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No New – “I giorni del rinoceronte”, l’esordio di Foscari

È uscito il 27 aprile, per l’etichetta Terre Sommerse, I giorni del rinoceronte, il disco d’esordio di Foscari, cantautore campano trapiantato a Roma. Un album che nasce dall’osservazione del non detto e che cerca di andare al cuore delle emozioni più nascoste.

“I giorni del rinoceronte”: empatia, solitudine, osservazione, conoscenza. Cosa aggiungiamo?

 Direi la pazienza. La tenacia di prendersi il tempo di creare qualcosa di buono (almeno a proprio giudizio) di cui essere soddisfatti. Nel mio caso, un disco. Ci tengo anche a sottolineare la qualità della solitudine: un tempo determinato per prepararsi al confronto con gli altri. Non una solitudine eremita e fine a se stessa.

Quanto è fondamentale, nel relazionarsi con gli altri e nella vita in generale, avere consapevolezza di sé?

Direi che è assolutamente necessario. Avere consapevolezza implica ad esempio lo scegliere con cura il modo, le parole, i pensieri con cui ci si relaziona agli altri. Per evitare di creare dolore inutilmente. Sapere chi si è o quantomeno averne una vaga idea è il passo imprescindibile per star bene con gli altri.

Come ha preso forma questo primo disco?

Negli anni. Alcune di queste canzoni me le porto avanti da almeno 4 anni. Altre invece le ho scritte negli ultimi mesi. È stato un lavoro di archiviazione e di scelta delle canzoni giuste.

“Giorno” è il titolo del nuovo singolo, di cosa parla?

“Giorno” in effetti non parla di niente. Direi più di cosa non parla. Si muove sul tessuto del non detto, sul percepito. Su quello che sentiamo nel profondo intimo. È un brano che confonde il tempo e lo spazio e indaga sul fatto che spesso queste due entità non si trovino d’accordo nello stesso momento. E chiede all’amore di colmarne le distanze.

Piccola parentesi: ti sei diplomato all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini diretta da Tosca Donati. Puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

È stato un momento della mia vita molto felice e proficuo, oltre al pensare tutti i giorni alle nostre canzoni è stata un’opportunità per conoscere nuovi collaboratori (il produttore musicale del mio disco ad esempio l’ho conosciuto lì, Antonio Rossi) e di fare pratica su molti palcoscenici. Un’esperienza che mi porterò sempre dentro con gioia.

Il 21 aprile, a Roma, hai suonato per la prima volta dal vivo i nuovi brani. Com’è andata?

È stata un’emozione unica vedere il locale completamente pieno per sentire queste canzoni con la band al completo. Ero felice ed è stato un momento di condivisione energico e a tratti commovente. Come molti altri concerti successivi. Indubbiamente per ora però il mio preferito.

Domanda Nonsense: è più ostico ascoltare o ascoltarsi?

Credo sia più ostico ascoltare gli altri. Vuoi o non vuoi ci ritroviamo sempre in qualche modo, anche se nolenti, a sentire noi stessi. È molto più complicato mettere da parte l’ego e dedicarsi all’ascolto degli altri.

Intervista a cura di Cinzia Canali

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Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.

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