No Interview – Pamela Petrarolo di Non è la Rai ci parla di “A metà”

Il 19 ottobre è uscito “A metà”, il terzo album di Pamela Petrarolo, talento scoperto da Gianni Boncompagni a Non è la Rai, per cui il nostro Nicola Lombardo ha scritto  “Vivere a metà”, la title track.

Questo terzo lavoro discografico contiene nuove edizioni di brani cantati durante il periodo di Non è la Rai e un inedito. Nicola Lombardo ha scambiato quattro chiacchiere con Pamela, per approfondire insieme la tracklist di questo lavoro discografico, distribuito da Halidon e GigaMusic.

Ciao Pamela! Ieri è uscito il tuo album e siamo al settimo posto nella classifica degli album pop di iTunes. A me personalmente non è mai accaduto prima. Tu come ti senti?

Finalmente è uscito il mio tanto atteso album, con un singolo scritto da te che fa da apripista a quello che è il mio nuovo progetto discografico, reperibile anche come cd fisico. Come mi sento? Come la prima volta. È come se facessi per la prima volta questa meravigliosa esperienza che ho fatto solo a 17 anni. È come rivivere nitidamente tutte quelle emozioni.

Come mai la tua scelta è caduta proprio su “Vivere a metà?” Ti ci sei rivista in qualche modo?

Questo brano, Nicola, è stato uno dei pochissimi brani che al primissimo ascolto mi ha regalato emozioni fortissime. Sia per la melodia che ho ascoltato dalla tua demo chitarra-voce, sia per l’originalità del testo che rappresentava la mia vita in quello stesso istante.

Vorrei passare in rassegna con te qualche brano dell’album, per capire come mai hai scelto proprio loro e cosa c’è dietro a questi riarrangiamenti. Partiamo da “Freddo”.

“Freddo” è un brano che ho cantato una sola volta a Non è la Rai, nonostante ciò quel brano ha colpito tantissimi fan, che nel tempo mi hanno sempre richiesto di metterla in un ipotetico disco.

Hai fatto bene. Noto che sei molto legata ai tuoi fan e a chi ti segue, alcuni hanno scritto anche a me per ringraziarmi del lavoro fatto insieme. Con qualcuno dei tuoi fan si è creato un rapporto d’amicizia?

Sono molto legata a ciò che pensano i miei fan perché non mi hanno mai abbandonata, nei bei momenti e in quelli meno belli, d’altronde è la vita… ho sempre dato peso alle loro parole.  Con alcuni si è instaurato un bellissimo rapporto d’amicizia. Uno di loro è diventato il mio migliore amico, si chiama Giacomo Capanna, e sono molto contenta.

Mi parli di “Difendimi”?

“Difendimi” faceva parte del mio album di inediti “Niente di importante”, ed è sempre stato, statisticamente parlando, uno dei miei brani più amati dal pubblico.

Passiamo ad “I say a little prayer”.  Cover di Aretha, quella stessa Franklin che è venuta da poco a mancare. Cos’ha significato per te? E quali sono state le tue ispirazioni principali?

“I say a little prayer” è una preghiera  cantata dal mio mito Aretha Franklin, mia musa da quando ho iniziato a cantare a sedici anni. Ho scelto lei perché è la prima cantante con cui ho debuttato, discograficamente parlando. Nel mio primo album (di cover) c’erano dei pezzi di Aretha cantati da me e scelti insieme al genio di Gianni Boncompagni. Per me lei è stata “la musica”, la mia sola ispiratrice. “Another night”, invece, è un brano che, musicalmente parlando, ha cambiato il mio modo di approcciarmi alla musica. Mi ha sempre dato tanta carica. L’originale è di Aretha Franklin e già dal video ufficiale si capisce quanto sia travolgente. Ho voluto rifarlo in una chiave rock che mi rende davvero soddisfatta

Immaginavo fosse una tua grande fonte di ispirazione, ma venendo al presente, cosa ascolti? Sei per i grandi classici o ti sei fatta coinvolgere dall’Indie Italiano? 

Non sono mai stata un’artista che si limita negli ascolti, ho sempre spaziato anche solo per curiosità. Ogni giorno faccio un sacco di ricerche su Spotify e tra le novità trovo sempre cose a cui affezionarmi. Sono molto affezionata all’R’n’B, ma spazio anche in altri generi.

Vuoi anticiparmi qualcosa sull’evento di oggi?

Quanto all’evento di oggi, proporrò dei brani del nuovo album, ed essendo la prima esibizione che faccio sono molto emozionata. L’evento sarà al Pelledoca di Milano, di sera, in viale Forlanini 121.

Quanto fa parte della tua vita di oggi Non è la Rai? Averne fatto parte ti ha limitata o avvantaggiata?

Non è la Rai è sicuramente qualcosa che ha fatto parte, fa parte e farà parte sempre della mia vita. Devo a quel programma e a Boncompagni tantissimo di ciò che sono e senza tutto ciò non sarei qui. Non mi ha mai limitato sotto nessun aspetto, semmai mi ha agevolata in alcune situazioni, per cui sono felice.

Vuoi dirmi qualcosa sul progetto di Affatto Deluse? Come nasce?

Al progetto “Affatto deluse” ho partecipato molto volentieri. A capo di questo progetto c’è il mio produttore, Alessio Primavesi, da sempre fan storico di questa trasmissione e della storia musicale di quel programma. Ha deciso di mettere in piedi un progetto dove venissero ricantati quattro anni di storia della televisione legati a Non è la Rai. È un progetto ben riuscito e molto apprezzato.

Leggo spesso che nelle interviste vieni comparata ad Ambra, o quantomeno viene riportata alla memoria una vecchia antipatia creata dai media e che non c’è mai stata. Cose da televisione, normale amministrazione. A distanza di anni siete ancora in contatto? 

 È una comparazione che han sempre costruito i mass media, noi ci siamo perse un po’ di vista perché questa è la vita, ognuno va per la sua strada, si diventa mamme, si cresce, lei vive in un’altra città, ma questo non significa non volersi bene, anzi. Ogni volta che abbiamo avuto modo di rincontrarci è stata una bella esperienza, abbiamo avuto modo di parlare, abbracciarci, ripercorrere momenti vissuti insieme durante l’adolescenza.

Stando al panorama attuale, c’è qualcuno (anche più di uno), con cui ti piacerebbe collaborare?”

Mi piacerebbe collaborare con Tiziano Ferro, con Ermal Meta (che mi piace tantissimo). Sul fronte femminile mi piacerebbe tanto collaborare con Noemi e con Annalisa.

Dei nomi mica da ridere, insomma. Giungiamo all’ultimo brano. “Please don’t go!”. Un must, era il brano di chiusura di ogni puntata o mi sbaglio?

È un must sì! Ormai lo ballano anche le nonnine mentre preparano le minestre! È il pezzo emblema di Non è la Rai! Come potevo non metterlo nella mia tracklist? Ogni volta che lo sento ballo come una pazza!

Indubbiamente legato a un bel momento, quindi… Cosa possiamo aspettarci dal futuro? Dopo questo bellissimo album “dei ricordi”, pensi già al dopo? Ti rimetterai al lavoro subito dopo la promozione?

Sicuramente c’è ancora un lunghissimo futuro musicale, col desiderio di fare concerti, di fare appassionare la gente alla mia musica. Sogno Sanremo e vorrei lavorarci per il prossimo anno, per poi mettersi al lavoro, magari, su un album di tutti inediti.

Ora ti faccio una domanda un po’ mirata, poiché mentre ti intervisto a distanza sto studiando storia della radio e della televisione, e pensa che viene nominato anche Non è la Rai! TV di ieri, TV di oggi, La cosiddetta TV dei ragazzi e i palinsesti attuali. Quanto pensi sia visceralmente cambiata la televisione dai tempi di Non è la Rai? Qual è la nuova direzione?”

La tv, dagli anni ’90 ad oggi, è cambiata radicalmente. Io sono affezionata a quella tv là: dei luccichini, della musica, dei grandi show. La tv contemporanea è una grande tv, ma mi manca quella che c’era una volta. Che poi, detto così fa vecchio, ma erano solo venticinque anni fa. Non so quale sarà la nuova direzione, ma spero darà ai giovani la possibilità di farsi notare il più possibile. Abbiamo bisogno di giovani che facciano la differenza.

Hai detto bene! Ultima domanda, so che sei la super mamma di due figlie: come prendono il tuo lavoro e la tua musica?”

La più piccola ha tre anni, non se ne rende conto. La più grande ha quindici anni, è un’adolescente, ha in qualche modo conosciuto la sua mamma tramite YouTube. Ogni volta che ho un’ospitata, un concerto, la rendo partecipe in qualche modo, per farle capire il mio mondo. Devo dire che è anche lei impressionata dal nostro mondo, nel suo caso però è una brava ballerina di Hip-Hop. Per il resto: ci vediamo stasera!

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Nicola Lombardo