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No New – “1989”: l’esordio senza mezze misure di Elso

1989 è il primo disco di Elso, nome d’arte del cantautore genovese Luca Cascella. L’album, uscito il 29 settembre per INRI/Metatron, è frutto di un lavoro attento, complesso e strutturato. Si parla di amore e odio, vita e morte, oppressione e disperazione. L’artista ha saputo e voluto mettersi a nudo e questo si evince da ogni singolo brano. Un esordio di qualità coinvolgente e senza filtri.

 

Se dovessi trovare dei sostantivi adatti a descrivere “1989” opterei per sofferenza, inquietudine e tormento. Correggimi se sbaglio, avevi una certa urgenza emotiva di scrivere questi brani?

Direi che ci hai azzeccato, erano anni che mi tenevo tutto dentro, sono abbastanza rancoroso e non mi dimentico facilmente delle cose che mi fanno e che mi hanno fatto stare male. Quando ho scritto quelle canzoni ero incazzato con il mondo, quel mondo più marcio di me anche per colpa mia. 

Perché hai scelto di chiamarti Elso?

Elso è il nome di mio nonno, ora non c’è più e non l’ho ancora digerita bene questa cosa, è stato come un padre per me, quando ero piccolo i miei genitori lavoravano tutto il giorno e passavo le giornate con lui, mi ha insegnato a stare al mondo ma poi ho preso una brutta piega. Ogni volta che qualcuno mi chiama Elso è come se per un attimo lo riportasse in vita. 

 

 

Elettropop, new wave, italo disco anni ’90 e arrangiamenti curati nei minimi dettagli. Con che approccio ti sei avvicinato a questo tuo primo lavoro discografico?

Venivo dalla fine di una band, avevamo un po’ di provini su cui lavorare per tirare fuori un disco ma poi è finito tutto. 
Ho scelto alcuni brani per fare un disco solo per me, non avevo pensato neanche lontanamente di finire ad avere una squadra così grande, ma quando ho deciso di lavorare con Brian le cose che sono uscite mi hanno stupito e mi sono esaltato. Mi ha invogliato tantissimo a pretendere il meglio. Molte persone mi hanno scritto dopo aver ascoltato il disco e mi hanno fatto sentire parte di qualcosa, hanno capito cosa volevo dire, il perché di quelle parolacce, il motivo di quella rabbia, il messaggio è arrivato e io mi sento un po’ meglio.

Brian Burgan è il produttore di “1989”. Che apporto ha dato al disco?

Se io posso dire di aver scritto lo scheletro del disco, linee melodiche e parole, lui l’ha colorato. Brian è un mio amico ed è un grande produttore. Non poteva fare di meglio. Ha scelto dei suoni paurosi e li ha mixati perfettamente. Non abbiamo tenuto conto delle mode, della musica del momento, ma abbiamo solo fatto quello che ci piaceva. Facendo così mi sono tagliato fuori da tutto quel filone che oggi riesce a passare in radio, ma sono felice di aver preso questa strada, molto più lunga e faticosa ma col tempo sicuramente più gratificante. 

Nella tracklist troviamo pezzi che rappresentano bene i tempi attuali come “400 euro” o “Ciminiere”, brani intrisi di amarezza e affetto come “Merda e amore”, altri nei quali è possibile vedere anche una leggera speranza come “1989”. Qual è stato il più ostico da comporre?

Diciamo che “Cameriere” è stato rivisitato più volte, da quando è nato a quando è stato registrato ha avuto 3/4 versioni ed è anche il singolone del disco. Come testo è stato abbastanza complicato chiudere “SiT” che ho scritto in più periodi  e solo Battiato poteva salvarmi, infatti ho preso molta ispirazione da lui. 

 

 

Domanda Nonsense: Un’epoca in cui ti sarebbe piaciuto vivere?

3 anni fa ti avrei risposto negli anni ’30 parigini, poi ho visto “Midnight in Paris” e sono contento di vivere oggi con internet, le classifiche Spotify da scalare, post strappa like su Facebook e ammirare chi ce la fa facendo come gli pare. 

 

 

 

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

Written By

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.

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