No Interview – Il “Sindacato dei Sogni” dei Tre Allegri Ragazzi Morti

Parte il 31 maggio il tour estivo dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI per presentare “SINDACATO DEI SOGNI”, il nuovo album. Conosciuti per le loro performance mascherate e per i live di rock essenziale, i TARM sono considerati uno dei pilastri della scena punk rock alternativa italiana. Con questo album tornano verso le origini, andando ad esplorare suoni psichedelici e un mood californiano, mantenendo gli inimitabili testi e il loro mondo ricco di immagini e suggestioni, che tanto amiamo.

La band ha da poco pubblicato il singolo “Lavorare per il male” feat. Pierpaolo Capovilla in occasione della giornata della Festa del Lavoro e concluso il tour indoor in cui ha collezionato ben 10 sold out, confermandosi il gruppo mascherato più amato d’Italia.

Intervista di Egle Taccia a Enrico Molteni

Vi siete presi tre anni prima di tornare con il nuovo album “Sindacato dei Sogni”. Come avete trascorso questa pausa?

Beh, mi piacerebbe dire che siamo stati in vacanza, ma in realtà siamo stati in giro a suonare, sicuramente per molto tempo, almeno un paio d’anni di questi tre. Davide ha certamente fatto altre cose come alcuni fumetti e il progetto dell’Istituto Italiano di Cumbia e io ho seguito La Tempesta in modo un po’ più dedicato, quindi abbiamo continuato a lavorare sempre nella musica, una cosa a noi vicina. Non siamo stati in vacanza!

Che connessione c’è tra il titolo dell’album e la band californiana The Dream Syndicate?

La connessione è abbastanza leggera, nel senso che il titolo ci piaceva a prescindere, perché è evocativo, fa scaturire pensieri vari a chi lo legge, di varia natura… in qualche modo è anche forse un ossimoro, figura retorica a cui siamo abbastanza legati, a partire dal nome “Allegri e Morti”, e c’è questo contrasto tra il sindacato, che è una struttura super organizzata, e il sogno, che invece è una cosa che spesso non si riesce a cogliere. Diciamo che è venuta fuori l’idea perché mentre registravamo il disco alcuni aspetti musicali, tipo le chitarre Rickenbacker arpeggiate, quelle cose un po’ così, ci hanno fatto venire in mente quel mondo musicale di cui i Dream Syndicate erano capostipiti, che si chiama Paisley Underground, e quindi le due cose messe assieme ci hanno convinto e ci hanno fatto decidere di chiamare così il disco.

I suoni dell’album sono più simili a quelli originari, tanto che il titolo provvisorio era “Classic”. Cosa vi ha spinti verso questo ritorno alle origini?

Beh, avevamo voglia di togliere da questo disco gli aspetti più etnici, che hanno caratterizzato gli ultimi tre album, e di provare di nuovo a chiuderci in uno studio di registrazione tra di noi e suonare, quindi di riportare la musica, il nostro incontro, al centro dell’album, e questo è stato, era, quello che avevamo voglia di fare anche per andare un pochino contro a quello che invece sta andando di moda adesso, che insomma vede le chitarre diminuire, vede le produzioni sempre ingigantirsi, mentre noi, al contrario, volevamo fare una cosa abbastanza semplice, schietta.

 Ci sono anche tanti riferimenti alla musica psichedelica. Penso ad “Accovacciata gigante” e ai 12 minuti dell’ultimo brano…

Sì, ci siamo lasciati prendere un po’ la mano quando eravamo lì. È chiaro che quando sei in studio e suoni tanto insieme, effettivamente i pezzi si dilatano, ed è stata una cosa abbastanza naturale dopo quello che avevamo deciso di fare e le scelte che avevamo preso all’inizio.

Parliamo della copertina. Una ceramica italiana degli anni ’70, come i riferimenti musicali dell’album, persa in California, luogo di nascita della band che dà il titolo al disco. È questa la sintesi perfetta dell’album?

Direi che l’hai interpretata bene. È una cosa comunque italiana, come noi, che però effettivamente è andata a finire da un’altra parte, e niente, è stato divertente prenderla, comprarla e farla ritornare nel Paese dove era stata prodotta dopo così tanti anni, e ci piaceva un po’ l’idea di avere una copertina che non fosse completamente disegnata da Davide, quindi qualcosa di fotografico, ed è venuta fuori questa idea che abbiamo cavalcato.

La Tempesta Dischi è sinonimo di musica indipendente in Italia, ma per questo album avete scelto di non riferirvi in alcun modo alla musica nostrana. Siete un po’ delusi dalla discografia attuale?

Mah, è un discorso complesso. Un pochino sì, da un certo punto di vista, nel senso che quando abbiamo cominciato a suonare, a fare le nostre cose come buona parte dei gruppi degli anni Novanta, c’era questo desiderio di andare in qualche modo un po’ contro quello che era il cosiddetto mainstream, le cose che andavano per radio, le cose che avevano più successo. Quindi c’era sempre qualche elemento nella musica o nell’immaginario, non per forza disturbante, però c’era qualcosa che lo rendeva un po’ diverso, perché c’era un pubblico diverso da quello che ascoltava principalmente la radio o che andava nei palazzetti. Abbiamo fatto questa cosa per tanti anni, pubblicando tanti dischi, finché effettivamente quest’ondata degli ultimi anni è un po’ tornata a quel punto lì, facendo però la musica che in un certo modo era quella del nemico, facendola passare come la musica indipendente o alternativa; un pochino sono contento del fatto che ci sia molta più attenzione per la musica italiana, che ci sia più mercato, ci sia più gente che l’ascolta. Effettivamente forse alcune cose che vengono definite indie sono una sorta di riproposizione della musica che non mi piaceva negli anni Novanta o negli anni Ottanta, quando ero ragazzino, con un’etichetta che invece dovrebbe essere qualcosa di diverso, quindi da questo punto di vista, forse, nel giro di qualche anno si risistemeranno i generi. Immagino che adesso arriverà anche qualcun altro a fare qualcosa per andare contro a quello che adesso va tanto di moda.

Qual è la magia dei brani con non più di 20 parole?

Beh, credo che la bellezza sia proprio la genuinità, il flusso di questa musica poco editata, quindi suonata, un po’ com’erano fatti i dischi una volta.

Domanda Nonsense: Cosa facevano i tre gatti della copertina quando si sono persi in California?

Secondo me surfavano in LSD.

I CONCERTI

31-05-19 Ortigia (SR) – Maniace (ingresso 15 euro + d.p.)

02-06-19 Cagliari – Ateneika (ingresso gratuito)

09-06-19 Olgiate Molgora (LC) – La Sbiellata Sanzenese (ingresso gratuito)

21-06-19 Romano Di Lombardia (BG) – Festa Della Musica (ingresso gratuito)

28-06-19 Legnago (VR) – Sound Vito Festival (ingresso gratuito)

05-07-19 Perugia – L’Umbria Che Spacca (ingresso gratuito)

06-07-19 Padova – Sherwood Festival (ingresso 1 euro)

17-07-19 Cassano Maganago (Va) – Woodoo Fest – NUOVA DATA

19-07-19 Vialfre’ (To) – La Tempesta Nel Bosco C/O Apolide Festival (ingresso 20 euro + d.p.)

28-07-19 Treviso – Suoni Di Marca – NUOVA DATA

03-08-19 Platania (CZ) – Color Fest

22-08-19 Brescia – Festa Di Radio Onda D’urto

30-08-19 Modena – Arena Del Lago (ingresso gratuito)

12-09-19 Milano – Carroponte

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!