No Interview – “Abaué”: il dirompente ritorno di Margherita Vicario

Sul sito del MEI Abaué (Morte di un trap boy) è appena stato decretato video del mese PIVI (Premio Italiano Videoclip Indipendente) e non c’è da stupirsene. Il nuovo singolo di Margherita Vicario (attrice, cantautrice e musicista romana) è un brano penetrante, originale, magnetico a tal punto da riuscire a colpire e rimanere nelle orecchie già dal primo distratto ascolto. Accade questo quando si ha qualcosa da raccontare e la personalità per farlo senza risultare il clone di nessuno.

“Abaué (Morte di un trap boy)” è un brano coraggioso, incisivo, provocatorio. Cosa ti ha portata a scrivere questa storia?

Be’, un giorno ero triste e ho iniziato a suonare una specie di nenia funebre, col suono di violoncello alla tastiera e ho un po’ raccolto i cocci di quello che vedo intorno a me nel mondo della musica, nel pubblico giovane. Sono partita da un reale momento di sconforto, infatti la prima frase è “non la so scrivere una canzone” e poi da lì ho iniziato a fare pensieri sulla musica di oggi, cosa va di moda, quali sono i messaggi, i contenuti veicolati da molta della musica che va per la maggiore.

Ph. Matteo Lippera

Il pezzo è accompagnato da un video in grado di valorizzare ogni singola frase, ogni dettaglio. Certe immagini erano già nate dentro di te durante la composizione?

Sì, alcune sì, sicuramente il funerale ganese era già nella scrittura musicale del ritornello, il resto è stato partorito dalla mente del regista che ha cercato di tradurre le frasi in immagini ancora più provocatorie. Mi ha detto ok, se nel ritornello vuoi raccontare un funerale catartico felice, allora nella strofa ci concentreremo sul marcio e l’inquietudine di una festa che sembra un funerale.

Hai una visione di come potrebbe evolvere la musica trap?

Sinceramente no, e non mi interessa neanche tanto, io voglio fare la mia musica e prendere spunto da tutto quello che mi piace, compresa la musica trap che mi diverte e mi piace ballare. Non so che fine faranno questi artisti, cresceranno, parleranno di altro. Continueranno a fare musica? Non so.

“Abaué” si allontana abbastanza da ciò che hai fatto fino ad ora, ma è altrettanto vero che una delle caratteristiche più interessanti della tua musica è che risulta ostico etichettarla. Il tuo è un approccio istintivo, oserei quasi dire anarchico, sbaglio?

Sì, abbastanza anarchico, cioè non capisco come uno possa fare un disco dove una canzone si ripete dieci volte, mi rendo conto che può aiutare il pubblico a definirti, ti può dare uno stile ben preciso, ma io sono così, attraversata da diverse passioni, spesso insoddisfatta e artisticamente irrequieta, anche se le mie canzoni sembrano allegre, a volte uscite da un film della Disney. Io di solito metto al centro una storia, una narrazione più che il mio personaggio.

C’è anche un disco in arrivo?

Sicuramente sì, con molta calma ma sì.

Ultimamente si sta affrontando con più frequenza il tema della carenza di voci femminili nel panorama musicale, soprattutto quello indipendente, qual è la tua opinione?

Purtroppo è una verità evidentissima. La musica indipendente, che ormai non si può chiamare neanche indipendente, ma comunque la musica sta vivendo un periodo molto positivo, e mi dà gusto vedere da vicino questa evoluzione, la gente ascolta autori italiani, affolla i concerti, ma ecco salta ancora più agli occhi la mancanza di voci femminili. Basta che metti una playlist qualsiasi di Spotify e anche per due ore puoi non sentire una canzone scritta da una donna. A questo punto inutile parlarne, devo solo pensare a lavorare. Comunque è una questione culturale. Donne e artisti hanno sempre avuto un ruolo marginale nella società, nonostante tutta la poesia del mondo giri intorno a loro. Figurati una donna artista!

Un artista contemporaneo che reputi rivoluzionario?

Bella domanda! Direi io.

Domanda Nonsense: secondo te, dove vanno a finire i calzini spaiati?

Non ne ho idea, so solo che spendo 200 euro l’anno di calzini perché ogni 2 mesi me li ricompro tutti.

Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.