Nicolò Carnesi e la sua riflessione sul tempo [Intervista]

A tre anni di distanza da “Bellissima noia”, Carnesi torna con “Ho bisogno di dirti domani”, 10 tracce legate dal fil rouge che domina l’album: la riflessione sul tempo, a cui l’autore affida anche le diverse sfaccettature stilistiche, compositive e testuali dei brani, confermando il suo talento di artista virtuoso e poliedrico, emerso ed apprezzato fin dagli esordi.

Intervista di Egle Taccia

 

 

“Ho bisogno di dirti domani” è un titolo che esprime la necessità di dare un futuro al nostro presente. Avevi voglia di andare in controtendenza rispetto al mondo del qui ed ora?

L’idea da cui è scaturito il titolo non era tanto quella di andare in controtendenza, non ha alcuna accezione critica, volevo con un concetto cercare di raccontare la fruizione e la nostra proiezione del tempo, che sì, è sempre molto salda col qui e ora, però è sempre proiettata da qualche parte. Ho bisogno di dirti domani finisce per dare una proiezione futura, anche di speranza, ma che ha bisogno di un forte ancoraggio nel passato, perché questa necessità deve nascere da qualcosa che hai vissuto e stai vivendo.

Possiamo considerarlo un album sul tempo?

In parte sì. Diciamo che il tempo è una sorta di sfondo che si relaziona con le storie contenute all’interno, però sicuramente, anche dalla scelta della tracklist, è il tempo il fil rouge, ma inteso nel modo assolutamente personale e relativo in cui lo viviamo nelle nostre scelte e relazioni, che sono ancorate con quello che è il nostro presente, la nostra attualità.

Che tipo di suoni hai cercato per questo tuo viaggio tra passato, presente e futuro?

Sui suoni ho lavorato tanto, abbiamo lavorato tanto, perché non ho suonato solo io nel disco. Sicuramente il tempo, inteso come concetto quasi fisico, è molto affascinante, perché poi viene sempre, in maniera matematica, disegnato ed illustrato in un modo molto particolare ed evocativo, quindi abbiamo utilizzato molto i synth, synth caldi per dare sempre questa impressione, questa pasta nostalgica che aiuta molto all’evocazione di un concetto simile. Poi, ad un certo punto, ho avuto l’idea di utilizzare le chitarre alla maniera del palm mute per raccontare il ticchettio. Attraverso la chitarra è come se le lancette dell’orologio si facessero sentire continuamente. Invece, nella parte narrativa che ovviamente è destinata ad essere raccontata dalla voce, ho fatto un lavoro quasi bipolare, perché c’è il lato più introspettivo, quello da flusso di coscienza, che ho raccontato spesso con i falsetti, con l’aiuto di vocoder autotune ecc. , mentre gli sfoghi, le storie che sembrano più inerenti alla vita vissuta, fisica, materiale, allora li ho interpretati, urlati nella maniera più canonica, più da canzone d’autore. Ho utilizzato vari toni e vari timbri proprio per raccontare queste storie e lo si percepisce ascoltando tutto il disco.

 

Oggi la parola futuro è diventata sinonimo di ansia?

In parte sì, penso lo sia sempre stata. Il futuro è qualcosa di ignoto, nessuno è mai riuscito realmente a prevederlo, soprattutto su se stesso, quindi ha sicuramente una grande percezione ansiosa, però c’è anche da considerare che l’ignoto, tutto ciò che è sconosciuto, è anche stuzzicante, perché potrebbe accadere di tutto, quindi la proiezione futura viaggia tra questi due mondi, l’ansia e la curiosità. Anche la curiosità, però, fa parte dello stesso calderone dell’ansia, dipende poi da come vivi il futuro, da come te lo immagini e anche, devo dire, da come hai vissuto il tuo passato, che poi determina come vedrai il futuro.

Per te il tempo è più un amico o una minaccia?

Direi che non è né un amico né una minaccia, perché diciamo che deve diventare uno sfondo, ci devi fare i conti continuamente, ma non devi lasciare che prenda il controllo delle tue cose, non devi vivere necessariamente con l’idea che tu stia perdendo tempo in tutto quello che fai. Il pensiero che anche il nostro tempo non è infinito ma è finito, che abbiamo una scorta di tempo limitata, è un dato di fatto che va semplicemente bypassato e messo da parte, anche perché sarebbe difficile poi vivere bene se ci concentrassimo solo su questo, diventerebbe realmente una minaccia, una continua minaccia. Questo però non significa che bisogna farlo diventare esageratamente tuo amico, perché finiremmo per non dar peso al tempo e anche questo potrebbe diventare pericoloso. Credo che la via giusta sia quella che sta in mezzo, cioè bisogna rendersi conto che c’è il tempo, ma lasciarselo anche un po’ alle spalle in alcune occasioni.

“Il futuro” è un brano che racconta con sincerità i drammi del presente. Pensi che assisteremo presto a un’inversione di tendenza rispetto a questo clima di chiusura e di allontanamento dalla socialità?

Io sinceramente penso di no, perché comunque la tecnologia, l’evoluzione non si fermano e per ora è quella la direzione. Diciamo che sta a noi, però ho sempre molta fiducia nei singoli, non nelle masse. Le masse tendono sempre ad andare verso una sola direzione, è qualcosa di quasi ancestrale, soprattutto negli esseri umani, che lo fanno molto di più delle pecore a volte, degli altri animali che tanto utilizziamo per esempi non molto carini, ma poi fondamentalmente gli animali più abitudinari siamo noi, tra quelli che tendono a seguire qualcosa. Grande fiducia sempre nei confronti dei singoli, io penso che le grandi cose del mondo, non tutte ma molte, siano state fatte da singolarità, da eccezioni, quindi ho ancora la speranza che qualche eccezione possa un giorno cambiare le cose in meglio, ma non credo che sia una scelta collettiva, che esista una possibilità e una capacità collettiva nel cambiamento. Sono molto negativo anche per esempio sul fattore del clima, dell’inquinamento, proprio perché lì invece dev’esserci una scelta corale e gli esseri umani non sanno fare la scelta giusta quando si tratta di farla tutti insieme, questo è un dato storico. Non lo so, il mio pensiero non è ottimista, ma spero sempre nel genio di qualcuno che, a un certo punto, risolva le cose e rimetta tutto in discussione, quello può capitare sicuramente.

Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi nuovi concerti?

Tanta musica. Diciamo che ho impostato tutto un po’ come nel disco, quindi il concerto ha quasi una sua narrazione, però ovviamente con l’incremento e l’aggiunta dei brani del passato che ho cercato di selezionare in maniera coerente con quelle che sono le canzoni del presente. È una sorta di lungo racconto tra le canzoni di “Ho bisogno di dirti domani” e tutta la mia storia musicale.

Domanda Nonsense: Se potessi viaggiare nel tempo, vorresti andare nel futuro o vivere in epoche passate?

Bella domanda, ci penso spesso a dirti la verità. È sempre più forte probabilmente la curiosità di quello che sarà, rispetto a quello che è stato. Per quanto sia confortevole pensare “vado in un’epoca che potrebbe piacermi, anzi ne sono quasi certo perché ho letto tantissimo e so che le cose andavano così”, è, però, qualcosa che è già successo, non mi stimolerebbe abbastanza. L’idea di andare avanti di 300 anni, di 500 anni, è molto stuzzicante invece e devo dire che alla fine sceglierei il futuro con le sue incognite e i suoi misteri, avendo un solo viaggio disponibile.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!