto “Cortomaltese”, i primi Dylan Dog.

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