No Interview – Buskercase: la struttura acustica che rivoluziona il modo di concepire i live

Siamo stati al Toolbox Coworking di Torino a fare due chiacchiere con Andrea Benedetti, fondatore di Buskercase e Pierluigi Vona, Acustico.srl e Fab Lab Torino, per parlare proprio della start up Buskercase, progetto innovativo che mira, attraverso una struttura di risonanza acustica, a rendere le performance musicali semplici, accessibili e interessanti.

Il progetto è stato tra i primi cinque finalisti del Premio Cambiamenti 2019, tra le migliori start up del Piemonte nel 2019.

Entriamo ancor più nel dettaglio…

Innanzitutto, ovviamente, non posso non chiedervi come sia nato il progetto Buskercase.

Andrea: Buskercase è nato da una mia idea, che poi è stata la mia tesi di laurea. Mi sono laureato in ingegneria edile-architettura a Perugia. Ho costruito un prototipo di questa struttura con la finalità iniziale di rendere al meglio le performance di artisti di strada.

Dato che ogni volta che viaggiavo fotografavo spesso questi soggetti messi da una parte, senza una dignità vera e propria, volevo creare una scenografia che fosse utile a livello estetico per catturare l’attenzione del passante e che funzionasse, a livello acustico, cercando di amplificare il suono nel migliore dei modi ma, al tempo stesso cercando di far sentire l’artista come se suonasse con una cassa spia puntata verso di sé, il tutto senza elettricità. 

Per un breve periodo ho lasciato da parte il progetto ma poi mi sono detto:”ho questo progetto in tasca, voglio puntarci!”. Così mi sono trasferito a Torino con l’intenzione di presentarlo e sono entrato in contatto con l’azienda Acustico, che ha deciso di costruire un prototipo più resistente attraverso materiali plastici.

Qual è stata dunque la fase successiva a questa iniziale di progettazione?

Avere materialmente questo prototipo è servito per farmi conoscere e per iniziare a collaborare con un po’ di associazioni che fanno riqualificazione urbana.

 L’obiettivo, di Buskercase, dato che inizialmente era nato più come una possibilità per far esibire gli artisti di strada, è quello di rivolgersi ad associazioni, organizzazioni e pubbliche amministrazioni che vogliono puntare a fare riqualificazione urbana in maniera originale, montando quindi queste strutture acustiche dentro uno spazio dismesso o inutilizzato, e attraverso l’arte, attraverso la musica, portare gente a vivere quello spazio. Questo è l’impatto sociale del progetto: Buskercase come arredo da riqualificazione urbana.

Per fare un esempio, una cosa del genere mi è capitata con l’associzione Giardino Forbito. Davanti Porta Nuova, ai giardini Sambuy, poco frequentati ma nei quali magari a chiunque è capitato di transitare, abbiamo deciso di montare e organizzare un evento. Questa è stata la prima vera uscita di Buskercase.

Attraverso l’incubatore del Politecnico di Torino, invece, mi sono aperto ad una ricerca concreta di mercato a livello di marketing, abbiamo quindi realizzato che il progetto oltre che per la riqualificazione urbana può essere utilizzato anche solo per il mero intrattenimento.

La struttura, infatti, può essere concessa ad un festival, rivelandosi utile nel momento in cui il main stage non è attivo e dunque allestire la struttura per accogliere una performance acustica parallela e coinvolgere il pubblico in un momento altrimenti vuoto durante il corso dell’evento.

Si può inoltre utilizzare per la promozione del festival stesso, cioè creare una postazione, magari in centro città, per la presentazione del festival/evento attraverso delle esibizioni e dare così maggiore visibilità.

Hai collaboratori e/o partnership, arrivato a questo punto, o continui a fare tutto da solo?

Andrea: Quest’anno ho conosciuto Pier, che mi ha affiancato come collaboratore, essendo designer, nonché un ottimo fotografo, mi ha dato una grossa mano a partire dallo scorso febbraio. Quasi in contemporanea a lui abbiamo iniziato ad intrattenere dei rapporti con Bose Professional Italia, che ha deciso di concederci il loro prodotto per i buskers: due casse a batteria con quattro canali totali. Questo ci ha permesso di inserire Busker Case anche all’interno di Festival o in situazioni in cui il rumore della folla sovrasterebbe un suono non amplificato artificialmente.

Pier: La prima volta che sono entrato in contatto con Buskercase è stato per Paratissima dell’anno scorso e mi è subito risultato come un progetto che svettasse nell’offerta artistica dell’evento, soprattutto dal punto di vista funzionale.

Abbiamo subito cercato di fare delle migliorie. Il “grosso difetto” che ha avuto Buskercase fin dall’inizio era dovuto al trasporto e all’allestimento, c’era per forza bisogno di un furgone per spostare la struttura e inoltre c’era un sistema di cerniere eccessivamente complesso. Così abbiamo iniziato intervenendo dal punto di vista tecnologico del prototipo con delle soluzioni di design sull’assemblaggio e abbiamo iniziato a lavorare, usando Fablab come nostro quartiere generale di lavoro, (spazio nel quale si possono produrre prototipi e nel quale sono presenti diverse tecnologie da utilizzare, il tutto all’interno di Toolbox Coworking, primo coworking d’Italia), al vecchio prototipo per migliorarlo: delle cerniere più semplici da montare e pannelli che sono esattamente grandi la metà, divisi in due. Il risultato è stato questa ultima struttura rossa, o meglio, granata, per puro caso e non per motivi calcistici, nonostante ci venga chiesto spesso.

Nonostante ci siano più pezzi da montare questo ci permette di allestire uno stage in soli 20 minuti e poter trasportare i pannelli direttamente in auto.

Attraverso queste modifiche il modello resta comunque performante ma è come se al tempo stesso stessimo creando due linee differenti di prodotto.

Se il prototipo con cui abbiamo girato in estate è più da abbinare ad un minimo sistema di amplificazione perché molto più avvolgente, l’altro cerca di essere amplificatore a sé, anche se in determinate situazioni non riesce a sovrastare il possibile rumore di fondo, per esempio ad un festival.

Tra l’altro non sempre chi suona per Buskercase è un artista di strada per cui avere un suono che si focalizza sulla qualità consente all’artista maggiormente abituato a stare dentro uno studio o ad utilizzare determinati effetti a potersi esprimere nel migliore dei modi nonostante l’inusuale stage.

Come avete trovato la scena musicale di strada per l’appunto?

Andrea: Secondo me la figura dell’artista di strada si sta evolvendo, omologandosi sempre di più al cantautorato. Avendo avuto modo di ascoltare molti artisti di strada ultimamente, posso dirti che ce ne sono di diverse categorie, tre per la precisione.

La prima categoria è quella dell’artista di strada che spacca, cioè che ha il cosiddetto “effetto wow”, che può derivare sia da un numero particolare sia dalla dote artistica che risalta. La seconda categoria è quella di artisti che suonano il pezzo più improntato sul popolare che riesce a coinvolgere un grande numero di gente. E poi invece c’è il nuovo busker che è questa figura che non viene direttamente dalla strada, che fa fatica a creare il cerchio di pubblico attorno alla sua postazione o a posizionare il cappello per le offerte, ma che comunque vuole delle nuove opportunità.

Pier: Sono i nuovi cantautori che però denigrano i talent show e non hanno nessuna intenzione di pubblicizzarsi in televisione e sfruttano l’idea di suonare per strada per conoscere un po’ la gente, la parte di pubblico a cui magari non sarebbero mai arrivati. Questi ultimi che stiamo avendo modo di ascoltare sono proprio ragazzi che non hanno altro modo di fare musica loro se non andare ad esibirsi in strada. I locali a Torino comunque sono molto aperti ma spesso manca il punto di contatto.

Quali sono i prossimi progetti e appuntamenti?

Il nostro obiettivo è arrivare a febbraio pronti per una nuova annata, addormentarci un po’ in questo periodo e lavorare nel dietro le quinte allo sviluppo del prodotto.

Parteciperemo comunque a qualche evento in collaborazione con Emporium San Salvario, con cui saremo l’1, l’8 e il 15 dicembre, mentre siamo stati, come l’anno scorso, a Paratissima, il 2 di novembre. Avremmo dovuto partecipare anche a Club Palazzo, in occasione di questa nuova edizione di Club To Club, a Porta Palazzo, ma come ormai tutti sappiamo l’evento è stato rimodellato negli ultimi minuti prima del via del festival per ragioni burocratiche, non dipendenti da noi, che hanno portato all’annullamento, oltre della nostra presenza, anche dei mercatini che avrebbero dovuto esser parte integrante dell’evento.

Come avete trovato il mondo della musica rispetto al vostro progetto? Avete avuto difficoltà ad inserirvi o hai trovato un ambiente aperto?

Andrea: Io prima suonavo la batteria e con questo progetto mi sono sentito come se avessi ricostituito una band e avessi ricominciato il percorso live da zero. È fondamentale in questo ambiente avere esperienze, sia avere un’idea originale o comunque il talento, ma sicuramente devi passare da determinati posti o livelli per poi accedere ad una determinata rete di festival o di locali

Pier: Bisogna fare un po’ di gavetta, insomma. Ci sono comunque aspetti importanti da dire: Buskercase non è un’etichetta, non è un locale, non è un artista, sa solo quello che non è, per cui ci siamo dovuti inventare il modo di entrare in questo mondo, anche perché non siamo neanche un service o gente che semplicemente monta un palco.

Dato che siamo il contenitore e non il contenuto è interessante perché è una gavetta inedita.

Con i progetti che volete portare avanti questo inverno, la vostra intenzione è avere un ventaglio di strutture da utilizzare nella situazione più adatta?

Andrea: Per il prossimo anno l’intenzione è avere una struttura molto simile a quella che abbiamo utilizzato negli ultimi mesi, perché ci sembra quella ottimale per quanto riguarda acustica, estetica e logistica. Però nel nostro sogno nel cassetto, nel quarto anno della nostra impresa, vorremmo aprire un laboratorio in cui verranno costruiti Buskercase su progetto. Ad esempio, un’organizzazione vuole organizzare un festival che si sviluppa in un borgo fatto di vicoli stretti? Attraverso uno studio di acustica andrei a proporre la soluzione più adatta per far esibire gli artisti all’interno del vicolo stretto. O ancora, un’etichetta vuole organizzare un live in mezzo alla foresta? troveremo una soluzione pratica.

 

Eccoci arrivati al momento a cui nessuno può sottrarsi: la domanda Nonsense!

Qual è il vostro piatto torinese preferito?

Pier: È facilissimo, perché Andrea, da umbro, non aveva mai visto che il vitello e il tonno si potessero sposare in un piatto. Se io a cena prendo due pizze, lui prende vitel tonnè a scassare.

Quindi vitel tonnè all’unanimità possiamo dire?

 Andrea in pieno mood Nonsense: Ma, anche la battuta di fassona mi piace molto.

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Autore dell'articolo: Giuseppe Fossi

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