La decadenza del mondo attuale nell’esordio di Viadellironia [Intervista]

“Le radici sul soffitto” è il primo album di Viadellironia. È stato realizzato con il sostegno di MiBACT e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

 

Anticipato dal primo singolo “Ho le febbre” feat. Edda, Le radici sul soffitto” è un album di dieci brani scritti e composti da Maria Mirani, Giada Lembo, Greta Frera e Marialaura Savoldi e prodotti da Cesareo (Elio e le Storie Tese), pubblicato il 20 novembre 2020 per Hukapan.

La formazione sottolinea come il filo conduttore dell’album sia una descrizione critica e malinconica della decadenza del mondo attuale, commista al desiderio di resistenza alla passività e a quel sentimento che sopporta di mala voglia il peso della vita.

L’artwork è stato realizzato dall’artista Dorothy Bhawl, il cui stile iconoclasta e spesso estremo lo ha portato a esporre in molte gallerie in Italia e all’estero (nel 2019 le opere di Bhawl adornano la casa e il laboratorio della stilista inglese Vivienne Westwood), nonché a collaborare con musicisti come Devo, Phil Collins, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti e Andrea Fumagalli dei Bluvertigo.

L’immagine di copertina è basata sul titolo dell’album “Le radici sul soffitto”, una sorta di allegoria sulla morte come rinascita e, in generale, sulla fine come nuovo inizio.

 

Intervista di Egle Taccia a Maria Mirani

Mi raccontate com’è nato il progetto Viadellironia?

Ci conosciamo da un sacco di tempo! Laura, Greta e Giada da quando erano al liceo. Certo, non suonavano insieme, ma si conoscevano bene.

Poi ho cominciato ad uscire con Laura, più o meno a 17, 18 anni. Ho sempre scritto canzoni e Laura ha arruolato Giada e Greta per formare un gruppo.

Siete una band tutta al femminile, è un caso o una scelta precisa?

Se con caso intendi “non c’è stato niente di strategico” sì, possiamo dire che è un caso. Abbiamo deciso di suonare insieme perché esisteva un rapporto di amicizia o una rete di empatia, non abbiamo inteso confezionare un progetto. Pensa che abbiamo suonato per anni anche con un tastierista. Quando ci è stato detto, più o meno scherzando, che fosse poco armonico nell’organico del gruppo, siamo rabbrividite.

“Le radici sul soffitto” è il vostro primo album. Di cosa ci parlate in questi brani?

Devo dire che è stato strano scoprire retrospettivamente di che cosa parlasse il disco. Insomma, mentre lavoravamo la concettualizzazione aveva un grado abbastanza basso, provenendo i pezzi da un’intenzione più sentimentale e istintuale. Credo che il disco, ascoltandolo ora, parli di un senso di malinconia e di inazione, provocato dalla constatazione che il mondo fa spesso molto schifo, che è difficile abitarlo.

Parla della difficoltà di trovarsi a proprio agio in un sistema e dell’acquisizione della certezza che tutto ciò che abbiamo vissuto prima dei nostri 26 anni sia irreversibilmente scomparso. Ma parla molto anche di amore.

Chi ha curato l’artwork dell’album?

Dorothy Bahwl, un artista italiano. Ha curato anche l’immagine del booklet, traducendo il concept del disco in un mood davvero perfetto.

Com’è nata la collaborazione con Edda, con cui avete pubblicato il singolo “Ho la febbre”?

Parlando con Cesareo di eventuali artisti con cui avremmo voluto collaborare, è saltato fuori che Edda fosse un suo amico dall’adolescenza. Vivevano nello stesso quartiere e si frequentavano. Eravamo molto felici, adoriamo Edda, e ci sentivamo come quattro cupide. Allora Davide ha contattato Stefano, che con grande gentilezza e professionalità ha registrato brano e video. Gli siamo molto grate.

 

Rimanendo in tema di collaborazioni, mi parlate del lavoro che avete fatto sui brani insieme a

Cesareo (Elio e Le Storie Tese)?

Davide si è approcciato al nostro universo sonoro in modo molto rispettoso. Ascoltiamo cose diverse, e abbiamo modelli differenti. Ma è stato bravissimo nel modulare il suo rapporto di produzione in termini funzionali ed interni al nostro materiale. Per questo credo che il sound del disco rispecchi un linguaggio personale e affrancato da alcune ingenuità imitative.

 

Con quale stato d’animo ci raccontante il mondo attuale nei vostri brani?

Ci sono dei momenti di sarcasmo, dei momenti di grande tristezza, dei momenti di disprezzo. Ci sono pochi momenti di solarità e forse mi piacerebbe riuscire a cavarli fuori per i prossimi testi. Altre volte penso sia fisiologico e giusto questo humor nero. Altre volte ancora mi chiedo di che cosa, se non di morte o di amore, valga la pena parlare. E con questo non intendo in senso letterale, ma trasfigurando questi concetti in tante immagini diverse e camuffate.

 

Pensate che la pandemia ci abbia resi migliori o, al contrario, abbia peggiorato le cose?

Penso che le abbia peggiorate.

 

Domanda Nonsense: Se doveste scegliere un superpotere, quale vorreste?

Laura vorrebbe volare leggiadra come un condor, Greta e Giada vorrebbero entrambe teletrasportarsi, io (Maria) vorrei poter tornare indietro nel tempo. Solo indietro però, perché di andare nel futuro non mi frega niente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!