No Book – “Ventinovecento”, il lato ribelle della provincia monzese

Un affresco vivido e realistico della vita di parte della gioventù brianzola fra gli anni ’90 e l’11 giugno 2004, anno dell’istituzione ufficiale della provincia di Monza e Brianza:”Ventinovecento” ci racconta questa realtà fuori dagli schemi e lontana dall’immaginario collettivo nazionale di una delle zone economicamente più ricche d’Italia,  ad opera della “Rinomata Offelleria Briantea”.

Il collettivo, composto dai quattro autori monzesi Michele Cortellini, Luigi “Luis” Limonta, Lorenzo Sala e Matteo Pozzi, attraverso ventisei brevi racconti, ci racconta in maniera ironica e disincantata ma allo stesso tempo realistica, la “formazione ostinata e contraria” di quattro ragazzi fuori dagli schemi, nati e cresciuti all’interno di un ambiente carico di disagio e di un profondo senso di vuoto da riempire, nonostante la situazione di apparente benessere legata ad una situazione di agio ed un immaginario fatto di calcio, formula uno, musica e videogiochi a fare da sfondo ad una spensieratezza solo apparente.

In questo contesto in cui le famiglie e la collettività dell’era consumistica non rappresentano una base su cui crescere, i quattro protagonisti/alter-ego/Power Rangers crescono in un ambiente superficiale in cui conta solo l’apparenza, ritrovandosi per sfuggire alla noia ed al vuoto in situazioni tragicomiche dalle quali si salvano solamente grazie alla prontezza di spirito, o all’intervento di famiglie distanti e desiderose di salvare le apparenze.

C’è la vera vita dei provinciali agiati, ma pur sempre attratti dal cosmo di una Milano ancor più grande e ricca, affascinante ma allo stesso tempo lontana e minacciosa, la vita notturna come unico momento possibile in cui cercare di essere liberi dalla convenzionalità borghese ed un immaginario televisivo e spettacolare fantastico e colorato, che fa perdere ai protagonisti ogni contatto con la realtà. I protagonisti mantengono vivo in sé il proprio Peter Pan interiore che, nonostante i guai, le esperienze talvolta traumatiche legate a droga, delinquenza o “semplici bravate” e lo scorrere degli anni, ostinatamente rimane bambino guardando fissamente e con nostalgia ad una perduta seppur finta età dell’innocenza.

Con un ideale sottofondo musicale fornito da band come i Nirvana – il suicidio di Kurt e la morte di Ayrton Senna sono il crollo di due importanti miti dell’epoca – ma soprattutto Afterhours e i monzesissimi Bluvertigo, “Ventinovecento” è un romanzo di quasi-formazione che illustra al resto d’Italia una realtà ed un immaginario lontano, ma allo stesso tempo ancora intensamente vivo nella mente e nel cuore di chi quel periodo l’ha vissuto.

Scritto con un linguaggio gergale autentico ed ambientato in contesti assolutamente reali, “Ventinovecento” è un’opera interessante anche per il forte valore sociologico contenuto, mostrandoci una realtà ancor oggi attuale, nella quale sono certamente cambiati i luoghi ed i miti di riferimento, ma in cui permane cui il senso di vuoto legato al consumismo sfrenato e ad un benessere – quello sì – messo in discussione dalle nuove dinamiche dell’economia mondiale.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola