No Report – A Place to Bury Strangers, furore e caos al Magnolia

Idroscalo, 6 settembre 2018. Le condizioni atmosferiche di questa serata milanese non lasciano presagire nulla di buono, ma abbiamo il dovere di provare ugualmente a portare a casa il report di una serata potenzialmente interessante in compagnia degli A Place to Bury Strangers: cielo plumbeo, vento, e una pioggia che ci lascia solamente il tempo di mettere sotto i denti qualcosa dall’ottima cucina del Magnolia.

Il circolo tuttavia inizia pian piano a popolarsi, e verso le 21:30 iniziamo a farci coraggio, attraversando i goccioloni della pioggia battente e portandoci a ridosso del palco. Un gesto ottimista che viene premiato a dispetto delle previsioni meteo, perché dopo pochi minuti sale sul palco il gruppo spalla e la pioggia lentamente cessa, permettendo al concerto di partire nel migliore dei modi.

L’opening act degli APTBS sono difatti i Numb.er, quartetto losangelino capitanato dal fotografo ed artista visuale Jeff Fribourg che propone un noise rock dalle forti tinte psichedeliche. Pur non essendo quasi del tutto conosciuta, la band offre una performance davvero notevole, con brani ricchi d’impatto e d’atmosfera che conquistano presto l’entusiasmo dei presenti. In una quarantina di minuti, la band snocciola il repertorio dell’album di debutto “Goodbye”, uscito proprio quest’anno, mostrando qualità esecutiva ed un’ottima presenza scenica: l’uscita dal palco avviene fra meritatissimi applausi, e noi stessi siamo tanto convinti dalla performance al punto da acquistare l’album alla fine della serata, promettendovi ovviamente un’imminente recensione.

Tempo un quarto d’ora per preparare il palco ed ecco (ri)salire gli A Place to Bury Strangers, che in realtà avevano già fatto il loro ingresso per montare la propria strumentazione ed aggiustare gli effetti scenici. L’entrata in scena del combo newyorkese e l’intero concerto sono sintetizzabili in una sola parola: devastazione, pura e totale. Formato da Oliver Ackermann (voce e chitarra), Dion Lunadon (basso, chitarra ed effetti vari) e Lia Simone Braswell (voce e batteria) questo super-power-trio sembra entrare in scena pensando: “OK, questa sera avete scampato il temporale, ma non illudetevi perché adesso saremo NOI la tempesta che vi investirà in pieno”, e fu così che iniziò il delirio.

I tre attaccano subito alla massima velocità, volume e rumorosità con il loro pirotecnico mix di noise, psichedelia, punk e industrial, proponendo ad un pubblico da subito entusiasta una serie di brani prevalentemente provenienti dall’ultimo album “Pinned”, uscito a febbraio 2018. Lo show assume da subito un’atmosfera incandescente, in quanto alla pioggia si sostituisce un’esibizione infuocata, sconsigliabile tanto alle persone sensibili al maltrattamento degli strumenti musicali, visto che Oliver e Dion saggiano in ogni modo la resistenza della propria strumentazione ora lanciandola in alto, ora sbattendola sul palco o sulle spie, quanto soprattutto a chi soffre di disturbi neurologici: gli effetti scenici sono infatti basati su fumo, proiezioni di luci psichedeliche e lampade a flash talmente potenti da far perdere il senso dell’orientamento e mandare in crisi gli otturatori delle reflex dei fotografi presenti.

La performance della band è coinvolgente e feroce, melodica e caotica allo stesso tempo. Vi sono saltuari accenni di pogo e rari momenti di respiro fra un pezzo e l’altro, con Oliver e Dion che cercano il contatto col pubblico avvicinandosi alle transenne per poi ad un certo punto sparire, lasciando Lia a cantare con la sua intensa voce una struggente quanto sinistra melodia folk, accompagnandosi con una sorta di salterio.

La band a questo punto si mette a suonare la loro “Machine Jam” in mezzo al pubblico, scatenando una volta in più l’entusiasmo generale. Il tempo di proporre  gli ultimi encore con l’ormai usuale furia, e dopo un’ora e 20′ il concerto si chiude lasciando artisti e pubblico esausti e soddisfatti allo stesso tempo.

Non sono un’esperienza per tutti gli A Place to Bury Strangers: il loro sound fatto di caos ragionato sfugge difatti ad ogni definizione, e l’esperienza dei loro brani dal vivo è davvero fisica e sanguigna, ai limiti del brutale. Il nostro giudizio definitivo? Per chi ama le sensazioni forti dal vivo, un loro concerto è qualcosa di imperdibile, e siamo davvero contenti di essere finiti nell’occhio del loro ciclone, questa sera.

 

 

Opening act – Numb.er

Numb.er
Numb.er
Numb.er

 

A Place To Bury Strangers

A Place to Bury Strangers
A Place to Bury Strangers
A Place to Bury Strangers
A Place to Bury Strangers
A Place to Bury Strangers
A Place to Bury Strangers
A Place to Bury Strangers

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola