No Interview – Mirkoeilcane: i prossimi appuntamenti e un nuovo album in arrivo

Un periodo ricco di impegni per Mirkoeilcane, che il 25 Agosto ha ricevuto il premio Fabrizio Frizzi per la musica ed è attualmente impegnato ad aprire numerosi concerti di Max Gazzè in giro per l’Italia. Lo vedremo ancora, il 14 settembre, al Festival delle Lettere di Bergamo di cui sarà ospite e, come se non bastasse, il suo nuovo album è atteso nei prossimi mesi.

Intervista di Egle Taccia.

 

Il 2018 è stato sicuramente il tuo anno. Tra Sanremo e il Premio Tenco ti sei fatto conoscere dal grande pubblico. Pensi mai a quale sarebbe stata la reazione al tuo brano “Stiamo tutti bene” se solo fosse stato pubblicato un anno dopo?

Penso che, in realtà, la situazione sarebbe cambiata poco, forse se ne parlava un po’ più da lontano nel 2018. Nel 2019 è diventato il tema di qualsiasi telegiornale e di qualsiasi trasmissione. A dire il vero, anche a quel Sanremo c’era molta “preoccupazione”, un po’ di tensione per il fatto che quella canzone parlasse di quel tema. Probabilmente l’anno dopo non sarebbe stata presa, mettiamola così.

 

Parliamo del 2019. Hai ricevuto il premio Fabrizio Frizzi per la musica. Che ricordo hai di questo grande uomo e cosa hai provato nel ricevere questo riconoscimento?

Non lo invento io che, al di là del personaggio televisivo, Fabrizio Frizzi fosse un essere umano di grandissimo livello, ne passano uno ogni tanto di uomini così, e lui era uno di quelli. Sembra ciò che si dice quando qualcuno non c’è più, ma non è questo il caso, perché questo gli veniva riconosciuto da tutti. Ricevere un premio del genere è stato bello per la motivazione, perché è un premio che è stato scelto da tutti gli amici più stretti di Fabrizio, dal fratello, dai parenti, che hanno riconosciuto in me, secondo loro, un po’ del modo di fare, dell’atteggiamento di Fabrizio. E’ stato un onore, anche perché per me lui era veramente un esempio di umiltà e di professionalità. Era uno che faceva il suo mestiere con la passione, senza per forza volere essere in prima fila o alla luce di tutti i riflettori; stava lì, quando veniva chiamato in causa era il migliore, però non si metteva sul piedistallo.

Sei stato scelto per aprire numerose date del tour di Max Gazzè. Com’è nata questa collaborazione e che tipo di pubblico ti sei trovato di fronte ai suoi concerti?

È nata sicuramente da un’affinità, non che la nostra musica si somigli, però sicuramente c’è un’attenzione comune alle parole, ai temi, ai testi, che sono difficilmente banali, oppure di largo consumo. Lui fa certamente questo mestiere da molto più tempo di me, quindi ha la sua modalità ed io la mia, ma il fatto di trovarmi di fronte al suo pubblico mi agevola proprio a tal fine perché, nonostante io mi presenti chitarra e voce, senza nessun grande impatto visivo, senza essere accompagnato da una band come sono solito fare ai miei concerti, le persone si soffermano parecchio sui testi, che è un po’ quello che mi interessa, perché è un pubblico attento ai testi, alle parole, attento al modo di stare sul palco, quindi è molto adatto a ciò che faccio. Non a caso ognuna di queste serate è andata bene, si è sempre creata una bella atmosfera, si parla sempre di quattro-cinque brani, che però sono sufficienti a creare l’atmosfera giusta e sono contento del risultato.

Sarai anche ospite del festival delle Lettere di Bergamo. Visto che il tema di quest’anno è “Lettera alla mia città”, che tipo di lettera scriveresti alla tua?

In realtà ne ho già scritta una, che è una canzone del secondo album che si chiama “Da qui” ed è una lettera amara, senza dubbio, perché poi, anche chi non è nato a Roma, nell’immaginario comune, può immaginare il rapporto che un romano abbia con questa città. Posso riassumerlo dicendo che non mi sarebbe piaciuto viverci da autoctono, ma avrei preferito non nascere qui e venirci da turista una volta l’anno, meravigliandomi di quanto sia bella. Viverci e nascerci è un po’ come rovinarsi la festa.

So che stai lavorando al nuovo album. Puoi anticiparci qualcosa?

Il nuovo album è sicuramente un album in cui mi sto prendendo il lusso di fare le cose con calma, perchè il secondo è uscito praticamente un anno e mezzo fa ad oggi, a gennaio saranno due passati due anni dalla sua pubblicazione. Quindi me la sono presa un po’ tranquillamente, non tanto per la scrittura delle canzoni, che in realtà è già piuttosto estesa, come dire, ho scritto tante canzoni e continuo a scriverle, però mi sono preso più tempo per scegliere in quale direzione andare, con chi collaborare nel disco. La band è rimasta la stessa, ma ho un produttore musicale diverso. Tutto questo significa avere più pazienza, senza per forza dover rispettare quelli che sono i tempi delle discografiche di più largo consumo, che poi finiscono per schiacciare la creatività. È un disco più pensato degli altri, che erano più necessari rispetto alle scadenze. Il precedente è uscito durante Sanremo, quindi ti puoi immaginare la fretta.

Domanda Nonsense: Il libro che non sei mai riuscito a finire?

In realtà vivo come una sfida quella di finirli tutti, perché non voglio lasciarli a metà, questo lo faccio anche con la musica, ad esempio con la trap e l’indie, che sono musiche che non mi piacciono. Ho provato a leggere un libro di Fabio Volo ed è stata dura arrivare alla fine: non me ne voglia, ma non mi aveva proprio catturato!

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!